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Come scrivere un romanzo – I consigli di Alberto Garlini

Come scrivere un romanzo – I consigli di Alberto Garlini, foto di Edoardo CostaCome scrivere un romanzo? Ne parliamo con Alberto Garlini, scrittore e curatore di pordenonelegge.it, che l’8 aprile ha dato il via a una nuova edizione del Corso avanzato sul romanzo, con un’importante novità, come vedrete dall’intervista che ci ha gentilmente rilasciato.

 

Cominciamo da una domanda molto complessa, nonostante la sua apparente banalità. Come si scrive un romanzo? Possiamo provare a tracciare delle regole o anche solo delle indicazioni operative?

Ogni romanziere ha ovviamente le sue regole, Simenon li scriveva in dieci giorni, lavorando ogni mattina con pochi appunti, mentre altri lavorano allo stesso testo per anni con infinite correzioni. Io cerco di insegnare un metodo che parta dalla prima ispirazione fino alla stesura finale passando per il soggetto e la scaletta. Cerco di fare capire che la scrittura è un lavoro con le sue tappe, e cerco di far sì che chi scrive sappia sempre dove si trova nella storia che sta pensando. Il rischio, per scrittori con poca esperienza, è seguire l’onda dell’ispirazione, non curarsi della struttura e di tutti quegli elementi che permettono a una storia di funzionare. Così, a pagine dove non succede nulla, seguono pagine irte di azione, fino a quando non si sa più dove portare il personaggio e si smette di scrivere. Fare un lavoro preliminare che focalizza l’idea di fondo, il nodo narrativo, i personaggi e l’azione, permette di lavorare su un terreno solido, e di avere maggiore consapevolezza di ciò che si scrive.

 

Da poco ha dato avvio al Corso avanzato sul romanzo, un laboratorio di scrittura che si propone di accompagnare gli aspiranti corsisti in un «corpo a corpo con la realtà viva della scrittura». Di cosa è fatta questa realtà viva? E ci racconta gli elementi principali di questo corpo a corpo?

La realtà viva è naturalmente la pagina scritta. Questo corso viene dopo un corso più generale, in cui si studiano in modo teorico quelli che sono gli elementi fondamentali di una narrazione. Dopo averne parlato in generale serve parlarne in modo specifico calandosi quindi nell’immaginario e nelle idee narrative dei corsisti, addentrandosi anche nello stile. Cominciamo con leggere un soggetto, e poi passiamo alla pagina scritta, tutti partecipano alla discussione, proviamo strade alternative, individuiamo gli errori. Insomma si sta attaccati alla pagina, fisicamente.

Come scrivere un romanzo – I consigli di Alberto Garlini, Harlequin

 

La novità di quest’edizione è la collaborazione con la casa editrice Harlequin-Mondadori, che ha deciso di aprire le sue collane anche a scrittori italiani. Ci può dare qualche notizia in più sulla partnership in corso?

Mi sono messo in contatto con l’editor per un corso sulla traduzione, e lei mi ha detto che stavano cercando testi, ma non ne trovavano abbastanza. Mi chiedeva quindi se avevo degli autori da suggerirle. Il problema però è che il genere ha delle regole ferree, e quindi ho pensato che un corso che potesse parlare di queste regole e dare almeno un’infarinatura su come scrivere un romanzo di genere potesse essere utile e propedeutico. Non viene fatto spesso in Italia, perché si privilegia di solito la scrittura “artistica”.

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Una delle finalità dell’edizione di quest’anno, anche forte della relazione con Harlequin-Mondadori, è quella di fornire ai partecipanti strumenti per scrivere un romanzo di genere. Ci indica alcuni di questi strumenti, e quali sono gli escamotage per sfuggire ai cliché di genere?

In realtà, in questo corso parleremo dell’opposto e cioè di come cadere nei cliché di genere. A me sembra utile e divertente, e più difficile di quanto si crede. Per scrivere un buon giallo come una buona storia d’amore servono nozioni non banali sulla struttura. Il problema principale è che non volendo cadere nel cliché spesso ci si cade. La letteratura più infarcita di cliché è proprio quella “spontanea” e “personale”.

Come scrivere un romanzo – I consigli di Alberto Garlini

 

Proviamo a tirare un bilancio di pordenonescrive e delle passate edizioni del corso? Come giudica la partecipazione da parte degli aspiranti scrittori e, soprattutto, come valuta i risultati ottenuti?

Credo che il bilancio sia molto buono. Abbiamo avuto diversi corsisti che hanno pubblicato, cito solo due per tutti Yigal Leykin e Ginevra Lamberti, s’è creato un gruppo di interesse che si incontro e discute in un club, abbiamo una collaborazione con Linus, e spazi sempre nuovi per prevedere possibilità di pubblicazione, fra cui appunto questa collaborazione con la Harlequin.

Come scrivere un romanzo – I consigli di Alberto Garlini, foto di Greta Ceresini

Com’è cambiato, se c’è stata una variazione in questo senso, l’approccio dei partecipanti al corso e, più in generale, l’atteggiamento verso la scrittura creativa?

Credo che l’approccio stia andando verso la professionalizzazione. Un tempo si scriveva per scoprire se stessi, si andava ai corsi come a una messa dell’arte, c’era qualcosa di imprendibile e di imponderabile. Di quasi religioso. Oggi credo che ci sia un vasto mondo che chiede storie di tutti i generi, c’è una nozione più vasta che travalica il romanzo e si apre alla televisione, al cinema. Insomma lo storytelling con le sue varie figure professionali. Si va molto più sul concreto, mentre un tempo prevaleva l’approfondimento di sé, e un vago psicologismo. Ma siamo in un periodo particolare, chissà quanto dura e chissà cosa ci riserva il futuro.


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