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Come presentare una proposta editoriale – Il percorso della proposta

Come presentare una proposta editoriale , Il percorso della propostaAvete finalizzato una proposta editoriale e l’avete finalmente inviata? Quale sarà il destino del vostro manoscritto cartaceo, o del file spedito per posta elettronica, una volta acquisito dall’editore? La risposta, come facilmente intuibile, non può essere univoca e il percorso seguito dal vostro lavoro negli uffici della casa editrice sarà diverso se distinguiamo tra grandi, medie e piccole aziende. È nella direzione editoriale che lavorano le figure professionali preposte al programma editoriale; tra queste, in primis, il direttore editoriale, il direttore di collana, uno o più consulenti editoriali e uno o più redattori.

In una piccola casa editrice il direttore editoriale è il perno attorno al quale ruotano le proposte editoriali e la gestione degli autori. Il vostro dattiloscritto sarà letto in prima istanza da lui; se lo ritiene interessante può passarlo, per una seconda valutazione, a un suo redattore. Se il giudizio è positivo, il nostro direttore editoriale potrà appoggiarsi a qualche consulente di fiducia o ad un esperto di marketing. Con una serie di giudizi favorevoli può prendere in concreto la decisione di pubblicare l’opera. A partire da questo momento viene contattato l’autore. Nel caso della piccola casa editrice, il direttore editoriale è spesso anche il direttore delle (poche) collane di cui si compone il catalogo. Un piccolo editore che si rispetti cura con molta attenzione un libro in cui crede; vengono pubblicati pochi titoli ogni anno e il direttore editoriale si occupa sovente anche dell’editing, in sinergia con l’autore, oppure fa curare l’editing da un suo assistente (un redattore o un editor). In situazioni di incertezza, laddove ci sia bisogno di metter mano in maniera consistente al manoscritto per ottimizzare il prodotto finale, si chiama in causa direttamente l’autore. A questi si richiede di revisionare il testo, confrontandosi con i suggerimenti dell’editor, e di ripresentare la sua proposta dopo un certo lasso di tempo (in genere qualche mese).

In una media o grande casa editrice, dove l’organigramma è più articolato, la proposta indirizzata al direttore editoriale subisce diversi passaggi. Il direttore affida il manoscritto nelle mani di un redattore, di un lettore o di un comitato di lettura per una prima scrematura. Questo tipo di organizzazione è più celere e funzionale in quelle redazioni dove pervengono molte proposte. Sono i lettori che segnalano, compilando una scheda più o meno dettagliata (dove forniscono un parere tecnico sulle caratteristiche del testo, della trama e dei personaggi per la fiction, dello stile e della lingua adottati dall’autore e della sua possibile collocazione in una collana). Il manoscritto e le schede che lo riguardano passano, quindi, al direttore di collana, che può richiedere un’ulteriore e più approfondita lettura a un editor o figura di sua fiducia (ad es., un consulente, un agente letterario, oppure un autore della casa editrice che in certi casi riassume in sé tutti questi ruoli). Qualora il testo sia ritenuto interessante, viene presentato al direttore editoriale per il placet finale. Nelle grandi aziende sono presenti pure dei comitati editoriali che si riuniscono periodicamente, formati da figure come quelle già delineate, da responsabili delle vendite e del marketing o da profili amministrativi e delle pubbliche relazioni. In queste riunioni il testo viene presentato dal direttore di collana (o dal direttore editoriale), oppure da un editor incaricato, per essere discusso in ogni suo aspetto prima di procedere a contattare l’autore e investire nella pubblicazione.

Ad ogni buon conto, miei ottimi autori, mettetevi il cuore in pace: l’attesa di una risposta non sarà breve. Se avete fatto una proposta mirata e conoscete piuttosto bene le procedure degli editori che andate a contattare, vi sarete fatti un’idea dei loro tempi di lettura. Nelle pagine del sito dedicate o per telefono siete stati informati debitamente: tre, sei mesi; a volte i tempi superano l’anno. Vi chiederete il perché di questi tempi così dilatati. Spesso le programmazioni delle uscite editoriali sono complete per un anno, oppure per più anni. A volte vengono fatte delle eccezioni, ma li dovrete stupire e convincere a scardinare per voi il loro programma editoriale! Molto spesso, essendo poche le figure che leggono e valutano oggettivamente il vostro scritto, i tempi di lettura subiscono dei rallentamenti in quei periodi dove queste figure professionali sono più richieste (uscite imminenti, ultime rifiniture delle bozze, promozione, eccetera). Questo è generalmente valido per le piccole case editrici.

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Trascorso un certo periodo di tempo congruo potreste informarvi via mail o per telefono della “progressione” della vostra proposta; oppure, se avete un agente letterario che vi rappresenta, fate pressione su di lui per avere notizie. Se avete spedito a una persona in particolare (editor, direttore editoriale, eccetera), accertatevi che ricopra ancora quel ruolo in casa editrice. Il mondo editoriale è in continuo divenire e gli impieghi si modificano spesso; molte collaborazioni sono sporadiche o limitate nel tempo.

Diffidate delle risposte celeri, specie di quelle che lodano in maniera generica il vostro lavoro e le vostre capacità: è probabile che vi si chieda un contributo economico per la pubblicazione o l’acquisto anticipato di un numero di copie. Spesso dietro questi contratti si celano editori (o sarebbe meglio definirli “tipografi”?) che desiderano solo speculare sul vostro legittimo desiderio di veder pubblicato il vostro libro. Non c’è niente di illegale nella cosiddetta “editoria a pagamento”; ci sono piccoli editori seri e di qualità ma se non intendono investire sul vostro lavoro vuol dire, in sostanza, che non credono fino in fondo nel vostro progetto e nel suo riscontro editoriale e si vogliono, prima di tutto, tutelare – a spese vostre.

Purtroppo, in Italia, il silenzio è la prassi più diffusa per quelle proposte che non interessano l’editore. Molti editori, più corretti, avvisano sul sito della casa editrice che passati sei mesi dall’invio, in mancanza di un contatto, si può considerare non accettata la proposta. Ci sono poi le cosiddette lettere di rifiuto standard: «Ci spiace. Il suo lavoro non rientra nella nostra linea editoriale»; «Ci spiace. Il nostro piano editoriale è completo per i prossimi tre anni», e così via. Più rare le lettere ad personam, con alcuni giudizi sull’opera che sarebbero, in effetti, dei preziosi feedback per l’autore. Si comprende che il testo è stato vagliato e vengono indicati pure i punti deboli della proposta, specie quelli che riguardano strategie che la renderebbero più fruibile. Sono pareri gratuiti (quelli che un agente letterario fornisce a pagamento, per intenderci), ma sono “mosche bianche”, incoraggiamenti “da incorniciare”. Di solito in casa editrice non ci sono né tempo né risorse per riservare un simile trattamento a tutti gli autori che inviano i loro scritti.

La prossima volta, per completare il quadro, intervisteremo su questi argomenti un addetto ai lavori. Nel frattempo statemi bene e… in bocca al lupo per la vostra proposta editoriale!

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Commenti

Ma perché se sono uno che per malattia o altra disgrazia ha la felicità di scrivere, debbo preoccuparmi della procedura e liturgia alla quale va incontro la "cosa" che ho scritta? Io ho scritto - come ognuno e non soltanto Stendhal - per "pochi felici"e se per disgrazia - mia quanto sua - m'imbatto in un editore infelice, vuol dire che busserò ad altre porte.
Caro Alberto, il problema della pubblicazione non dico che sia "estraneo" alla felicità e libertà di scrivere, è un problema successivo che - ovviamente con tutto il rispetto che merita o non merita - si apparenta a un discorso di bottega. Non chiederò in questa sede la fucilazione di tutta la pletora di consulenti, direttori editoriali, esperti calligrafi e mastri di penna: gente che deve mangiare e mangia, ma per gestire - felice - la mia libertà di animale che scrive e coraggiosamente lo fa anche dopo che lo hanno fatto Manzoni, Tolstoi ed Hemingwuay, me ne debbo fregare, non debbo loro consentire di farsi ostacolo nella mia corsa verso un niente al quale attribuisco più importanza che ad altra cosa.

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