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“Chirù” di Michela Murgia, tra eccellenza ed eccezione

“Chirù” di Michela Murgia, tra eccellenza ed eccezioneIl mio primo contatto con Michela Murgia lo ricordo con chiarezza. Era il 2014, avevo già letto alcuni suoi romanzi, ma non l’avevo ancora mai vista dal vivo. Avvenne in una piccola chiesa alle porte di Mantova, per il Festivaletteratura. Eravamo in uno dei tanti luoghi di meraviglia tardo-rinascimentale che insieme al tardo-medievale puntina la città come se fosse un Seraut di opere d’arte che, solo se viste nel complesso, possono emanare la loro potenza.

Potente fu anche il mio impatto con l’autrice che Michela Murgia introduceva alla platea (Miki Ben-Cnaan). Il tema del romanzo dell’autrice israeliana (le diverse realtà che si affannano a mostrarci la loro esistenza e che noi insistiamo a ignorare, preferendo spesso la versione più sbiadita e rassicurante che già percorriamo) si prestò molto bene alla vena immaginifica e ironica di Michela Murgia, dimostrata fin dal suo primo e fortunato romanzo (Il mondo deve sapere, edizioni Isbn) che ha ispirato opere teatrali e cinematografiche (Virzì lo portò al cinema nell’acclamato Tutta la vita davanti), spalancando il vaso di Pandora dei call center e del precariato a essi collegato.

Le due autrici sembravano chiacchierare nel salotto di casa, deliziosamente incuranti della platea di lettori che le fronteggiava. Partirono da un particolare del testo di Miki Ben-Cnaan che allargarono e allargarono, come se stessero spellando una cipolla alla ricerca dell’anima dell’ortaggio che forse non esisteva, ma non per questo non meritava un tentativo.

Nel nuovo romanzo, Chirù, uscito a fine 2015 per i Supercoralli di Einaudi, Michela Murgia tenta di fare qualcosa di simile con la storia di Eleonora, attrice teatrale di successo sulla soglia dei 40 anni e il suo protégé, che lei chiamerà Chirù, violinista diciottenne in cerca di una strada per spiccare il volo. Michela Murgia usa la sua protagonista per iniziare a spellare la cipolla delle nostre convinzioni e dei nostri preconcetti, dimostrando la scarsa eccellenza di Eleonora. E sul tema dell’eccellenza e della confusione che spesso si fa fra “eccellenza” (intesa nel romanzo come qualità di chi è eccellente nello svolgere un compito in un certo modo) ed “eccezione” (intesa da Eleonora come qualcosa di singolare e straordinario e quindi al di fuori del modo classico e di per sé eccellente per svolgere un’attività) si gioca molto del confronto fra i due protagonisti e soprattutto fra le due, forse tre Eleonora che Michela Murgia confeziona per noi, con la stessa attenzione del famoso sarto Frongia cui porta in visita Chirù per fargli capire quanti diversi eccezionali si troverà a costeggiare e quanto sia importante riconoscerli tutti.

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“Chirù” di Michela Murgia, tra eccellenza ed eccezioneEleonora madre, Eleonora amante, Eleonora maestra e mentore. Perché il personaggio che tutti sovrasta è proprio questa artista eccezionale che teme nel profondo di non essere mai stata un’eccezione, non essendo riuscita a scompaginare il sistema di poteri e di regole che bisogna rispettare per arrivare al successo: «Non tutti i solisti che si ammirano sul palco sono opportunisti, ma gli opportunisti prima o poi sul palcoscenico ci arrivano tutti». E così cerca l’eccezione, mettendo alla prova Chirù di cui ha sentito subito «l’odore di cose marcite provenire dalla sua anima», odore che avrebbe potuto portarlo all’eccezionale, ma non a essere eccezione. Lo mette alla prova per dimostrare a sé stessa che può aiutare qualcun altro a trovare quel coraggio che a lei è mancato, eppure il flusso della storia di questo romanzo che di politico ha tanto (nel senso migliore del termine) porta pian piano il lettore a pensare che almeno un paio delle Eleonora che ha di fronte, forse tutte e tre, non vogliono che Chirù ce la faccia, non vogliono trovarla quell’eccezione, così potranno continuare a cercarla e da questa ricerca assorbire energie e giustificazioni per continuare.

Qui sta la forza del romanzo e sebbene il lettore possa restare deluso dalla mancanza di tratteggio e approfondimento di molti dei personaggi minori, approfondimento e spessore che avrebbe giovato a tutta la storia e di cui Michela Murgia si è dimostrata in passato capace, nonché dal linguaggio di alcuni di loro che spesso si appiattisce su quello di Eleonora, come se da lei tutti derivassero e in lei tutti confluissero, senza possibilità alternativa, questo romanzo ha il merito di mettersi a esplorare la dinamica che per eccellenza ha formato le generazioni passate: mentore-allievo e che oggi vive una crisi forte, che ci si augura si traduca presto in un cambiamento del rapporto e non in una sua eliminazione.

Michela Murgia con Chirù ci apre più di una domanda su questo importante rapporto e quindi l’occasione come lettore non va persa.

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