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Come reagire alla sofferenza. Le proposte di Simone Weil

Come reagire alla sofferenza. Le proposte di Simone WeilReagire alla sofferenza che spesso attraversa le nostre vite significa in molti casi dover fare i conti con la parte nascosta, potremmo dire buia, di noi e del nostro animo. Entrare in contatto con ciò che ci causa dolore e fare di tutto per superarlo, o per superare il modo in cui solitamente reagiamo e che finisce con l’amplificare il dolore che proviamo, dovrebbe essere il nostro obiettivo primario, l’unico che può consentirci in un certo senso di andare avanti.

Esiste un modo giusto per reagire alla sofferenza? Quello cioè che ci permette di superare o almeno accettare il dolore come parte della nostra vita?

Secondo Simone Weil la risposta è affermativa a entrambe le domande.

 

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In un inserto del 1942 del suo diario Weil considera come la nostra reazione istintiva alla sofferenza spesso non faccia altro che amplificare il nostro dolore:

Come fare uso del dolore fisico. Quando soffri non importa a che livello di dolore, quando quasi tutta la tua anima si sta lamentando dentro di sé: “Fermalo, non posso sopportare oltre”, una parte dell’anima, anche se infinitesimamente piccola, dovrebbe dire: “Acconsento che questo continui per tutto il tempo, se la saggezza divina così ordina”. L’anima è allora divisa in due. La parte fisicamente senziente dell’anima non è – almeno a volte – in grado di acconsentire al dolore. Questa divisione in due dell’anima è un secondo dolore, quello spirituale, e perfino più forte del dolore fisico che lo causa.

 

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Come reagire alla sofferenza. Le proposte di Simone Weil

La filosofia del dolore proposta da Weil abbraccia dunque qualcosa che va oltre il dolore fisico e si concentra anche su altre forme di disagio fisico e spirituale che abitualmente esacerbiamo:

Un uso simile può essere fatto della rabbia, della fatica, della paura e di tutto ciò che imperativamente costringe la parte senziente dell’anima a piangere: Non posso sopportarlo più! Fermalo! Dovrebbe esserci qualcosa dentro di noi che risponde: Acconsento che questo continui fino al momento della morte, o che non finisca mai, ma continui per sempre. È in questo momento che l’anima si ritrova come se fosse stata divisa in due da una lama a doppio taglio.

Usare in questo modo le sofferenze che il caso ci infligge è meglio dell’infliggersi una disciplina.


Gli inserti sono stati ripresi da BrainPickings.

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