Come leggere un libro

In cucina con Leonardo da Vinci, cuoco provetto

Perché è importante leggere

Intervista a Nicholas Sparks, ecco come nascono i suoi romanzi

Chuck Palahniuk: «Non credo che qualcuno si scandalizzi per quello che scrivo»

Chuck PalahniukNell'intervista, rilasciata quest'estate a «El Mundo», Chuck Palahniuk svela alcuni dettagli sul suo nuovo romanzo che verrà pubblicato negli Stati Uniti l'anno prossimo e che sarà proprio il sequel del libro che l'ha reso più famoso, Fight Club (che è stato poi ripreso sui grandi schermi ad opera del regista David Fincher con la partecipazione di Brad Pitt). Lo stile di Palahniuk rimane lo stesso: un affresco tetro delle delusioni della vita con pennellate sarcastiche.

***

La prima cosa di Chuck Palahniuk (Washington, 1962) che attira l’attenzione è il suo fisico straordinario. Sembra un atleta. Arriva perfettamente rasato (anche le basette): sul suo cranio brilla una lingua di capelli neri che gli cadono, ingellati, fino alla nuca. Potrebbe passare più per un membro di quel club gestito da Tyler Durden se non fosse per gli occhiali cerchiati e per la completa serenità che irradia questa soleggiata e calda mattina di luglio. Inoltre, nonostante la fama di uomo instabile, oggi è di ottimo umore e sembra un tipo disponibile, tranquillo, qualcuno senza troppe turbolenze interiori. «Adoro Madrid», dice, mentre si lascia cadere sul divano di una libreria centrale della capitale. Incrocia le gambe e appoggia la sua borsa di lato. Racconta che è qui in vacanza con il suo compagno e che mentre il suo fidanzato impara lo spagnolo, la mattina, lui ultima il sequel di Fight Club che uscirà negli Stati Uniti, come graphic novel, la prossima primavera. In questa seconda puntata, spiega, Marla Singer e Tyler Durden sono sposati e hanno un figlio, Junior, di nove anni. «La relazione tra Tyler e suo figlio è complicata», continua. Illustra Cameron Stewart, artista americano stabilito a Berlino, e attraverso i suoi disegni e la storia ordita da Palahniuk, si torna al passato di Tyler, alla relazione con i suoi genitori e, in questo modo, all’origine del suo singolare carattere.

Non è che Madrid lo aiuti a scrivere, ma non esercita neanche l’effetto contrario.«Lavoro bene qui», dice. «Sono disciplinato». Anche se sente la mancanza del suo gruppo a casa, con il quale si riunisce  ogni settimana, da ormai tanti anni, per calibrare la qualità dei suoi testi.«Leggiamo ad alta voce e così manteniamo una routine. A me risulta molto utile perché vedo se quello che scrivo funziona; il mio metodo è semplice: osservare le loro facce, e vedere se ridono o se rimangono seri, se si mostrano sorpresi o scettici. Questo stimola la mia scrittura». Si potrebbe dire che il gruppo («i miei amici») influisce su quello che scrive Palahniuk; ma è difficile immaginare uno scrittore più libero. Dà l’impressione che la sua immaginazione sia ingovernabile. Nel suo ultimo libro pubblicato in Spagna, Dannazione, una bambina di tredici anni scende all’inferno dopo essere morta e lì uccide mostri e combatte con dittatori sanguinari. C’è, come sempre, escatologia, violenza e sesso.

Le sue storie sembrano aver guadagnato in crudeltà con gli anni, se così si può dire. Non pensa mai alla reazione dei suoi lettori?

«No, non penso mai ai lettori quando scrivo. Non mi preoccupa infastidirli. Davvero. Semplicemente scrivo. È qualcosa di intuitivo».

Palahniuk si prende il suo tempo per continuare. Beve dell’acqua e guarda serio il giornalista. Sembra che se ne sia andato, ma torna subito:«La verità è che non credo che nessuno si scandalizzi per quello che scrivo. E neppure che si infastidisca. La gente legge solo per confermare le sue opinioni. Tutto quello che si legge in un libro trova un modo di essered’accordo con la persona che legge. Quando mio padre lesse Fight Club non si sentì offeso. Credette che stessi criticando suo padre, mio nonno. Neanche il mio capo si sentì offeso quando lesse Fight Club, perché pensava che stessi ridicolizzando il capo del suo capo. Tutti trovano il proprio modo di essere d’accordo con un libro».

[I servizi di Sul Romanzo Agenzia Letteraria: Editoriali, Web ed Eventi.

Seguiteci su Facebook, Twitter, Google+, Issuu e Pinterest]

Chuck PalahniukSono passati quasi vent’anni, ma sorride ancora quando ricorda il giorno in cui un editore gli disse che avrebbe pubblicato Fight Club. «Non me lo aspettavo per niente!», dice. «Ricordo che ero al mio lavoro di allora. Non c’erano cellulari e mi chiamarono al telefono fisso. Non appena misi giù la cornetta, dovetti fare un giro in auto per calmarmi. Scrivevo da molto tempo. Ho sempre scritto. La gioia non aveva nulla a che vedere con i soldi: mi pagarono molto poco, una cifra quasi simbolica per quella prima edizione. Semplicemente ebbi la sensazione che il mio lavoro di tutti quegli anni era stato ricompensato».

Fight Club divenne un oggetto di culto dopo il film di David Fincher. Un’opera nichilista e una sfida alla cultura materialista. Brad Pitt e Edward Norton diedero vita ai protagonisti. «Fu fantastico», ricorda Palahniuk. «David fece un lavoro stupendo. Verrà con me a presentare il graphic novel l’anno prossimo». Se ci fossero dubbi, lo scrittore chiarisce che Tyler Durden esiste. «Mi sono ispirato a un vecchio amico che ammiravo molto. Era un tipo capace di dire quello che pensava in qualsiasi situazione. No credeva in nulla, era completamente disilluso perché sapeva che dopo aver ottenuto tutti i beni materiali che la società gli aveva procurato non aveva nulla. Assolutamente nulla».

La delusione è il tema centrale della sua opera? «Sí, credo di sí... – si ferma a pensare, e completa – : Cioè, sono convinto che lo sia».

Parliamo del suo ultimo romanzo pubblicato in Spagna (Dannazione), anche se per lui risale a molto tempo fa. È il primo libro di una trilogia la cui seconda parte, Doomed, è già stata pubblicata in America. Si tratta di una sorta di viaggio dantesco per l’inferno immaginato da Palahniuk. Un inferno con mari di feti abortiti, con laghi di sperma e oceani di forfora e unghie tagliate. Un inferno con tutti i demoni immaginabili, per il quale vagano satrapi, attrici porno e peccatori di diverso tipo.

Perché ha deciso di affrontare qualcosa di così ambizioso come una trilogia?

«Lo feci per superare un dolore personale. Quando iniziai a scrivere la prima parte della trilogia mia madre stava morendo di cancro e mio padre era già morto. Dovevo scrivere sulla morte, ma non volevo fare qualcosa di drammatico. Volevo scrivere qualcosa di comico, deliberatamente comico sul tema. Mi interessava...sai quella scena de Il silenzio degli innocenti quando Jodie Foster entra in questo luogo pieno di matti e uno di questi eiacula sui suoi capelli? È una scena orribile, vero? È una scena di grande patetismo, ma a nessuno viene in mente di ridere. Non è divertente. Eppure, in American Pie c’è una scena molto simile e tutti si scompisciano dalle risate. Capisci quello che voglio dire? È a questo che mi riferisco. Per questo Madison è come è. Per questo Madison non dà troppa importanza al fatto di stare nell’inferno e per questo credo che la gente ride quando legge la sua storia».

Palahniuk passa il tempo viaggiando così che, per forza, prende ispirazione dai suoi viaggi. «La mia idea dell’inferno la presi da quegli hotel di lusso dove alloggio quando sono in viaggi promozionali. Nella maggior parte c’è una suite chiamata la suite degli scrittori dove di solito c’è una parete coperta dai romanzi di tutti gli scrittori che hanno alloggiato in questa suite. Prendendo i libri puoi dedurre chi ha dormito lì molti anni prima. L’inferno di questo romanzo, l’inferno che io immagino, nacque così [dice, e si accomoda e scrocia le gambe e fa come un regista che voglia catturare qualcosa, un’immagine concreta, un ricordo, attraverso un fotogramma]: iniziai a esaminare come un medico legale la stanza in cerca di qualsiasi tipo di indizio della presenza degli autori. Disfai il letto [volteggia le mani] cercando macchie, cercai pezzi di unghie [si tocca, effettivamente, le unghie]; cercai capelli [e si prende la testa e si gratta]. Mi affascinava questo contrasto tra il più nobile di loroalla parete e il più banale e sporco sparso per il resto della stanza. Così che questo è l’inferno per me [conclude, già di nuovo appoggiato al divano]: un ricettacolo di tutti gli scarti degli esseri umani».

Il tuo voto: Nessuno Media: 5 (3 voti)

Commenti

Invia nuovo commento

Image CAPTCHA
Se il codice inserito non è corretto, viene segnalato un errore (box rosso). Se il codice inserito è corretto e il tuo commento viene segnalato lo stesso come spam non ti preoccupare, non riscriverlo; la redazione lo pubblicherà al più presto.

Il Blog

Il blog Sul Romanzo nasce nell’aprile del 2009 e nell’ottobre del medesimo anno diventa collettivo. Decine i collaboratori da tutta Italia. Numerose le iniziative e le partecipazioni a eventi culturali. Un progetto che crede nella forza delle parole e della letteratura. Uno sguardo continuo sul mondo contemporaneo dell’editoria e sulla qualità letteraria, la convinzione che la lettura sia un modo per sentirsi anzitutto cittadini liberi di scegliere con maggior consapevolezza.

La Webzine

La webzine Sul Romanzo nasce all’inizio del 2010, fra tante telefonate, mail e folli progetti, solo in parte finora realizzati. Scrivono oggi nella rivista alcune delle migliori penne del blog, donando una vista ampia e profonda a temi di letteratura, editoria e scrittura. Sono affrontati anche altri aspetti della cultura in generale, con un occhio critico verso la società contemporanea. Per ora la webzine rimane nei bit informatici, l’obiettivo è migliorarla prima di ulteriori sviluppi.

L’agenzia letteraria

L’agenzia letteraria Sul Romanzo nasce nel dicembre del 2010 per fornire a privati e aziende numerosi servizi, divisi in tre sezioni: editoria, web ed eventi. Un team di professionisti del settore che affianca studi ed esperienze strutturate nel tempo, in grado di garantire qualità e prezzi vantaggiosi nel mercato. Un ponte fra autori, case editrici e lettori, perché la strada del successo d’un libro si scrive in primo luogo con una strategia di percorso, come la scelta di affidarsi agli addetti ai lavori.