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Chi sono “Le imperfette”? Incontro con Federica De Paolis

Chi sono “Le imperfette”? Incontro con Federica De PaolisCon Le imperfette (DeA Planeta, 2020) Federica De Paolis ha vinto la seconda edizione del Premio DeA Planeta, riservato a romanzi inediti, che anche quest’anno ha visto la partecipazione di più di settecento testi, provenienti da tutta Italia e dall’estero.

Come la vincitrice dello scorso anno, Simona Sparaco, anche Federica De Paolis non è un’esordiente ma ha già pubblicato alcuni romanzi, tra cui Notturno salentino (Mondadori, 2018).

Protagonista di Le imperfette è Anna, una giovane donna che fa senza dubbio parte di un mondo privilegiato: il padre è un famoso chirurgo, proprietario della clinica privata Villa Sant’Orsola, dove si eseguono soprattutto interventi di chirurgia estetica, che ha da poco ceduto il ruolo di primario a Guido, l’affascinante marito di Anna. Nonostante Anna e Guido siano ancora giovani e abbiano due figli in tenera età, il loro matrimonio è già scivolato in una sorta di apatia, da separati in casa, dietro l’alibi di una vita intensa e del troppo lavoro. Anna, però, si è da poco fatta un amante, Javier, un bel ragazzo spagnolo, più giovane di lei, conosciuto all’asilo dove entrambi accompagnano i figli ogni mattina: i momenti d’intimità con lui le fanno dimenticare sia l’indifferenza che regna tra lei e Guido, sia la sensazione costante di non essere una brava madre per i suoi figli.

A un certo punto, però, all’interno di questa vita in cui Anna, grazie a Javier, sembra aver raggiunto un suo equilibrio, qualcosa inizia a vacillare, a partire dalla scoperta che non tutto va bene all’interno della clinica di famiglia e che non è solo lei ad avere qualcosa da nascondere agli altri. Lo scontro brutale con una realtà inimmaginabile e la necessità di dover difendere i propri figli dal male sapranno rendere Anna consapevole della propria forza, a dispetto di qualsiasi sentimento di inadeguatezza.

 

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Federica De Paolis ci ha parlato del suo romanzo nel corso di un incontro online con un gruppo di blogger.

Chi sono “Le imperfette”? Incontro con Federica De Paolis

Perché è stato scelto il titolo Le imperfette?

Perché tutti i personaggi sono imperfetti: il senso del libro è che imperfette sono tutte le persone, anche se il marito di Anna ha un pensiero misogino sulle donne, che lui in fondo disprezza, che si rivolgono alla chirurgia estetica in cerca della perfezione, mentre il padre giudica positivamente questa ricerca. Ma per me in questo non esiste distinzione di genere.

 

Le imperfette è un romanzo che esplora a fondo l’animo dei personaggi. Com’è stato per lei entrare nei panni della protagonista?

Avevo abbastanza chiara dentro di me la storia, l’identità della donna e quello che volevo cercare di raccontare, attraverso una trama ricca e una struttura narrativa che ruotasse attorno a due temi salienti: la consapevolezza e l’apparenza. Non è stato difficile entrare nelle vite dei personaggi, anche se in un paio di occasioni mi sono trovata di fronte a degli scogli, a degli snodi narrativi che ho dovuto riscrivere molte volte. Questo mi ha provocato anche una certa angoscia, perché mi sentivo molto immersa nella storia, che doveva avere una drammaticità precisa.

 

Tutti i personaggi sembrano imperfetti, ma una donna può essere perfetta?

Le imperfette intende essere una critica al sistema, che ci vorrebbe sempre tutti perfetti. I personaggi del romanzo cercano di apparire come tali, ma questo continuo sforzo li frega, perché in questo modo non sono mai loro stessi, sono solo persone con i propri difetti e si trovano in situazioni spesso illecite. L’ambizione alla perfezione mi sembra un male sociale: basta pensare ai social, ai filtri che usiamo, a come ci raccontiamo agli altri sempre felici e nel benessere anche quando questo non è vero.

Io non so se si può essere perfetti, ma la ricerca della perfezione per me è una perdita di tempo: ci si dovrebbe raccontare come si è e non come vorremmo essere.

 

La copertina esprime molto bene la condizione della protagonista.

Si tratta di una situazione lapalissiana: Anna è sposata con un uomo di cui non si cura e che non si cura di lei, vive un matrimonio scontato, ma poi l’incontro con l’altro è una gioia e una scoperta. Io credo profondamente che finché due persone sono in contatto tra loro nessuno può entrare nella relazione: un altro entra solo se si crea uno spazio. Anna non è nemmeno felice di stare con i figli, ma non è detto che quando nasce un bambino arrivi insieme anche l’istinto materno. Lei è sufficientemente brava con i figli, anche se non è felice, ma la nuova relazione la allontana anche da loro.

Chi sono “Le imperfette”? Incontro con Federica De Paolis

Ci darebbe tre motivi per leggere il suo romanzo?

Questa è una domanda imbarazzante, comunque direi: è un romanzo appassionante, o almeno per me è stato appassionante scriverlo, contiene piccoli fatti che si legano tra loro come un thriller dal finale adrenalinico, ed è una fotografia parziale del nostro tempo. Racconta una famiglia borghese, in cui però si possono rispecchiare in tanti, perché esprime i punti di vista di vari personaggi.

 

Quale è stato il punto di partenza?

Ci sono stati più fattori. Tre anni fa ho letto una scrittrice marocchina, Leila Slimani, che raccontava in Ninna nanna una storia molto diversa dalla mia, ma centrata sull’inconsapevolezza di una coppia, un uomo e una donna che vivevano una vicenda guardando solo all’interno, senza capire cosa succedeva intorno a loro. Poi il ricordo di un’esperienza personale in ospedale, quando mi sono rotta un femore e dopo l’operazione mi sono sentita dire dal chirurgo “Se mi avessero detto che lei è la nipote di X non le avrei fatto una cicatrice così brutta”, e questo mi aveva lasciato il desiderio di scrivere qualcosa sulla malasanità. In seguito ho letto di uno scandalo mostruoso sulle protesi mammarie scadute, e ne ho fatto un tema che mi desse la possibilità di parlare appunto di malasanità.

 

Qual è stato il personaggio più difficile da raccontare?

Il padre di Anna, perché durante la stesura mi è stato suggerito di far crescere la parte riguardante la clinica, ma io ero indecisa se lasciarlo come grande persona pura oppure “sporcarlo” e non sapevo che tonalità dargli. Io volevo raccontare soprattutto l’interiorità di Anna e mantenere l’equilibrio è stato complicato.

 

È importante raccontare l’anima femminile?

Ho scritto sei libri, ma i primi hanno un narratore maschile perché potevo prendere una maggiore distanza da me stessa. Riuscire a scrivere da donna in terza persona lo considero per me un atto di maturità: raccontare dei sentimenti che non sono autobiografici, che sono altre storie anche se femminili. Non sono una paladina della femminilità, ma i temi alla fine sono quelli, la maternità, i rapporti con gli uomini, il ruolo sociale. Mi sento orgogliosa di essere riuscita a raccontare personaggi femminili come punto d’arrivo. Si parla di persone che cercano la perfezione, ma per arrivare alla consapevolezza è necessario un evento traumatico. Quando qualcosa si rompe è il momento più facile per cambiare, la morte e la nascita danno una percezione diversa della vita anche se poi torni nella routine, perché quelli sono come degli spartiacque.

 

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Il libro è nato per concorrere al premio?

Bella domanda! Avevo saputo del premio, avevo anche visto la presentazione della vincitrice dell’anno scorso, Simona Sparaco: nel suo libro c’è un personaggio spagnolo. Io volevo che Anna non inquadrasse il suo amante nel suo mondo abituale, perciò Javier mi è venuto straniero e spagnolo. Non mi sono affannata per partecipare al bando, però poi tutto è andato in quella direzione.


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Per la prima foto, copyright: Raphael Lovaski su Unsplash.

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