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Cent’anni di Orson Welles, il rivoluzionario del cinema hollywoodiano

Cent’anni di Orson Welles, il rivoluzionario del cinema hollywoodianoMi piacerebbe iniziare questo ricordo di Orson Welles a cent’anni dalla sua nascita (6 maggio 1915) con una testimonianza tratta dal documentario Filming Othello (1978) in cui, oltre a ricordare il tormentato processo di elaborazione della trasposizione cinematografica del classico shakespeariano (formidabile esempio di meta-narrazione), traccia una sorta di parabola della sua vicenda personale:

«I film non si realizzano solo sul set: gran parte del lavoro avviene proprio [curando l’edizione e il montaggio]. (…) Qui i film vengono salvati, sottratti talvolta al disastro oppure massacrati. Questa è l’ultima fermata di quel lungo percorso tra il sogno creativo di un cineasta e il pubblico cui quel sogno è diretto».

Cent’anni di Orson Welles, il rivoluzionario del cinema hollywoodiano

Pensiamo a Citizen Kane (Quarto potere, 1940), sarebbe comunque «il più grande film di tutti i tempi» senza l’introduzione del montaggio proibito grazie all’uso insistito del piano sequenza? L’apologia del potere della stampa (e per estensione dei mezzi di comunicazione) rappresenta una trama senza dubbio trascinante e, a rivederla a distanza di tempo, lungimirante, di un’attualità infinita. L’inaccessibile castello di Xanadu, il mistero di rosebud, la tracotanza e insieme il titanismo di Charles Foster Kane, sono altrettante allegorie di una storia che benché radicata in un preciso contesto storico e sociale (l’America roosveltiana e il New Deal), alla stesso modo si ribella. Quasi fosse un atto d’accusa contro il positivismo accattivante dello «spirito della frontiera», di cui incarna l’estrema arroganza, quel “No trespassing” che recita il cartello all’ingresso della magione è un vero e proprio manifesto reazionario, non a caso prima e ultima inquadratura del film: non oltrepassare il sogno americano che Hollywood ha contribuito a confezionare.

Cent’anni di Orson Welles, il rivoluzionario del cinema hollywoodiano_Quarto potere

Ma Welles non sarebbe stato il grande cineasta che è stato se non avesse, non solo oltrepassato Hollywood e i suoi paradigmi patinati – specchio di un’America che dopo la depressione seguita alla crisi del ’29 rincorreva l’ottimismo a ogni costo – ma anche le ormai consolidate tecniche cinematografiche conformate sull’ingannevole estetica del cosiddetto montaggio invisibile degli anni Trenta.

Cent’anni di Orson Welles, il rivoluzionario del cinema hollywoodiano

In questo senso la rottura rappresentata da Quarto potere è immensa, con i suoi lunghi e complessi movimenti di macchina senza stacchi; senza contare l’uso del deep focus, la profondità di campo dell’inquadratura, superamento, se non proprio rifiuto, del montaggio come strumento diegetico imposto dal regista: che sia lo spettatore a costruirsi da sé il senso della scena. Una vera e propria responsabilizzazione e al contempo sfida all’intelligenza dell’interlocutore: il cinema, come la letteratura, è un rapporto a due, un dialogo, un contraddittorio. È, insomma, un legame amoroso che deve impegnare sia chi sta dietro lo schermo che chi gli sta davanti.

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Cent’anni di Orson Welles, il rivoluzionario del cinema hollywoodiano_L'infernale Quinlan

Orson Welles, tuttavia, è un amante tirannico verso l’oggetto del suo amore, a tratti disperato (nel 1948 gira in appena venti giorni la propria versione del Macbeth cavandone fuori una parafrasi visiva se possibile ancora più spietata dell’originale teatrale) e pretende da esso la piena perfezione. Insoddisfatto dalla prima versione del montaggio di Touch of Evil (Infernale Quinlan, 1957), scrisse di getto cinquantotto pagine di possibili modifiche, accolte però solo nella successiva riedizione della pellicola per rendere il film più vicino alle intenzioni dell’autore, enfatizzando cioè l’ambiguo compiacimento del tradimento al centro della trama.

Cent’anni di Orson Welles, il rivoluzionario del cinema hollywoodiano_Orson Welles, Parigi, 1952

Sono, comunque, i funambolismi delle inquadrature il vero e proprio tratto distintivo del regista che, non dimentichiamo, è stato anche attore (memorabile in questo senso l’arringa nei panni di Padre Mapple nel Moby Dick di John Huston, 1956 così come il sibillino Harry Lime in The Third Man di Carol Reed, 1949).

Cent’anni di Orson Welles, il rivoluzionario del cinema hollywoodiano_La donna di Shanghai

Quelle acrobazie che rendono il fotogramma una parola dalle estensioni semantiche pressoché infinite: la scena degli specchi nel finale de La donna di Shanghai (1948, protagonista Rita Hayworth, all’epoca sua moglie) è la deformazione (letterale e metaforica) di ogni possibile senso logico della narrazione, qualunque ne sia il mezzo.

Cent’anni di Orson Welles, il rivoluzionario del cinema hollywoodiano

Un uomo, un artista egocentrico. Un genio.Anche se le due caratteristiche prima citate non sono sempre, necessariamente, legate alla disposizione carismatica della definizione di genio. Forse più che altro un monello di chapliniana memoria (soluzione concettuale che, con molta probabilità, non sarebbe stata benaccetta dal nostro che considerava Chaplin «per molti aspetti un cretino»), quel ragazzaccio scellerato che il 30 ottobre del 1938 gettò nel panico gli interi Stati Uniti d’America persuadendoli dell’imminente invasione aliena della Terra. Si trattava di una trasmissione radio, dell’interpretazione della Guerra dei Mondi di H.G. Wells. Lo scherzo di un giovane anarchico e visionario Orson Welles, cent’anni oggi d’indomabile ingegnosità. 

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