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Ci si può innamorare di un’immagine? “Un amore senza parole” di Didier Blonde

Ci si può innamorare di un’immagine? “Un amore senza parole” di Didier BlondePuntata n. 39 della rubrica La bellezza nascosta

 

«Per sessant’anni, per ricordarsi del suo volto non ha avuto che qualche foto ordinata in alta risoluzione e fatta incorniciare. La sua preferita è firmata da Reutlinger, lo studio più celebre del periodo. Giochi d’ombre e di luci. Posa da immortale. Lei decora ancora il muro del suo ufficio quando lui decide di smetterla di battere a macchina la sua storia – Se alzo gli occhi, Suzanne mi sorriderà.»

 

L’amore è per sua natura un oggetto che non può essere catalogato, non avvisa quando arriva, non chiede il permesso quando decide di andare via; è forse il motore di questa vita. la forza che può esserci dentro un amore è probabilmente un elemento al contempo salvifico e deleterio; quando innamorarsi assume l’aspetto di un’ossessione, si può correre il rischio di lasciar scivolare via tutta la propria vita, per concentrarsi esclusivamente su quella persona per la qualche abbiamo sviluppato una patologia emozionale. Ci si può innamorare di un’immagine? Possiamo innamorarci di qualcuno che non abbiamo mai visto dal vivo, di cui abbiamo solo osservato magari una foto, o un piccolo frame muto? Sì, proprio perché non esistono regole né recinzioni, basta una falla nella nostra vita, anche impercettibile, basta che quella falla venga riempita, appunto, da qualcuno, e il gioco è fatto. Spesso siamo portati a innamorarci per sopperire ad alcune mancanze che fanno parte del nostro vivere ed è proprio in questi casi che l’amore corre il rischio di diventare ossessione.

 

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Ci si può innamorare di un’immagine? “Un amore senza parole” di Didier Blonde

Didier Blonde è nato a Parigi, nel 1953, Un amore senza parole è stato pubblicato in Italia da Federico Tozzi Editore, con la traduzione a cura di Chiara Tavella.

Siamo in Francia, ed è proprio Didier Blonde che ci parla, e ci porta nella sua indagine personale; al tempo del cinema muto, al tempo delle immagini in bianco e nero e dove la forza della recitazione era esclusivamente mimica. Blonde viene a conoscenza della storia di un uomo ordinario (Jean D.) che si innamora follemente di una delle prime icone del cinema muto: Suzanne Grandais. Così, il nostro scrittore prova a ripercorrere la storia di questo amore ossessivo ma innocuo; e lo fa scavando tra documenti e foto e vecchi filmati. Il racconto di un desiderio che appare impossibile da realizzare e con cui, Jean D. dovrà fare i conti per tutta la vita.

«Suzanne è stata la sua grande passione, completamente costruita, murata, messa al riparo, nella sua camera regale, fissata una volta per tutte, bianca come le vesti che indossava nei suoi film, proprio come lui l’ha vista la prima volta. Lui non le ha mai detto di amarla, lei lo ha incrociato senza vederlo, non sapeva neppure della sua esistenza. Una passione muta. Spera che il suo ultimo pensiero sia per lei, la invoca come l’ultima risorsa.»

Ci si può innamorare di un’immagine? “Un amore senza parole” di Didier Blonde

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Didier Blonde, con uno stile a metà tra il reportage ed il romanzo, ci conduce indietro nel tempo, in un luogo che ci può apparire straniero; nel tempo del cinema muto, delle prime stelle della pellicola; il tempo delle prime sale a luci soffuse dove si poteva fumare e mangiare e, appunto, dove ci si poteva innamorare e fantasticare vite differenti dietro il volto di una donna. Con una scrittura sempre precisa e minuziosa, lo scrittore francese ci fa orientare e ci espone una storia fatta di silenzi e sofferenze taciute, di incontri avvenuti come uno strappo e di voci che vengono da lontano e alle quali non si è in grado di rispondere.

«Non posso rivedere Erreur, probabilmente, per la decima volta, senza provare una sorta di terrore. Al termine del film un cavallo imbizzarrito trascina la vettura di Suzanne in una corsa folle, sia per il suo passeggero sia per l’operatore che la sta seguendo con un acrobatico travelling. La carrozza si ribalta violentemente in curva sbalzandola con una violenza inaudita sul ciglio della strada. Lei rimane immobile per un lasso di tempo esageratamente lungo.»

Ci si può innamorare di un’immagine? “Un amore senza parole” di Didier Blonde

Un libro sull’amore ma anche sulle mancanze, sui sentimenti e sulla solitudine; pagine dove Blonde prova a portarci all’interno di un sentimento amoroso senza lasciare nulla di non detto o di intentato; e a poco a poco l’ossessione di Jean D. sembra diventare l’ossessione dello scrittore stesso che, senza riuscire a smettere di pensare a quella storia, indaga senza sosta, e alla fine anche lui si chiede perché e dove lo stia conducendo quell’indagine; senza, poi, trovare una risposta.

«È una gara a mosca cieca, in cui mi perdo, avanzo a tentoni, mi volto verso un’ombra che fugge. Di quale fantasma porto il lutto? Per quanto mi sforzi, la mia infanzia resta in silenzio – ci si accorda sempre con i morti. Riuscirò un giorno a incontrare quello scuro oggetto del mio desiderio? Vedo una ragazza laggiù, sullo schermo: mi sorride, mai io non la sento.»

 

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Forse, alcune volte, in alcuni innamoramenti, il non vedersi, il non conoscersi e il non parlarsi possono essere delle strade da percorrere e da non tralasciare, perché la magia, l’incanto e l’innocenza di un sorriso, possono scomparire all’istante alla prima parola, alla prima incomprensione. Il vero amore, in fondo, è possibile che sia proprio quello che non si tocca mai.


Per la prima foto, copyright: Brigitta Schneiter.

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