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Come costruire un protagonista perfetto in 4 step

Come costruire un protagonista perfetto in 4 stepCome costruire un protagonista che sappia tenere viva l’attenzione del lettore e lo invogli a proseguire nella lettura?

Non è affatto facile e spesso un romanzo perde di efficacia proprio perché la storia ha al centro un protagonista debole che non è stato costruito in modo da riuscire a fare presa sui lettori.

Esistono però alcuni accorgimenti che puoi seguire al fine di ottenere un protagonista che sia perfetto e attrattivo. Qui di seguito te ne mostriamo quattro.

 

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1. Su chi è la storia?

Come costruire un protagonista perfetto in 4 step

Scegliere un protagonista non è facile. Ci sono molti criteri a cui badare per costruire un protagonista che conquisti l’attenzione del lettore e lo spinga a proseguire nella tua storia.

Guarda al protagonista come a colui che guiderà il lettore nella storia. Perciò devi offrire a quest’ultimo una buona ragione per cui dovrebbe restare attaccato a lui per l’intera durata della storia.

Un protagonista non dev’essere necessariamente un “bravo ragazzo” o una persona simpatica. Può anche essere un antieroe con caratteristiche negative. Quello che importa è che il tuo protagonista sappia cosa vuole, voglia a modo suo, e sappia cosa fare per ottenerlo. Un protagonista attivo contribuisce a conferire dinamicità alla tua storia e questo è ciò che devi cercare di ottenere.

 

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Perciò il tuo protagonista dovrà avere un obiettivo/desiderio/bisogno chiaro che cerca attivamente di perseguire superando gli ostacoli che appaiono lungo il suo cammino, e forse anche cambiando tattica e strategia, se necessario, per giungere infine nella posizione in cui ha l’opportunità di concretizzare il suo obiettivo/desiderio/bisogno.

Se costruisci un protagonista con una base come questa, avrai una storia che si svolge in maniera attiva perché il protagonista stesso è attivo, e non perché qualcosa gli sta succedendo. Questo infatti lo renderebbe un protagonista passivo.

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2. Cosa vuole?

Come costruire un protagonista perfetto in 4 step

Ognuno di noi vuole qualcosa, e l’obiettivo/desiderio/bisogno del tuo protagonista dovrebbe essere qualcosa che lui vuole con una tale forza che può anche percorrere lunghe distanze per ottenerlo. Se il tuo protagonista vuole qualcosa in questo modo, ti aiuterà a far andare avanti la storia. Se non vuole qualcosa così tanto al punto da fare qualsiasi cosa per ottenerlo, nella tua storia non accadrà nulla che valga la pena leggere.

 

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Il tuo protagonista potrebbe avere un obiettivo interno o esterno.

Un obiettivo esterno ha a che vedere con un grande disegno che si estende al di fuori della vita del protagonista, mentre un obiettivo interno è qualcosa di più personale. Si può anche dire che un obiettivo esterno è quello che il protagonista vuole, mentre l’obiettivo interno è la ragione/motivazione per cui il protagonista vuole raggiungere quell’obiettivo.

Puoi scegliere tra l’uno o l’altro; un grande obiettivo interno così come uno esterno possono aiutarti a costruire un protagonista straordinario oltre che a sviluppare una storia avvincente. Comunque puoi anche combinare i due tipi di obiettivi. Immagina cosa puoi costruire se il tuo protagonista possiede un obiettivo esterno e uno interno che si combinano tra loro.

Qualunque tipo di obiettivo tu scelga di dare al tuo protagonista, dovrà essere la cosa più importante al mondo per lui.

 

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3. Cosa incontra lungo il suo percorso?

Come costruire un protagonista perfetto in 4 step

Questa è la chiave per creare qualcosa che è una componente essenziale in qualsiasi storia: il conflitto.

La storia sarà noiosa se l’obiettivo del protagonista è facile da raggiungere. Il tuo protagonista dovrà affrontare delle sfide e lavorare duramente per ottenere quello che vuole affinché il lettore decida di non abbandonare la storia. Più duramente il protagonista è costretto a lavorare per il suo obiettivo più il lettore si sentirà coinvolto da lui.

Questo non significa che l’obiettivo dev’essere più grande di una normale attività di tutti i giorni. Ma per il protagonista dev’essere qualcosa che può raggiungere con difficoltà.

 

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L’antagonista è il modo più diretto per porre degli ostacoli dinanzi al tuo protagonista. Mentre costruisci questi ostacoli che il tuo protagonista combatterà per superare, stai costruendo anche un antagonista che farò di tutto per raggiungere il suo obiettivo. Queste due forze opposte nella tua storia creeranno un grande conflitto.

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4. Cosa farà il tuo protagonista davanti a questi ostacoli?

Come costruire un protagonista perfetto in 4 step

Questo è ciò che definisce un protagonista attivo. Non resta fermo ad aspettare, farà qualcosa per uscire da una specifica situazione. Vuole qualcosa con abbastanza forza da ottenerlo indipendentemente dagli ostacoli che incontrerà lungo il percorso. Questo tipo di risolutezza e determinazione è spesso quello che spinge il lettore a interessarsi dei protagonisti.

Ovviamente ci saranno momenti di dubbio e confusione, ma ciò che conta è che il tuo protagonista non si perda d’animo e persista.

Se il tuo protagonista non è attivamente coinvolto nella trama, rischi di costruire una storia che annoierà il lettore.

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Commenti

Di primo acchito, mi viene da domandare (e domandarmi) se questi consigli per creare un protagonsta perfetto possano andar bene per tutti i tipi di storie e la mia personale risposta è quanto meno dubitativa se non proprio negativa. Fanno in primis venir in mente i romanzi fantasy o di fantascienza (quella epica), forse di guerra (ma non tutti), di noir o polizieschi: certi tipi, peraltro: non (o molto poco), per esempio, il poliziesco police procedural in cui è appunto la procedura e un po' il caso che la fan da padroni; un antagonista minimo potrebbe essere il colpevole che cerca di depistare gli investigatori, quanto mai debole fin dal pricipio di fronte alla macchina investigativa posta in essere dalla squadra di detective. Si pensi poi a storie il cui soggetto sono le sensazioni, le sottili emozioni del protagonista o di personaggi e l'azione è minima: mi vengono in mente, in proposito, certi racconti di Raymond Carver ("Are you a doctor",”They’re not your husband” e altri) per non parlare di quelli dell’irlandese William Trevor, recentemente scomparso (alla fine di novembre dello scorso anno): “An Evening out”, “Rose Wept”, “Cheating at Canasta” e di proposito tralscio i romanzi - “Reading Turgenev” o “The Story of Lucy Gault” e altri - per non dilungarmi e annoiare troppo. Ma anche in certi racconti di Graham Greene il o i protagonisti non hanno obiettivi da raggiungere o per cui lottare con un antagonista che mette loro i bastoni tra le ruote per cui c’è un conflitto: mi vengono in mente e scusino ma cito a memoria: “May We Borrow Your Husband?” o nella stessa raccolta: “Cheap in August” o “Two Gentle People”. Potrei citare anche quelli di Peter Cameron contenuti in “One Way or Another” ma non voglio abusare della pazienza.
Protagonisti,obiettivi, antagonista, conflitto: tutte parole che mi ricordano i formalisti russi della prima metà del ‘900 e i grandi critici e semiologi (Propp, Bremond, Todorov, anche lui scomparso recentemente). Tutti, a loro modo, han cercato di carpire, razionalizzare il processo creativo nella narrativa, cercando di pervenire a strane, talvolta lunghe e complicate formule che, fancamente, mi han fatto chiudere quel bel libro che le raccontava: “L’officina del racconto. Semiotica della narratività” di Angelo Marchese (Oscar Saggi, 1990) poché mi ha fatto credere sempre meno che raccontare l’uomo, le sue emozioni e i suoi sentimenti anche usufruendo di situazioni conflittuali con buoni e cattivi se necessario (non sempre lo è) non sia una faccenda riducibile a (anche complicate) formule che, applicate, permettano di creare infallibilmente la storia, il romanzo perfetti (mi viene in mente un altro rzaacconto letto molti annio fa e che non ricordo: “Lo scrittore automatico” di Roald Dahl). L’uomo, come soggetto e oggetto di storie è di per sé imperfetto e non mi meraviglierei se i lettori fossero alla fin fine attrartti da storie (chissa? imperfette) con protagonisti imperfetti.

Salve Sfranz,

grazie per il commento e il confronto.

Comprendiamo i suoi dubbi e li condividiamo in parte, ma invitiamo anche a considerare i punti indicati nell'articolo non necessariamente come qualcosa di fisso o univoco. Proviamo a spiegarci con un esempio pratico rispetto all'antagonista su cui si sofferma molto pure lei. Nell'articolo questo non è indicato come l'unico modo ma come quello «più diretto per porre degli ostacoli dinanzi al tuo protagonista». In pratica potrebbero essercene anche altri, pure in racconti e romanzi dove l'azione è minima o che non rientrano nei generi che lei ha citato. Pensiamo ad esempio a "I promessi sposi" di Manzoni o alle opere Chrétien de Troyes o alle fiabe dei fratelli Grimm. Le modalità di concretizzazione di quanto abbiamo indicato potrebbero essere molteplici. Ad esempio nel poliziesco police procedural a volte non è il colpevole/antagonista l'unico ostacolo, ma ce ne sono diversi e rappresentati da una combinazione di fattori: contrasti con i superiori, aspetti legali, falsi testimoni, ecc...

Quando parliamo di "protagonista perfetto" intendiamo un protagonista che sia costruito bene, il che implica che anche le sue imperfezioni umane sono, sul piano narrativo, funzionali alla storia e alla caratterizzazione del personaggio. Pensiamo ad esempio a "Oblomov" di Gončarov, che ha un ostacolo tutto interiore contro cui combattere, che è umanamente "imperfetto", eppure non si può negare che sia un protagonista costruito in modo perfetto.

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