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"Cercasi amore vista lago", una nuova avventura nella Verate di Virginia Bramati

"Cercasi amore vista lago", una nuova avventura nella Verate di Virginia BramatiA un anno e mezzo da Tutta colpa della mia impazienza (Giunti, 2017) Virginia Bramati torna nelle librerie con Cercasi amore vista lago (Giunti, 2018), un nuovo romanzo ambientato, come tutti i suoi libri a partire dal felice esordio di Tutta colpa della neve (e un po' di New York) (Mondadori, 2014) a Verate, un borgo lombardo diventato ormai un "luogo del cuore" per i lettori anche se frutto dell'immaginazione dell'autrice, che gli attribuisce i tratti caratteristici di molti centri abitati collocati in Brianza, quella parte della Lombardia che si estende tra Milano e il lago di Como.

Un altro punto che accomuna tutti i romanzi della Bramati è quello di far riemergere in ogni storia personaggi apparsi in quelle precedenti, collocandoli come comprimari attorno a nuovi protagonisti.

In Cercasi amore vista lago assistiamo quindi all'arrivo a Verate di Bianca Maffei, architetto trentatreenne appassionata del suo lavoro "sul campo" come capo cantiere, alle dipendenze di una grande impresa milanese di costruzioni, che però decide di non rinnovarle il contratto a tempo determinato. Dopo aver tentato inutilmente di restare nell'ambiente, Bianca si rassegna ad accettare un lavoro completamente diverso, trasformandosi controvoglia in venditrice di case presso un'agenzia immobiliare di Verate: questo significa anche lasciare Milano per trasferirsi a vivere in paese, in una piccola mansarda sopra la Trattoria Moretti, vero centro sociale del luogo.

Eppure, nonostante questi cambiamenti in apparenza negativi, Bianca scopre che non è poi così difficile adattarsi a una nuova vita, a nuove amicizie e a un lavoro che non è quello sognato da sempre, perché anche a Verate si possono fare incontri che si riveleranno decisivi per il futuro.

Nella sede milanese di Giunti, Virginia Bramati ci ha parlato del nuovo libro insieme alle sue editor Giulia Ichino e Laura Gagliardi, alle quali attribuisce molti suggerimenti fondamentali per la nascita di questa storia.

 

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Come mai ha deciso di ambientare tutti i suoi romanzi nello stesso luogo?

Verate è nata nel mio primo romanzo, ma l'idea di continuare a collocarvi tutte le storie successive è stata di Giulia Ichino, la mia editor da sempre. Ho iniziato con lei in Mondadori e l'ho seguita volentieri da Giunti, per il suo entusiasmo e le sue idee. Mi è piaciuto mantenere i personaggi dei primi libri come contorno delle storie successive. Per quest'ultima ho scelto protagonisti con qualche ombra, a volte con un retrogusto un po' amaro rispetto a un romance tradizionale.

Quando inizio a pensare a una storia faccio molte ricerche in rete per curare ambientazione, professioni, ecc.: Bianca doveva essere un architetto, ma su YouTube ho trovato dei tutorial pazzeschi, in cui ti spiegano addirittura come costruire una casa in venti lezioni, presentando le figure addette ai vari settori. Lì mi sono innamorata della figura del capocantiere, il lavoro che piace appunto a Bianca. Ogni capitolo si apre con un annuncio immobiliare, relativo a una casa di cui si parlerà nelle pagine successive. Sono tutti annunci veri, che ho letto sul giornale, anche quelli più bizzarri, che finiscono per dare un tono comico a certi passi della storia.

"Cercasi amore vista lago", una nuova avventura nella Verate di Virginia Bramati

Come si è documentata per la malattia grave del personaggio di Giacomo, il fratello del protagonista?

Marta Bruno Ventre, la compagna di mio nipote, che cito nei ringraziamenti alla fine del libro, è la mia consulente medica, perché essendo di famiglia posso permettermi di vessarla con le mie richieste. Stavolta volevo che uno dei personaggi soffrisse di una malattia invalidante, che però doveva avere determinate caratteristiche, e lei è riuscita a trovarmene una.

Tutto quello che scrivo è molto controllato da tutti: anche il titolo della tesi di laurea della protagonista è quello vero di una ragazza, che me l'ha gentilmente donato.

 

Lei si affida volentieri ai pareri degli altri e quindi non fa parte degli autori che litigano in continuazione con il proprio editor. Cosa ne pensa Giulia Ichino?

Una delle caratteristiche di Virginia scrittrice è che i suoi libri nascono dal desiderio di leggere e far leggere qualcosa di piacevole, oltre che da uno scambio tra mondo interiore e mondo esterno.

È uno dei pochi autori che non si offende quando riceve una proposta riguardo ai personaggi o allo sviluppo della storia, perchè non la vive come una lesa maestà della sua immaginazione, ma anzi come una specie di grande laboratorio. Questa dote oggi è sempre più richiesta, perché i linguaggi sofisticati della narrativa si esprimono sempre più raramente nelle opere letterarie, anche a livello alto. Le storie più profonde e sofisticate ormai appartengono al cinema e alle serie tv, dove però non c'è mai un autore solo, ma un gioco di squadra tra più sceneggiatori.

Scrivere in una squadra sembra molto diverso dal vecchio concetto di ispirazione, eppure oggi è così. I libri di Virginia nascono anche da un lavoro di squadra, perché lei è sempre disponibile a recepire i suggerimenti.

 

Torniamo all'autrice: cosa pensa che si aspetti un lettore dai suoi romanzi?

In fondo quello che si vuole leggere è la vita di una ragazza di oggi: il lavoro, le amicizie, l'amore.

Conosco lettori che vogliono storie piene di sofferenza, ma non sono il mio genere: nei miei libri si vive, ma si sorride. Scrivo storie non troppo comuni, ma possibili, in cui il protagonista o eroe maschile è mediamente piacente e benestante, ma non inarrivabile. La dimensione sociale è molto italiana, non da commedia anglosassone: qui c'è un ribaltamento tra le aspirazioni classiche della ragazza di provincia che vorrebbe andare nella grande città e la realtà di Bianca che, da milanese, si ritrova a vivere in un paesino di provincia.

"Cercasi amore vista lago", una nuova avventura nella Verate di Virginia Bramati

Che rapporto ha con la scrittura?

Per me scrivere è gioia pura: a volte mi sento in colpa, pensando che sto scrivendo mentre avrei le tende da lavare, ma poi mi ricordo che ormai quello della scrittura per me è un impegno che ho preso, e che devo portare avanti. Spero che il mio piacere di scrivere si avverta leggendo.

Non mi sento di dare giudizi sugli altri, ma quando sento chi sostiene di scrivere con estrema fatica mi verrebbe da dirgli "lascia perdere", perché ritengo che la scrittura debba essere un piacere e non una sofferenza. Ma la strada verso la scrittura non è uguale per tutti, per cui non mi permetto mai di dare apertamente consigli di questo tipo.

Ammetto che a volte la scrittura è un alibi: mio marito si chiede sempre quando scrivo, perché al computer mi vede sempre a fare altro... "sto facendo ricerche" è la mia risposta classica, il che poi è anche vero. Comunque, alla fine, il libro arriva.

Il momento più bello per me è il confronto con le mie editor, quando iniziano a leggere la prima stesura e mi danno i loro consigli.

 

In famiglia come prendono la sua attività?

I miei figli non hanno mai letto i miei romanzi, la fidanzata del maggiore passa direttamente i libri che le regalo alla madre, perché dice che non sono il suo genere. Mio marito ha iniziato a prendermi sul serio solo quando il mio primo romanzo autopubblicato è andato in testa alla classifica di Amazon. Ma da tre maschi, di cui due ingegneri e uno matematico, non potevo aspettarmi di più.

 

Il libro più facile e quello più difficile da scrivere?

Il più facile senz'altro il primo, che ho scritto in un'estate, di getto, mettendoci tutto quello che mi veniva in mente in quel momento. Il più difficile è stato E se fosse un segreto? che è quello che mi ha coinvolto più di tutti dal punto di vista emotivo.

 

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Quanto ha dato di personale alle sue protagoniste?

La mia preferita è Agnese, la più giovane (Tutta colpa della mia impazienza) che potrebbe magari tornare in una storia futura. Da giovane ero così, molto battagliera. Sono anche maldestra come Sassi (Tutta colpa della neve!), ho fatto pure gaffes peggiori delle sue... Come Alessandra ( E se fosse un segreto?) mi sarebbe piaciuto entrare in politica, ma ho lasciato perdere l'idea.

Dalle mie editor ho imparato soprattutto questo: ogni capitolo un fatto, ogni capitolo un'emozione, ed è questo che cerco sempre di fare, ma sei tu autrice che ti devi emozionare per prima mentre scrivi.


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Per la prima foto, copyright: Lili Kovac.

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