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Case editrici di Roma

Case editrici di RomaLe case editrici che si trovano a Roma, anche se non rivestono una centralità editoriale come quelle di Milano, hanno conquistato nel tempo un’importanza di tutto rispetto.

Si può parlare, infatti, di un esercito di piccoli e medi editori e si conferma la testa di legione della nuova editoria indipendente italiana. Fantascienza, sport, fumetti, divulgazione, letteratura slava e lusofona, audiolibri, saggistica religiosa, noir, manuali didattici e narrativa bianca, Roma non si fa mancare nulla. Dal cilindro romano dal quale è uscita la vecchia guardia indie, ha avuto origine anche la new wave indipendente.

Guardando alle case editrici di Roma degli ultimi cinquant'anni si potrebbe pensare a due ere temporali.

I primi gladiatori

In piena sintonia con il momento storico, nel 1969 comincia a Roma l'avventura della Newton Compton, il colosso dell'editoria anticlassista, economica e accessibile, con i suoi Mammut e le sue 100 pagine a millelire, divenuta oggi la collana Live. Un paio d’anni dopo, nel 1971, la famiglia Fanucci fa conoscere all'Italia la fantascienza. Alla fine degli anni Settanta si trasferisce a Roma una casa editrice pugliese di antiche origini, Laterza, che fa della capitale un centro d'eccellenza per la produzione da manuali storici scolastici e saggistica divulgativa.

Nel 1979 vede la luce capitolina una realtà che è ancora sulla cresta dell’onda: E/O Edizioni. Partita con un debole per la letteratura dell'Est Europa, la casa editrice della cicogna è diventata un punto di riferimento per la narrativa contemporanea italiana e straniera.

Il 1993 è l'anno di nascita di uno status symbol dell'editoria indipendente d'autore: minimum fax, nella cui scia si sono messi molti degli editori di narrativa nati negli ultimi anni. Tra le fila degli “esterofili”, degni di nota Voland (1995), slavista di vocazione che diventa ben presto sinonimo di ricercatezza e La Nuova Frontiera (1999), dedicata alle letterature di area iberica, latinoamericana e lusofona.

Intanto, tra il 1994 e il 1998, a movimentare la scena culturale arrivano Elido Fazi con la sua ventata di narrativa anglo-americana, che soffia ancora oggi, e Domenico Procacci, patron del progetto “uno e trino” Fandango (casa di produzione cinematografica, etichetta musicale e casa editrice).

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Gli indie del nuovo millennio

Apre le danze nel 2001 una casa editrice che rivoluziona prima la saggistica d’attualità e di viaggio e poi la narrativa non di genere: Nutrimenti. Nel 2002, dall'esperienza delle "figlie d'arte" Roberta Einaudi e Ginevra Bompiani, nasce Nottetempo e lancia sul mercato un catalogo colto e raffinato. Cavallo di Ferro si inserisce nel 2004 per promuovere la letteratura portoghese. A lanciare esordienti promettenti ci pensa la Giulio Perrone che, dal 2005, ha scoperto molti scrittori di talento emigranti poi verso gruppi più grandi.

Ma è il 2007 l’anno d’oro per l’editoria indie romana con la fondazione della letteratura critica targata La Lepre, i selezionatissimi romanzi di Del Vecchio e l’arrivo dell’originale Elliot, oggi parte del romano Gruppo LIT, una sorta di comune che racchiude nove marchi editoriali (tra cui anche Arcana e Castelvecchi) conservandone l’indipendenza.

Nello stesso anno anche Emons, il guru teutonico degli audiolibri sceglie di aprire a Roma. Nel 2008 due avvocati innamorati di New York si inventano 66thand2nd e moltiplicano la narrativa sportiva, aprendo le frontiere a romanzi su multiculturalità e integrazione: da abbecedari russi a noir africani. Tra gli ultimi scoppiettanti debutti romani c’è anche quello di Gorilla Sapiens (2011), editori ironici e demenziali.

Sede della cristianità, Roma è comprensibilmente anche il baricentro dell'editoria religiosa, un ramo che non conosce crisi e che conta tra gli editori più prolifici la Libreria Editrice Vaticana (LEV) e le Edizioni Paoline. La capitale è da sempre a misura di bambino grazie anche al lavoro di editori per l’infanzia quali Gallucci, Lapis e Orecchio acerbo.

Insomma, il mondo delle case editrici di Roma non ha nulla da invidiare all’impero editoriale meneghino.

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