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Cathleen Schine raddoppia con “Io sono l’altra”

Cathleen Schine raddoppia con “Io sono l’altra”La storia di due gemelle omozigote, capelli rossi e un’incredibile passione per le parole, anima le pagine di Io sono l’altra, il nuovo romanzo di Cathleen Schine, pubblicato da Mondadori con la traduzione di Stefano Bortolussi.

Anche nei nomi le due gemelle sono una sola entità: Daphne come la Dafne insidiata da Apollo e Laurel come la pianta di lauro in cui la ninfa si trasforma per sfuggire all’abbraccio del dio del Sole. Il cognome Wolfe – lupo – è di nuovo un modo per giocare con le parole e con la mitologia: la lupa che allatta i gemelli più conosciuti al mondo. Dilettarsi con il lessico è ciò che diverte le due protagoniste del romanzo. Fin da bambine, ad accomunarle e renderle così irraggiungibili da parte del mondo esterno c’è un linguaggio segreto che solo loro capiscono. E quando il padre Arthur regala loro un dizionario, le parole scritte sulle pagine di quell’enorme librone diventano per le due bambine un’attrazione irresistibile.

 

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Il lettore segue così la vita di Daphne e Laurel, l’una al fianco dell’altra, in gran parte delle fasi della loro esistenza. Dalla contea di Westchester, dove nascono e trascorrono l’infanzia e l’adolescenza – nella tranquillità di una classica villetta “da staccionata bianca” nei sobborghi – alla metropoli pericolosa ma affascinante: la New York dell’East Village degli anni Settanta.

Fin da bambine, le gemelle si affacciano al mondo come “una cosa sola”, elemento che desta preoccupazione in mamma Sally che

«ammirava le sue figlie a distanza e con una punta di sconcerto: due graziose bambine indaffarate come uccellini e altrettanto aliene. Ed era preoccupata per loro, per come si sarebbero integrate col resto del mondo, poiché sembravano star bene solo l’una con l’altra.»

 

Eppure a lungo andare la vita fa intraprendere scelte diverse alle due protagoniste. Matrimoni, figli, traslochi in due zone diverse della città – Upper West Side e Brooklyn – una distanza non solo geografica ma di stile di vita. Le due si allontanano sempre di più finché proprio quella passione per il lessico, che le ha rapite fin da bambine, sarà motivo di scontro. Ironia della sorte, l’arte di argomentare anziché persuadere divide. Le due protagoniste intraprendono così un viaggio nei meandri della lingua inglese adottando due punti di vista diversi, dimostrando di fatto, per la prima volta, di essere non semplicemente «l’altra» ovvero «uno di due» bensì un io totalmente diverso. Ma a che prezzo?

Cathleen Schine raddoppia con “Io sono l’altra”

La rivista «People», nel 1990, definisce Cathleen Schine «a modern-day Jewish Jane Austen». Come spesso accade nei suoi romanzi infatti, l’autrice ambienta la vicenda nell’universo della popolazione americana di cultura ebraica e lo fa – come di consueto – narrando la storia di protagoniste femminili. Se ne ricava uno spaccato della borghesia della East Coast in tutte le sue sfaccettature, nevrosi, dialoghi pungenti e spesso divertenti, intriso di quell’umorismo ebraico che tanto alimenta la letteratura americana. Dall’Alice de Il letto di Alice e da sua madre Brenda (L’ossessione di Brenda), a L’evoluzione di Jane, passando per Le disavventure di Margaret quello delineato dalla Schine è un universo ebraico tutto al femminile. È un mondo interessante, creativo e vitale in cui ci si abbandona a mille suggestioni. Le giovani, poco più che ventenni Daphne e Laurel, complice la loro chioma rossa fiammante, l’aspetto trasandato, sigarette e sregolatezza, viene da immaginarle in giro per l’East Village come la meravigliosa Natasha Lyonne nella sua Nadia in Russian Dollmentre la “parte” in cui si cala la neosposa Laurel, apatica e priva di stimoli, è quella delle tante benestanti ebree che affollano il Riverside Park nella divertente serie tv La fantastica signora Maisel.

 

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Io sono l’altra oltre a essere un altro esempio di un mondo al femminile delineato dall’autrice è il romanzo in cui Cathleen Schine fa centro e “raddoppia” letteralmente. Il tema del doppio è il pretesto che dà il là all’azione. Le due gemelle si sostituiscono l’una all’altra ed è da questo scambio che le loro vite decollano. Correttrice di bozze l’una ed insegnante l’altra, è infine nel linguaggio – che le ha unite fin dalla culla – che invece trovano la loro identità. Ogni capitolo ha inizio con una definizione tratta dal Dizionario della lingua inglese di Samuel Johnson e ogni parola racchiude un pezzo di vita delle gemelle. La partita tra le due si gioca sul piano del linguaggio: tra la lingua informale che esprime emozioni, frustrazioni, dolori, gioie e verità concrete, attinte dalla realtà e la freddezza della norma, delle regole grammaticali imposte. La riflessione sulla lingua inglese travalica così la grammatica e si impone sul piano personale e sul rapporto che le gemelle hanno l’una con l’altra:

 

Quando le gemelle avevano cominciato a parlottare nella loro riservatissima lingua segreta, Sally si era preoccupata.

«Ti senti esclusa, tutto qui» le aveva detto lui.

Lei aveva annuito. Era vero, si sentiva esclusa.

«Non devi.» Arthur l’aveva abbracciata.

«Sei la loro madre.»

«Ma loro sono...»

«Sono che?»

«Una cosa sola.»

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