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Che fine faranno i libri? “Manaraga” di Vladimir Sorokin

Che fine faranno i libri? “Manaraga” di Vladimir SorokinManaraga, scritto dal russo Vladimir Sorokin, è stato di recente pubblicato in Italia da Bompiani con la traduzione a cura di Denise Silvestri. Al pari del precedente romanzo – La tormenta –questa opera ha la capacità di lasciare non poche domande aperte all’interno della mente del lettore.

Protagonista della storia è Géza, definito nel libro un perfetto book griller: al centro della realtà distopica e postbellica creata dall’autore, la cui aderenza con i nostri tempi è però molto notevole, il libro sembra infatti perdere il suo valore intrinseco di promotore culturale, a favore di un affermarsi della propria fisicità o corporeità, ovvero è percepito solo come una serie di fogli rilegati tra loro, pronti ad ardere per cuocere piatti prelibati. Lo chef però è aiutato da delle pulci molto particolari, le quali supportano non solo il suo lavoro, ma gli evitano situazioni di pericolo e governano apprezzabilmente le abitudini del cuoco: l’uomo come fulcro decisionale, come portatore di humanitas è qui spazzato via da un modello quasi tendente alla perfezione, un nuovo tipo di umanità dove lo sbaglio non è previsto e in cui la macchina si fonde con il pensiero.

 

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Ma in effetti anche il particolare trattamento dedicato ai libri nasconde in fondo una critica sottile a tutti quei modelli e stili di vita che hanno come obiettivo principale quello di mercificare la cultura. Esemplari sono i passi in cui i vari clienti di Géza si fanno leggere (e nel libro il verbo leggere è quasi sempre usato come sinonimo di bruciare) i loro stessi manoscritti: la società del singolo ma non dell’individuo, del compenso e del successo passando sempre per strade corrotte, in cui è richiesto un livello di equilibrio perfetto e dove lo spazio dell’art pour l’art è claustrofobico.

Non bisogna meravigliarsi se troviamo frasi sentenziose, apparentemente inopinabili, come la risposta, a un certo punto del romanzo, da Abraham a Michael: «Se una persona non è in grado di trovare l’equilibrio dentro di sé, prima o poi commetterà un atto meschino». L’abilità dello scrittore risulta essere quella di inserire in contesti freddamente logici e dal carattere mafioso, come la Cucina – organizzazione che controlla tutti i book grillers – frasi all’apparenza profonde ma del tutto svuotate del loro primigenio significato se collocate entro quei determinati parametri sociali.

Che fine faranno i libri? “Manaraga” di Vladimir Sorokin

Appare quindi evidente il significato di altri personaggi, in particolare dello zoomorfo, che propone a Geza di leggere – sempre inteso con accezione negativa – una rivisitazione di Così parlò Zarathustra di Nietzsche, dove leggiamo: «Le stelle strizzavano l’occhio all’uomo: sii tranquillo e irremovibile! Il Sole lo scottava: sii audace e implacabile verso la tua debole natura! Il vento gli sussurrava all’orecchio: concentrati, sii coraggioso e determinato, e otterrai ciò che desideri. […] All’improvviso un pipistrello gli si posò su una spalla […]: hai sprecato metà della vita in qualcosa di irrealizzabile. Correvi via dalla bestia verso il superuomo e ti sei perso. Sei misero e vuoto. Chi è in grado di riempirti? Solo la bestia!». Proprio la rinuncia a questi valori altri suggeriti dagli astri e dal vento, sottopone alla lente di ingrandimento il processo di disumanizzazione progressiva della specie umana, che vuole, al pari dello zoomorfo, andare incontro alla bestialità.

Che fine faranno i libri? “Manaraga” di Vladimir Sorokin

Critica tagliente anche nei confronti di chi per anni ha voluto giustificare scelleratezze con la materia pura e alta del sapere umanistico. L’ulteriore conferma dell’evanescenza di tutte quelle realtà costruite su un concetto di cultura protesa più al commercio che alla riflessione sulle opere e all’estrapolazione di lezioni originali è data dalla creazione di veri e propri ologrammi che sfiorano il reale, personaggi che il protagonista incontra nell’arcipelago di Holo.

 

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Il finale quasi a sorpresa pone in netta evidenza l’incapacità di pensiero autonomo da parte del protagonista privato delle sue pulci speciali, proprio in virtù della sua non avvenuta formazione interiore in tutti gli anni di vita. Inoltre, il ritmo del racconto, che si presenta sotto forma di diario, è reso vivace dall’inserimento di più storie parallele, di memorie e di pensieri che restituiscono immagini ironiche taglienti e che strappano un riso talvolta troppo amaro: ma d'altronde una società che non legge, ovvero che non fa proprie le esperienze passate e che preferisce piuttosto chiudere i libri in immense biblioteche dalle quali poi questi vengono trafugati per essere bruciati è una società in cui il pensiero critico profondo è assente e sostituito piuttosto da farse e da parole vuote.


Per la prima foto, copyright: Anastasia Zhenina.

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