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Come e perché è cambiata la rappresentazione della morte dal Settecento a oggi?

Come e perché è cambiata la rappresentazione della morte dal Settecento a oggi?La tradizione culturale che deriva dall’Ottocento e dal Novecento ha messo in luce una differenziazione nella sensibilità e nella prospettiva psicologica che caratterizzano l’uomo contemporaneo e digitalizzato rispetto a quelle caratterizzanti l’individuo di epoca romantica e pretecnologica. Analizzando con maggior attenzione le correnti letterarie preromantica e romanticache vanno dalla seconda metà del Settecento alla fine del secolo successivo, si possono delineare le peculiarità del soggetto del periodo: un essere, dalla profonda caratterizzazione psicologica e portatore di un io interiore forte, dominato da passioni spesse volte contraddittorie e travolgenti che sembra quasi cercare nella morte una via di espiazione, di esaltazione del “sé” individualistico. Si pensi, per esempio, alle tragedie alfieriane di Saul e Mirra. Nella prima il protagonista, Saul, è costretto a combattere in modo perpetuo contro fantasmi interiori ed esteriori che egli immagina siano nemici pronti a ucciderlo. In questo caso Alfieri traspone sulla scena la sua profondità psicologica e la sua personalità: il carattere ha un io scisso, diviso, è in una costante lotta contro un destino infausto e avverso che lo porta al delirio ed è per questo motivo che, non vedendo soluzioni all’orizzonte, decide di liberarsi dal giogo e dalle catene impostegli dal Fato suicidandosi. La morte è vista come liberazione, come vittoria dell’io sulle avversità e assume, quindi, una sfumatura positiva. Nell’altra tragedia sopra riportata, Mirra, il carattere principale nutre un desiderio incestuoso verso il padre, generato dalla dea Venere per vendetta nei confronti della madre della ragazza, e cerca in ogni modo di tacere la propria passione lacerante. Come nel Saul, anche in questo caso la ragazza è costretta a lottare contro un desiderio travolgente che, però, è considerato contro natura e, quindi, inaccettabile. Mirra, dopo le continue insistenze dei benevoli genitori che desideravano sapere il motivo del suo travaglio spirituale, decide di suicidarsi dopo aver svelato allusivamente il segreto al padre; la morte, per la ragazza, è l’unica soluzione all’insolubilità del suo problema e, di conseguenza, è motivo di liberazione ed è considerata come uno stato salvifico. Come si può notare, in entrambi i casi la cessazione dell’esistenza tramite il suicidio assume un valore di vittoria del protagonista contro un destino avverso.

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Dal punto di vista artistico la rappresentazione dei sentimenti contraddittori che travolgono l’uomo romantico è chiaramente definita nell’opera di C.D. Friedrich, Il viandante su un mare di nebbia, nella quale si coniuga l’eterna bellezza e il sublime e l’autore fa sì che, nello spettatore, scaturisca un sentimento antitetico di ammirazione per una pace atemporale e, al tempo stesso, di paura verso l’inquietudine esistenziale.Altra opera tra neoclassicismo e romanticismo che rappresenta la morte come esaltazione dell’essere, come glorificazione della persona morente, è La morte di Marat di J.L. David, nella quale è raffigurato, in una vasca, il defunto Jean Paul Marat. Lo scienziato filogiacobino, ucciso dalla realista Charlotte Corday, viene esaltato come martire della Rivoluzione Francese e, ancora una volta, la fine della vita non è altro che un’elevazione dell’essere in vita. Infine, la filosofia esistenzialista tedesca e francese, in linea con quanto affermato in precedenza, identificò nella morte una situazione decisamente migliore rispetto alla vita in sé.

Come e perché è cambiata la rappresentazione della morte dal Settecento a oggi?

Da tutte queste premesse iniziali è evidente come la prospettiva attuale riguardo alla sensibilità, alle passioni e alla morte sia cambiata radicalmente rispetto all’epoca romantica e al Novecento. I sociologi Miguel Benasayag e Gérard Schmit sostengono che il XXI secolo sia “l’epoca delle passioni tristi”, come affermano nell’opera omonima, l’età dell’inquietudine e dell’incertezza verso il domani e della precarietà dell’oggi. Ciò che emerge è la perdita dei grandi valori che nei due secoli precedenti hanno riempito una vita sì troppo breve, ma che assaggiava l’eternità grazie allo studio dei classici, dei pensatori che rivoluzionarono, in diversi ambiti, la società e la cultura e grazie a una profonda riflessione personale. Lo studio e lo sviluppo di queste caratteristiche umane spingevano il singolo a un miglioramento di sé e della collettività; il travaglio passionale, inoltre, poneva l’accento su un’esperienza interiore e intersoggettiva per la ricerca di soluzioni alla perpetua lotta contro una dimensione fatalistica. La perdita di questa ricerca e di questa “guerra” continua ha portato l’uomo digitalizzato del XXI secolo a un annichilimento, a richiudersi nella sua disperazione e nei sentimenti più tristi, anche a causa di una falsa idea di perfezione umana pubblicizzata dai media e dalle personalità più in vista. È forse quest’illusoria condizione umana, troppo umana, come direbbe Nietzsche, di perfezione che ha fatto perdere quella dimensione sovrumana che permetteva, come affermato in precedenza, un disprezzo sublime della morte e un’esaltazione dell’io. In questa prospettiva, nell’era contemporanea, si ha “paura di morire”, come affermato nel film Le invasioni barbariche, in quanto la morte è intesa come totale non-possibilità di proseguire il continuum esistenziale, come totale abbandono della vita terrena e non come glorificazione o esaltazione dell’esistenza.

 

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Nel mondo odierno, iperdinamico e dominato da illusioni e falsità, la possibilità di una fuoriuscita dall’epoca delle passioni tristi sembra essere sempre minore e più lontana in quanto il processo ontogenetico, educativo ed esperienziale dei nuovi nati li porta a una convinzione radicale di non avere le capacità di trasferire il proprio essere in uno stato psicologico migliore; al contrario, essi saranno sempre più consci del loro annichilimento e si troveranno maggiormente frustrati, inquieti, incerti e precari, in una situazione che non potrà che raggiungere la sua apoteosi per non diminuire più.


Per le foto, tutte da Unsplash, ecco il copyright: DDP, Elijah O'Donnell e Annie Spratt.

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