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Chiamateli Shakespeare

"The Tempest" nella versione di Synetic TheaterWilliam Shakespeare è uno degli autori più importanti della storia della letteratura di tutti i tempi, almeno per l’Occidente. E questo è un fatto. Ed è anche uno tra gli scrittori che più ha conosciuto, anche se qualcuno direbbe subìto, riletture, remake, attualizzazioni.

 

Non solo a teatro, sembra proprio. Se l’opera di Tom Stoppard Rosencrantz e Guildenstern sono morti gode di una relativa notorietà, forse non tutti sanno che esiste un “Amleto in 15 minuti”. Qualcun altro, invece, mette in scena il Macbeth con il prezioso ausilio di una compagine di piccoli, ma agguerriti, ninja.

 

C’è poi chi preferisce i pupazzi, e tutto sommato niente di troppo strano. Esistono, però, anche un brano rap basato sul sonetto 18, Shall I compare thee to a summer’s day?, realizzato niente di meno che da Ian McKellen; ed esiste pure una versione Klingon dell’Amleto.

 

Dato che ormai, soprattutto in Rete, ma non solo, il livello di remixing di materiali audiovisivi è sviluppato in un modo che spesso travalica le nostre aspettative, e quasi tutto quello che riusciamo a immaginare con la vostra fantasia qualcuno l’ha già fatto, o lo sta facendo, dunque che dire di un Otello un po’ diverso?

 

Tra le più belle rivisitazioni shakespeariane, comunque, l’atto unico Words, Words, Words di David Ives, in cui i protagonisti sono tre “scimpanzè” intelligenti sottoposti ad un esperimento da parte di un singolare scienziato; e, da ultimo, ma non ultimo, un omaggio “silenzioso” a Shakespeare: la compagnia del Synetic Theatre ha messo in scena La tempesta senza usare le parole, ma solo attraverso un connubio di danza, musica e visualità.

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