Conoscere l'editing

Come scrivere un romanzo in 100 giorni

Interviste a scrittori

Curiosità grammaticali

Collaborare con Sul Romanzo: perché?

Se qualcuno volesse collaborare con il blog Sul Romanzo, ci scriva. Cerchiamo in particolare persone che desiderino condividere riflessioni di letteratura, d'editoria e di scrittura. La collaborazione non è retribuita, ma volontaria. Un progetto culturale che sta crescendo con la forza della passione.

E sulla questione denaro voglio essere ancora più chiaro: Sul Romanzo nasce da un blog di una singola persona, poi è diventato collettivo, oggi è una realtà che molti conoscono e seguono con costanza. Nessun capitale alle spalle, soltanto, ripeto, passione e desiderio di condividere riflessioni con chi ama questi argomenti. L’anno scorso il progetto si è ulteriormente strutturato, è nata anche l’agenzia letteraria, che sta muovendo i primi passi con fiducia e ottenendo qualche piccolo importante risultato.  

 

Alcune cose hanno trovato seguito, altre no, come in ogni avventura di gruppo. Abbiamo ricevuto in passato forti critiche per certi nostri articoli e ci sono stati collaboratori che hanno abbandonato la barca.

 

Non abbiamo padroni, nessuno può dirci che cosa dire o che cosa non dire, come nessuno ci può imporre i modi per trattare gli argomenti. Decine di collaboratori che possiedono cervelli ai quali va portato il rispetto verso la loro libertà d’espressione.

 

Poi ci sono sempre quelli che ne sanno di più, che sono più intelligenti, più colti e più potenti, e che farebbero le cose in maniera diversa, anche chi ci scrive: “Sul Romanzo non vale nulla”.

Io non so se Sul Romanzo non valga davvero nulla, so però che decine di collaboratori che si aggregano attorno a un progetto culturale online e che mettono a disposizione il loro tempo gratuitamente per condividere le loro impressioni di lettura o una loro riflessione forse ha un valore, anzi ha un enorme valore culturale in questa Italia in cui sembra che non si riesca a fare nulla se non ci si guadagni qualcosa. I soldi sono importantissimi, ma ci sono altri valori importanti, anche più importanti.

 

Quindi, se questi concetti vi sono chiari e vi va di collaborare con un noto blog letterario italiano, scriveteci, proponete le vostre idee, noi mettiamo a disposizione la visibilità online e la possibilità di conoscere un gruppo di persone che ritiene che la letteratura abbia il potere di incidere sull’immaginario collettivo.

 

Il tuo voto: Nessuno Media: 4.8 (13 voti)
Tag:

Commenti

Sarebbe un po' più facile prendere tutto per buono, se le collaborazioni fossero retribuite.
Come è giusto e sacrosanto che sia.
Siete all'inizio? E quindi?
Non penso che nessuno di voi andrebbe a fare il cameriere gratis in un ristorante che ha appena aperto i battenti.
Un ristoratore, infatti, apre un'attività solo quando è in grado di pagare i suoi dipendenti.

Ma immagino che la scrittura sia qualcosa di troppo pulito per piegarsi al vile, zozzo denaro.
Mi complimento per cotanta igiene mentale.

In più il proliferare di riviste, buone o cattive che siano, mettendo più o meno chiunque in grado di scrivere, non è affatto una buona cosa: ha più o meno le medesime colpe delle scuole di scrittura creativa ( che almeno hanno la paradossale onestà di farsi pagare). Illudere che alla scrittura si arrivi con un diploma e sfruttare collaborazioni gratuite di chicchessia, su un sito qualsiasi, sono entrambe laide operazioncine da pennivendoli. Tutti possiamo esprimere la nostra opinione? Tutti possiamo scriverla? Cialtronate.
La democrazia qua non regge.
Le lettere si sudano e non sono per tutti.

Sinceramente non comprendo tanta voglia di demarcare a grosse e fosche tinte un blog, un progetto, un modo di coltivare interessi culturali, una soddisfazione che proviene dal rendersi intellettualmente utile a quanti ogni giorno ci visitano e leggono con interesse, curiosità, spirito critico nel panorama generale del "materiale" che gira sul web.
Certamente a ciascuno la libertà di seguire o non seguire, di esercitare il proprio diritto di critica ecc. ma da qui al senso, che almeno ho colto (può darsi che mi sbagli!), "ma chi ve lo fa fare, a te, Morgan, e ai collaboratori che sciupano le loro energie visto che non vengono pagati" spiattellato con tanta insistenza...........Mah!
Diceva sempre il mio professore di Italiano del Liceo (io sono in pensione, quindi molto tempo fa)
"Se io fossi sicuro che il mio insegnamento serva a uno solo dei miei alunni, ripeto, ad uno solo, potrei dire di aver svolto bene il mio compito e stare a posto con la coscienza! Vorrei sottolineare che il prof. in questione, Gianni Vergineo, era noto per la sua sconfinata cultura, scrittore, storico e saggista. Dunque, parlo per me, ma penso di poter parlare anche per gli altri: se un mio ex allievo di liceo, studente presso la Sapienza di Roma, facoltà di lettere classiche, ha scoperto per caso i miei articoli di cultura classica e mi ha scritto con infinita gratitudine per avergli fornito interessanti (per lui) argomenti di studio, posso concludere che la mia (la nostra) collaborazione non risulta vana, e il fatto che sia spontanea e gratuita, mi richiama alla mente il De beneficiis di Cicerone, in cui si sottolinea che il vero beneficio è quello che non attende nessuna ricompensa. E questo anche nel campo intellettuale, oltre che morale. Ma forse parlo da pensionata. I giovani sono più esosi, ma non tutti!
Un'ultima cosa: ahi, Morgan, come sei severo nel selezionare i collaboratori! Pertanto respingo a nome tuo l'accusa che ti è stata fatta di ingenerare la convizione che ognuno sia in grado di scrivere "bene". Altro che!
Un saluto a tutti e un augurio di moderazione.
Adriana

Mi limito a ricopiare una frase letta da un'altro blog che mi ha molto colpito,in un momento in cui avevo bisogno di decidere se iniziare a impegnarmi a scrivere o lasciar perdere.
"Non importa cosa si scrive ma come" io aggiungo: e il come solo se ci tieni a rendere partecipi altri del tuo pensiero...ovviamente la frase l'ho letta da una critica amatoriale,si sà i critici sanno essere cattivelli.Condivido pienamente che,sebbene la democrazia sia la migliore politica tra quelle conosciute,nell'arte io trovo che sia più un male che un bene,definire un romanzo buono solo perchè vende o piace a 10milioni di persone,e uno pessimo solo perchè piace solo a 10 persone è come dire che,nel medioevo,era "vero" che la terra fosse piatta.

La ringrazio, Stanca, per la sua opinione. Peccato che quando un gruppo si sta formando, come in qualsiasi associazione culturale, e non ci sono soldi, bisogna fare ciò che si può. Fra NON fare nulla e provare comunque a fare qualcosa, noi abbiamo scelto la seconda opzione. Può piacere o meno, ma tant'è.
Non è questione di denaro sozzo; esprima le sue opinioni, come giusto che sia, senza però essere così convinta di sapere che cosa ci sia nella mia testa riguardo il denaro, perché io non conosco lei, come lei non conosce me.

La differenza sostanziale con un ristorante è che il ristorante fa pagare i clienti per mangiare, mentre qui nessuno paga per leggere gli articoli. Inoltre, chi fa il cameriere lavora svariate ore al giorno, un articolo o una recensione si possono scrivere saltuariamente, senza obblighi, suppongo, di regolarità e di assiduità. Sbaglio?
E' anche vero, per contro, che se il traffico del blog aumenta grazie anche agli interventi volontari degli articolisti, e questo traffico aumentato porta più lavoro all'agenzia letteraria o più click ai banner pubblicitari, tali introiti dovrebbero essere suddivisi con chi contribuisce... o sbaglio qui?

Elena, non sbagli, è un hobby, la nostra *regola* per ogni collaboratore è un articolo al mese, che serve per organizzare una scaletta continua di interventi.
Sulla seconda parte è esattamente così, stiamo cercando di sviluppare il traffico per sostenere l'agenzia e i banner, proprio per finanziare il progetto e di conseguenza l'impegno dei collaboratori.

Non ho presunto nulla, né insinuato nulla.
Non mi interessa la sua idea del denaro ( a parte il fatto che io non mi sono rivolta ad un singolo, ma a tutto il gruppo, quindi figuriamoci).

La scrittura è anche un lavoro ed un lavoro si configura come tale se è pagato.
Potrà anche non essere piacevole, ma è il denaro a dare la misura del valore delle cose.
Saremo anche un dannato Paese che non sa fare nulla con disinteresse, ma i soldi fanno tutto.
In particolare, i soldi fanno la differenza.
Quella differenza che consentirebbe- scusi se è poco- di non mettere la cultura sulla bocca di tutti ( l'obiettivo dovrebbe essere di diffonderla nella mente di tutti).
Mi scuso ma io non vedo nessuna onestà nè alcun favore alla letteratura, in operazioni come questa.
Ci vedo solo la vanità di mettersi in prima linea e la vanità del pauperismo.
Al suo posto, non avendo i fondi, avrei scelto il silenzio.
Perché sono più pigra e meno coraggiosa?
Forse.
Ma non metterei al mondo un figlio se non potessi assicuragli il benessero minimo ( anzi, massimo) che gli spetta di diritto.
Quindi, a volte, è più coraggioso non fare nulla.
E' più coraggioso inghiottire.
Anche perché, mi scusi, ma non si cambia la vitalità intellettuale di un Paese, con un sito di recensioni.

sottilizzare non fa per me.

Ho posto all'attenzione un problema vasto di cui certamente "Sul romanzo" non è il motore immobile, ma a quale contribuisce.
E cioè l'idea che la scrittura sia alla portata di tutti e che, pertanto, non vada pagata.

Ma ciascuno deve difendere il proprio giardino, me ne rendo conto.

Arrivederci e buona fortuna, davvero.
Spero che ne facciate abbastanza da compensare chi lavora per voi.

Bene, ho compreso, Stanca, in miglior modo la sua visione.
Siamo diversi nell'approccio, molto diversi.
E ammetta che vi possano essere differenti tipi di coraggio.
A me il silenzio non è mai piaciuto, facile sentirsi puri con le mani in tasca.
Chi non si espone non sbaglia mai, questo è certo.
Ma credo che non ci possa capire, siamo diversi nell'approccio appunto.
La ringrazio per i suoi interventi.

No, guardi, non è che non ci possiamo capire.
E' che non abbiamo voglia di farlo.
A lei non interessa essere contraddetto ed a me, visto che continua a non rispondere al merito della questione che le ho posto, non interessa più sentire cosa ha da dirmi.
Non ci vuole molto coraggio a dirselo, non trova?
Certo, sì sì e sì: chi non fa niente resta pulito e chi invece rischia, sbaglia.
Ma il suo sarebbe stato un rischio se lei avesse investito.
Lei non ha investito in un tubo quindi resta una voce tra le tante che regalano idee sbagliate, perfettamente in linea col mercato che demonizzano.
Più dell'insegnamento, vale il modo in cui esso viene esposto.

Mi scuso per la perdita di tempo e le rinnovo i miei auguri per il suo lavoro.

NB. Rispondo a Elena: l'avventore del ristorante paga, come pagano i lettori dei giornali seri.

sempre per Elena: maledizione, la scrittura non è un hobby.

Mi trovo concorde con Stanca. Qui in Italia va di moda cercare collaborazioni a titolo gratuito lecite se il sito non avesse banner pubblicitari e non fosse legato a servizi letterari che sono regolarmente pagati da chi sceglie di usufruirne. Non è questo il caso e di conseguenza davanti a una simile richiesta mi viene solo da storcere il naso e passare oltre.

Grande Francesca! <3

Stanca: ho avviato un'agenzia letteraria l'anno scorso per cercare di finanziare il progetto, investendo (non aria e neppure gloria), ora ci vuole tempo per vedere i frutti, l'economia è viscosa non immediata. Ma capisco da come controbatte - legittimamente - che conosce poco o nulla di Sul Romanzo. Se vuole saperne di più ci segua, altrimenti pazienza.

Francesca: ha ragione, ma dovrebbe anche chiedersi quanto i banner e i servizi generano... potrebbero essere 5 euro o 5 milioni di euro. Abbiamo fra le 1000 e le 2000 visite uniche al giorno, si informi quanto può guadagnare un blog di letteratura (ripeto, di letteratura) con i banner; l'agenzia è stata fondata nel dicembre scorso, cioè 6 mesi fa. Facile parlare senza viverlo sulla pelle, glielo garantisco.

Fatico a capire l'accanimento di Stanca. Perché, appunto, se la cosa non la convince, non storcere il naso e semplicemente passare oltre? Non legga, punto. Ci sono migliaia di altri siti sul web.

lei continua a non rispondere alla questione vera che gli ho posto e che ho esplicitato nel mio quart'ultimo intervento.
I conti del farmacista né mi competono né mi interessano.

Visto che lei dovrebbe campare anche sulle visite di gente qualsiasi come me ( che pertanto potrebbe non concordare con lei al cento per cento), non dovrebbe dire "pazienza". Provi a chiedersi come mai è così facile diffidare del suo coraggio e dei suoi favori alla cultura.
Se è davvero così democratico.

perché, cara Rossella, ho il diritto di avere a cuore un tema.

Non ho usato io l'espressione "storcere il naso".
Ho posto un problema e mi sarebbe interessato discuterne senza particolarismi, senza "niente di personale".
Ma vedo che lo scambio non è gradito.

ed in più, cara Rossella, reputo iniziative come "Sul romanzo" dannose per via dell'idea di scrittura a costo zero ed alla portata di tutti che offrono.
Ecco perché mi "accanisco".
Ma ti assicuro che magno contenta.

Stanca, Sul Romanzo dannoso, bene, un altro elemento.
Ma, la prego, mi ponga una domanda precisa perché ha sollevato molte questioni.
Mi faccia una domanda precisa, le risponderò con piacere.

Cito dai miei interventi precedenti:

-Ho posto all'attenzione un problema vasto di cui certamente "Sul romanzo" non è il motore immobile, ma a quale contribuisce.
E cioè l'idea che la scrittura sia alla portata di tutti e che, pertanto, non vada pagata

-La scrittura è anche un lavoro ed un lavoro si configura come tale se è pagato

-In più il proliferare di riviste, buone o cattive che siano, mettendo più o meno chiunque in grado di scrivere, non è affatto una buona cosa: ha più o meno le medesime colpe delle scuole di scrittura creativa ( che almeno hanno la paradossale onestà di farsi pagare). Illudere che alla scrittura si arrivi con un diploma e sfruttare collaborazioni gratuite di chicchessia, su un sito qualsiasi, sono entrambe laide operazioncine da pennivendoli. Tutti possiamo esprimere la nostra opinione? Tutti possiamo scriverla?

Sì, lo so che sembrano tante, ma alla fine son tutte la stessa roba ;)

Cucinare è alla portata di tutti, aprire un ristorante no. Così scrivere è allla portata di tutti, scrivere un bel romanzo o un capolavoro della letteratura no. Direi che però tutti hanno il diritto di provarci, sia ad aprire un ristorante che a scrivere un capolavoro.
Se cucino in un ristorante, faccio pagare i clienti e devo pagare i camerieri. Se organizzo una cena tra amici e chiedo ad uno di loro di aiutarmi, non pago e non vengo pagato da nessuno. Eppure in entrambi i casi faccio la stessa cosa, cucinare, e il fatto che girino o meno i soldi non mi dà nessuna misura del loro valore. Se decido di dare una mano come volontario alla sagra del paese magari non vengo pagato, ma magari lo faccio lo stesso per raccogliere fondi per un'iniziativa o per uno scopo benefico. E sto ancora cucinando.
Infine, se apro un ristorante, non devo rendere conto dei miei incassi e delle mie spese a nessuno. Se gestisco un'associazione, proprio perché richiedo un contributo volontario alle persone, sì. Credo che, forse, questo sia l'unico punto su cui fare chiarezza. Non credo che "Sul Romanzo" voglia arricchirsi con i banner, credo che i soldi servano per mandare avanti il tutto. Ma forse rendere trasparente questa gestione, aiuterebbe a convincerebbe anche gli scettici.

Stanca: Le dico semplicemente la mia opinione, per quanto possa valere.

La scrittura forse NON è alla portata di tutti: dall'ottobre del 2009, cioè da quando il blog è diventato collettivo, circa tre quarti (75%) dei candidati collaboratori li ho gentilmente rifiutati, perché? Perché chiedo di inviare un post di prova e spesso trovo una fila di refusi, per non parlare di errori grossolani di grammatica. Non sono l'Accademia della Crusca io, ma se da anni sbarco il lunario con diversi impieghi come correttore di bozze, spero, anzi voglio credere che qualche tipo di filtro lo posso mettere pure io verso chi mi consegna suoi articoli.
La questione invece "non vada pagata" appartiene ad altro, ci sono contesti e condizioni. Sul Romanzo è nato come un blog letterario, non siamo una testata giornalistica registrata, e stiamo facendo un passo alla volta per fare evolvere il progetto; mi auguro un giorno che tutti noi si possa anche guadagnare qualche soldo dalle collaborazioni, ma per ora posso solo parlare del presente: i soldi non ci sono. Quindi, deduzione: o chi collabora con Sul Romanzo è, seguendo la sua logica, un idiota (o un ingenuo, scelga lei l'aggettivo), oppure vi sono altre ragioni che portano il collaboratore a continuare la collaborazione nonostante la gratuità. Propendo per la seconda.

La scrittura può essere certamente un lavoro, può essere tante cose, dipende. Nessuno lo nega. La rete permette anche scritture non pagate, o vogliamo credere che anche coloro che collaborano per Nazione Indiana o Il primo amore siano tutti degli ingenui? Non guadagnano un euro dai loro articoli. Per fare due esempi noti, ce ne sarebbero molti altri. E ci sono anche siti che retribuiscono, perché ci sono capitali o condizioni diverse. Credo che possano essere contemplate tutte le possibilità, c'è la scelta di ognuno.

Il proliferare di riviste è per me invece una cosa buona, molto buona. Sarà il tempo a esprimere il miglior giudizio. Forse la scrittura evolverà anche grazie alle tante persone che ogni giorno si esprimono con la scrittura appunto (gratuitamente o retribuita); sono finiti i tempi elitari, magari qualcuno conquista un pizzico di visibilità e autorevolezza, ma, ancora, il tempo è l'unico filtro per l'autorità e la rispettabilità nella scrittura.
Sul Romanzo non è immune da questo.

Ma chi dice che la scrittura a pagamento è migliore di quella non pagata? Basta vedere le baggianate che scrivono cosiddetti "professionisti"!

Stanca, lei non mi pare poi così Stanca, se non Stanca di un approccio democratico. Come lettore io voglio poter scrivere che certi libri sono delle fetecchie, ad esempio, senza dover essere pagata (quindi sottilmente - ma neanche poi tanto - vincolata alle idee dei paganti) Resta il fatto Madame Stanca, che fra gli autori italiani più interessanti molti fanno un altro lavoro e non campano - per fortuna, forse - di quello che scrivono.
La sua posizione, mi dispiace, ma fa acqua da tutte le parti.
Lei vuole convincere un imprecisato qualcuno/tutti/la redazione che bisogna essere pagati per scrivere.
Ma quando mai. Non mi risulta che Kafka vivesse di ciò che scriveva, anzi, tanto per fare un esempio classico.
Ripeto, come lettore - ed essere lettore è la condizione fondamentale per tutti, chiamiamola democratica, ovvero il minimo comun denominatore che ci lega tutti, accademici, letterati e non - RIVENDICO IL MIO DIRITTO DI FAR VALERE LA MIA OPINIONE A PROPOSITO DEI LIBRI CHE PAGO PER LEGGERE. È giusto che sia così. Mettiamola così: lo scrittore è pagato. Il lettore paga per leggere lo scrittore.
Il lettore esercita per il fatto di pagare il diritto anche a buttare i pomodori in faccia allo scrittore. Pubblicamente. Apertamente. Senza padroni, né sudditanza di vincoli economici.

Anna, le risponderei volentieri.
Ma visto il tono che lei si è permessa di usare, mi risparmio la fatica.

Rossella: essere professionali, non professionisti.
E comunque non intendevo quello che ha detto lei.
Ma visto che anche scrivere è un mestiere, sarebbe bene che i qualunquisti lo lasciassero stare nelle mani di chi è del settore.

Caro Morgan,
la ringrazio per la risposta.
Davvero.
Ora devo scappare e non ho abbastanza tempo: le sue parole ne meritano di più.
A più tardi.

Ma perché la scrittura non può essere un hobby? La gratuità svilisce automaticamente il valore di un prodotto? Io credo di no, ma tutto ciò che volevo rispondere a Stanca lo ha detto egregiamente Emanuele, quindi evito di ripetere!
Che ci sia in giro tanto presappochismo è evidente, ma che uno scambio di denaro possa sconfiggerlo mi sembra un ragionamento miope... mi capitano sottomano ogni giorno i testi di chi vorrebbe essere pubblicato (quindi scrive per denaro) e rabbrividisco ad ogni pagina nell'85% dei casi, mentre tra le pagine di blog scritte gratuitamente trovo spesso competenza, padronanza del linguaggio e delle tematiche. Non è il denaro che qualifica.
Vero è, che già avevo detto, che la pubblicità, i banner e gli introiti dell'agenzia dovrebbero poi servire anche a chi contribuisce a portare traffico sul blog, ma Morgan mi ha già risposto su questo e voglio credere che sia in buona fede e che manterrà quanto detto.

Interessantissimo dibattito e interessantissima polemica, quella che qui si sta sviluppando e che a nostro parere merita un approfondimento. In qualche modo gli interventi opposti stanno facendo emergere alcune contraddizioni che abbiamo già avuto modo di fare rimarcare ai lettori del nostro blog e con alcuni articoli di un nostro collaboratore sulla rivista Sul Romanzo, proprio riguardo la gratuità vera e quella fittizia, la trasformazione inevitabile di molte iniziative puramente volontaristiche in iniziative in qualche modo collegate alla prestazione di servizi, in false iniziative gratuite che in realtà celano strumenti pubblicitari per rimandare i lettori a servizi a pagamento.
Non è il caso di Sul Romanzo, come non è il caso di molte pregevoli iniziative culturali gratuite. Ma che cresca in generale nei fruitori del web il dubbio che spesso, dietro iniziative "gratuite" si celino altri interessi. Si vedano i molti concorsi "gratuiti" organizzati da editori a pagamento e la maggior parte dei siti dichiarati "per scrittori esordienti", dietro i quali si celano ancora una volta, in modo più o meno "furbo" piccoli e grandi editori di vanity press.
Strano mondo, quello della cultura, fatto di fruitori che vogliono essere pagati per scrivere, ma poi vorrebbero scaricare ebook a 50 centesimi oppure addirittura gratis. Di lettori/scrittori che trovano inconcepibilmente caro un libro a 15 euro ma vorrebbero ricevere 10 mila euro di acconto sui diritti del loro presunto capolavoro. Sarebbe banale interpretare questo doveroso comtributo ad un post di un nostro autore come una presa di posizione di un editore, e quindi per definizione di una "parte in causa" con dichiarati interessi commerciali.
Ci incuriosisce questa inattesa polemica e ne leggeremo gli sviluppi con attenzione. A tutti i contendenti di questa tenzone, un nostro davvero disinteressato parere: gli uni e gli altri hanno, forse persino inconsapevolmente, sollevato un tappeto con tanta polvere sottostante. Se riuscite a sbatterlo senza cadere nella sterile polemica, potrebbe venirne fuori qualche interessante sorpresa.

Non ho usato un tono particolare, cara Stanca. Oltretutto chi è lei? Io sono Anna Costalonga, e lei chi è? Un fake? Facile sputare sentenze sotto la maschera di un nome inventato.

Io non trovo in alcun modo offensivo il tono di Anna. E comunque, Stanca, chi le dice che noi non siamo professionali? E che non siamo del settore?

Invia nuovo commento

Image CAPTCHA
Se il codice inserito non è corretto, viene segnalato un errore (box rosso). Se il codice inserito è corretto e il tuo commento viene segnalato lo stesso come spam non ti preoccupare, non riscriverlo; la redazione lo pubblicherà al più presto.

Il Blog

Il blog Sul Romanzo nasce nell’aprile del 2009 e nell’ottobre del medesimo anno diventa collettivo. Decine i collaboratori da tutta Italia. Numerose le iniziative e le partecipazioni a eventi culturali. Un progetto che crede nella forza delle parole e della letteratura. Uno sguardo continuo sul mondo contemporaneo dell’editoria e sulla qualità letteraria, la convinzione che la lettura sia un modo per sentirsi anzitutto cittadini liberi di scegliere con maggior consapevolezza.

La Webzine

La webzine Sul Romanzo nasce all’inizio del 2010, fra tante telefonate, mail e folli progetti, solo in parte finora realizzati. Scrivono oggi nella rivista alcune delle migliori penne del blog, donando una vista ampia e profonda a temi di letteratura, editoria e scrittura. Sono affrontati anche altri aspetti della cultura in generale, con un occhio critico verso la società contemporanea. Per ora la webzine rimane nei bit informatici, l’obiettivo è migliorarla prima di ulteriori sviluppi.

L’agenzia letteraria

L’agenzia letteraria Sul Romanzo nasce nel dicembre del 2010 per fornire a privati e aziende numerosi servizi, divisi in tre sezioni: editoria, web ed eventi. Un team di professionisti del settore che affianca studi ed esperienze strutturate nel tempo, in grado di garantire qualità e prezzi vantaggiosi nel mercato. Un ponte fra autori, case editrici e lettori, perché la strada del successo d’un libro si scrive in primo luogo con una strategia di percorso, come la scelta di affidarsi agli addetti ai lavori.