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Come scrivere romanzi polizieschi. Intervista a Giovanni Cocco e Amneris Magella

Come scrivere romanzi polizieschi. Intervista a Giovanni Cocco e Amneris MagellaSono da pochi giorni in libreria con Morte a Bellagio (Marsilio), il terzo romanzo dedicato al commissario di Polizia Stefania Valenti, che questa volta deve indagare sulla morte dell’ereditiera Irene Castelli, ritrovata a bordo del suo SUV nelle acque del lago di Como.

Giovanni Cocco e Amneris Magella ripropongono il tradizionale romanzo poliziesco, riuscendo allo stesso tempo a proporre al lettore storie originali che possono tenere incollati al libro gli appassionati del genere.

In occasione della pubblicazione di Morte a Bellagio abbiamo posto qualche domanda a entrambi gli autori.

 

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Questo è il terzo libro della serie dedicata a Stefania Valenti. Com’è evoluto il personaggio nel corso degli anni e in questa nuova avventura?

Amneris Magella – Il personaggio è cresciuto insieme ai romanzi: dal punto di vista professionale Stefania Valenti a 48 anni è un commissario di polizia caparbio e indipendente, spesso insofferente verso le gerarchie. Possiede un’idea forte della giustizia e si adopera in tutti i modi per far luce sui casi di omicidio che le capitano. Ragionando in termini di cast possiamo invece dire che Stefania è ormai diventata la leader indiscussa di un affiatato gruppo di lavoro, di cui fanno parte i suoi storici collaboratori Piras e Lucchesi (il primo è un sardo tutto lavoro e dedizione; il secondo un toscano trentenne molto abile con le “scartoffie”), il commissario capo e il medico legale.

 

Ancora oggi, quando si parla di romanzi gialli, tutti pensano ad Agatha Christie e ai suoi Hercule Poirot e Miss Marple. Com’è cambiato il giallo dall’epoca di Christie e in cosa differiscono i romanzi gialli contemporanei da quelli di qualche anno fa?

Giovanni Cocco – L’enorme offerta del poliziesco nazionale e internazionale è così ampia da comprendere un po’ di tutto, con l’effetto straniante di una sovrapposizione di termini ed etichette per definire il cosiddetto “genere”: si parla, spesso senza distinzione, di “gialli”, noir, thriller.

Nel caso della nostra serie la definizione più corretta è quella più neutra: si tratta di romanzi polizieschi dall’impianto piuttosto tradizionale, che si rifanno al whodunit, il romanzo poliziesco deduttivo. Abbiamo perciò scelto di rinunciare a tutto ciò che significava violenza, sangue e sesso perché il modello, insuperato e insuperabile, era proprio quello della Christie: ambienti e personaggi altolocati, passioni universali (denaro, fama, amore) e tanta suspense.

L’obiettivo è quello di dare al lettore una forma elegante di intrattenimento, di portarlo a spasso nel tempo per tre o quattro ore fino alle pagine finali.

Come scrivere romanzi polizieschi. Intervista a Giovanni Cocco e Amneris Magella

Quali sono le difficoltà di scrivere all’interno di un genere così codificato? Come si riesce a costruire ogni volta storie che catturino l’attenzione del lettore?

Giovanni Cocco – È difficilissimo, perché il pericolo emulazione è sempre dietro l’angolo. Con gli anni mi sono fatto la convinzione che il lettore di polizieschi non sia attratto dalle storie ma da altri fattori: il protagonista, innanzitutto; una buona cornice; degli antagonisti credibili. Cerchiamo di lavorare a partire da una scena iniziale, che arriva sempre inaspettata, come un’illuminazione. Nel caso di Ombre sul lago si trattava di questo: un ufficiale tedesco che prima di morire assassinato riesce a dare un ultimo sguardo al lago in lontananza; in Omicidio alla stazione Centrale avevamo ben chiaro il finale, che si svolge all’interno del caveau di massima sicurezza di una banca svizzera; in Morte a Bellagio siamo partiti da una suggestione visiva molto forte: in una fredda mattina di dicembre un Suv nero precipita nelle acque del lago. A bordo c’è una donna di 43 anni, bellissima e ricchissima: Irene Castelli, l’ultima erede di una gloriosa dinastia di imprenditori lombardi.

 

Molti aspirano a scrivere gialli, in tutte le varianti possibili del genere, forse spinti dal successo di alcuni romanzi che hanno conquistato tanti lettori. Quali sono a suo avviso gli errori che bisognerebbe assolutamente evitare nella costruzione di un buon giallo? E su cosa invece bisognerebbe concentrarsi?

Giovanni Cocco – Non barare. Non fare il verso agli autori più in voga in quel momento. Trovare una propria voce personale, un punto di vista insolito, dei personaggi credibili. E rispettare le regole del gioco.

 

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Come scrivere romanzi polizieschi. Intervista a Giovanni Cocco e Amneris Magella

Da lettrice di gialli, cosa la colpisce di più in una storia? E cosa invece la innervosisce al punto da rischiare di abbandonare il libro?

Amneris Magella – L’aderenza alla realtà, una certa verosimiglianza, la sensazione che l’assassino possa davvero confondersi con il vicino della porta accanto.

Quanto alla seconda domanda quello che non sopporto sono le “soluzioni magiche”, le trovate finali calate dall’alto per chiudere il cerchio e terminare il romanzo. Se non sai come chiudere, meglio nessuna soluzione: succede anche nella realtà.

 

Quali sono le letture imprescindibili che ogni (aspirante) scrittore di gialli dovrebbe fare prima di iniziare a scriverne?

Amneris Magella – Agatha Christie, Conan Doyle, Simenon, Poe, Le Carrè, PD James, Patricia Cornwell, tra i classici e i classici moderni. Tra gli italiani, oltre ai numi tutelari Camilleri, Carofiglio e De Giovanni, vi sono dei formidabili autori che meriterebbero maggiore attenzione: su tutti Hans Tuzzi, Piergiorgio Pulixi, Enrico Pandiani.


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