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Come combattere l'ansia – I consigli dello psicoterapeuta Livio Della Seta

Livio Della Seta, Vivere le emozioniL’ansia, come tutte le nostre emozioni, è più da “capire” che da “combattere”. In Vivere le emozioni – Per capire i disturbi dell’umore e liberarsi dall’ansia (Sonzogno, 2014) Livio Della Seta mette in discussione diversi luoghi comuni sull’origine e la gestione delle emozioni. Figlio d’arte il padre, Lucio, è uno stimato psicoanalista junghiano e autore di alcuni saggi di successo , alla psicoterapia Livio Della Seta è arrivato dopo varie esperienze come medico: già epatologo e dentista, nel 2010 ha preso anche la specializzazione in psicoterapia cognitiva. È inoltre membro della Società Italiana di Terapia Comportamentale e Cognitiva (SITCC).

Dagli attacchi di panico ai disturbi alimentari, dall’ansia all’autostima, in Vivere le emozioni,suo primo libro, lo psicoterapeuta romano, il quale aveva già collaborato alla stesura del bestseller scritto dal padre, Debellare il senso di colpa, chiede aiuto alle neuroscienze per interpretare i più frequenti disturbi dell’umore.

Ecco alcuni falsi miti sulle emozioni da cui Livio Della Seta raccomanda di guardarsi:

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1) Combattere le emozioni è segno di saggezza

Al contrario, le emozioni sono preziose: «ci comunicano cosa ci sta accadendo: sono la bussola che ci orienta nel mondo affettivo, il termometro che ci informa sullo stato di salute delle nostre relazioni». Lontane dall’essere entità da combattere, le emozioni non vanno “eliminate”, ma utilizzate come strumento di consapevolezza per conoscere e pensare il mondo.

il retrobottega_pic by_Carlo Mirante

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2) I pensieri e le emozioni non sono legati fra loro

Al grido di cogito ergo sum ci hanno illuso che il pensiero potesse dominare le emozioni, quando invece «è l’emozione che informa il pensiero». Il comportamento umano è sempre la conseguenza di un pensiero e di un’emozione, ed entrambi sono al di fuori del nostro controllo, nel senso che dipendono da attività celebrali che avvengono grazie ai neuroni. Non possiamo quindi decidere di avere un pensiero, perché esso sarà sempre determinato da un’emozione, a sua volta frutto di processi biochimici che non possiamo pilotare.

Se adesso te ne vai..._pic by_Cristian May

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3) Siamo sempre consapevoli delle nostre emozioni

Qui bisogna passare sul cadavere di Freud, la cui più grande eredità sta nell’idea di «rendere conscio ciò che è inconscio». Anche se ci illudiamo di avere il controllo sui nostri pensieri e la percezione di quello che proviamo, spesso non siamo consapevoli delle nostre emozioni, anche perché tendiamo a “rimuovere” e seppellire nella nostra sfera inconscia quelle più disturbanti.

Umanità_pic by_Marilena

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4) L’ansia è un processo solo mentale

Gli scienziati hanno dimostrato che l’ansia genera, a livello fisico, le stesse reazioni della paura. Se gli uomini primitivi provavano paura di fronte alla minaccia reale di una belva feroce, e mettevano quindi in atto un corteo di reazioni di sopravvivenza, oggi davanti alla capacità di “immaginare” un pericolo avviamo inutili meccanismi salvavita. Nell’ansia si osservano infatti tutti le tipiche trasformazioni biologiche, biochimiche e corporee della paura. Oggi, davanti al pericolo “pensato”, ovvero senza nessuna reale minaccia per la nostra vita, non abbiamo modo di risolvere questo stato di allarme.

Mist_pic by_Mauro Sartori

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5) Il pensiero ci salverà

Ci distingue dalle altre razze animali, eppure il pensiero, «ciò che di più grande e di più nobile caratterizza la specie umana, è anche, paradossalmente, la causa unica di ogni sofferenza mentale». È la possibilità di poter pensare il pericolo che genera ansia e panico. Allo stesso modo è il pensiero che ci rende creature incapaci di vivere in modo non-storico ed esistere nel momento come fanno i bambini e gli animali; restiamo sempre sospesi tra ciò che è appena successo e ciò che accadrà.

Pensieri Greci_pic by_Fabio Venni

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6) L’uomo è una macchina perfetta

Tutt’altro: «la principale tragedia degli esseri umani è data dalla nostra assoluta incompletezza». E questo perché la selezione naturale è in realtà un processo contro natura, in cui la sopravvivenza dipende dall’aggiramento di un ambiente che altrimenti annienterebbe ogni individuo.

Self portrait in L'uomo Vitruviano, Bulle, Switzerland, 2012_pic by_Cyril Vallée

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7) Godiamo del libero arbitrio

Qui Dalla Seta chiede l’aiuto di Hobbes, Spinoza, Kant e Schopenhauer per additare una delle più grandi illusioni dell’umanità, quella di essere liberi di scegliere. Eppure non è possibile prendere alcuna decisione senza che condizioni preesistenti, al di fuori del nostro controllo, determinino la nostra scelta. Le neuroscienze ci spiegano che ogni attività mentale (come quella di decidere) è frutto di un processo neurale e biochimico. «Io non sono responsabile dell’attività della mia mente più di quanto lo sia del mio sistema immunologico, dei miei succhi gastrici e del mio battito cardiaco». «Siamo sempre molto più innocenti di quanto pensiamo»: il senso di colpa nei confronti di alcuni nostri atteggiamenti si attenuerebbe se accettassimo che ci comportiamo sempre nell’unico modo in cui ci saremmo potuti comportare.

Freedom_pic by_Scarleth Marie

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8) I disturbi alimentari dipendono dai modelli imposti dalla società moderna

Incolpare le modelle magre per l’anoressia di un’adolescente sarebbe come affermare che «si sviluppa il diabete perché in televisione si fa la pubblicità della cioccolata». Lungi dall’essere “malattie moderne”, i disturbi alimentari sembrano però essere appannaggio esclusivo dei Paesi occidentali. Questo perché altrove, come ad esempio in Africa, le dinamiche familiari sono differenti e «non hanno nulla di colpevolizzante». Anoressia e bulimia sembrano infatti originare dalle relazioni che vengono a instaurarsi in alcune famiglie in cui c’è una dose alta di critiche e rimproveri. A volte la paura di sbagliare e il timore del giudizio altrui possono trovare nell’alimentazione l’unico aspetto della vita sul quale si può esercitare un controllo certo.

To eat or not to eat_pic by_daniellehelm

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9) Viviamo in un’epoca in cui tutto è più difficile

Questa per Della Seta è una delle nostre “idee fisse”; il concetto, profondamente radicato, secondo cui «il periodo che ci è toccato in sorte di vivere sia quanto di peggio ci potesse capitare». È interessante sapere che già nell’Ottocento trovavano la vita con il telegrafo e il telefono stressante. Ogni epoca sembra aver bisogno di quest’idea fissa come di una lente attraverso cui giustificare la nostra vulnerabilità.

Two Mobile Phones_pic by_Garry Knight

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10) Per assicurare il buon sviluppo mentale di un figlio è sufficiente dargli amore

L’amore da solo non basta se non è accompagnato da basilari conoscenze scientifiche degli stadi dello sviluppo mentale nei bambini. Lasciar piangere i bambini per non viziarli è un atteggiamento sbagliato perché per molti anni i bambini non fanno connessioni logiche di causa-effetto e, se cercano vicinanza, è per una necessità biologica inconsapevole. Negar loro conforto avrà un effetto negativo sul loro sviluppo mentale. Gli studi sull’attaccamento nei bambini (spinta, propensione a essere protetti) dello psicanalista John Bowlby hanno dimostrato che «il modo di pensare, di sentire, di comportarsi dei nostri figli durante l’intero arco della loro esistenza, non dipenderà (o dipenderà in maniera limitatissima) dalle regole che gli abbiamo insegnato, dall’educazione che gli abbiamo impartito, ma da quello che gli abbiamo fatto provare emotivamente durante i primi giorni, settimane e mesi della loro vita».

Free Child Walking on White Round Spheres Balance _pic by_Pink Sherbet Photography

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11) L’empatia si può imparare

L’OMS (Organizzazione mondiale della Sanità) ha inserito nelle sue linee guida l’educazione all’empatia,considerata determinante per lo sviluppo psicofisico dell’individuo. Eppure la capacità di riconoscere e comprendere lo stato mentale dell’altro e reagire con sentimenti consoni è un’attitudine che non si può insegnare, perché è il prodotto di un processo neurale che può avvenire solo a date condizioni. Ancora una volta si torna all’infanzia durante la quale il bambino ha bisogno di sentirsi presente nella mente della persona che si prende cura di lui: «É chiamato “rispecchiamento” il suo sentirsi rappresentato nella mente della madre; e sei lei è in grado di rimandargli questa sensazione, che costituisce in qualche modo l’informazione su cosa lui stesso sta provando, egli saprà di esistere; saprà come si sente e, di conseguenza, in futuro, potrà sapere anche come si sentono gli altri».

Empatia

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Vivere le emozioni, opera snella e agile, offre alcuni spunti scientifici, letterari e filosofici sul quale riflettere, oltre a suggerimenti utili non tanto per “combattere” l’ansia, quanto per individuare gli strumenti psicologici che abbiamo per capirla.

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Commenti

Mi continua a mancare tanto Lucio. Quanto vorrei potergli parlare e avere un suo abbraccio alla fine delle nostre lunghe chiacchierate!

Caro anonimo,

grazie per il commento e soprattutto per aver ricordato Lucio Della Seta, la cui opera abbiamo avuto modo di apprezzare.

Un saluto.

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