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"Caravaggio segreto. I misteri nascosti nei suoi capolavori" di Costantino D'Orazio

Costantino D'Orazio, Caravaggio segretoSe volete leggere il solito noioso manuale d'arte, se desiderate conoscere a memoria date, eventi e opere di uno dei maggiori rappresentanti dell'arte italiana, questo libro non fa per voi.
Ciò che lo storico dell'arte Costantino D'Orazio vuole offrire con Caravaggio segreto. I misteri nascosti nei suoi capolavori, edito da Sperling & Kupfer (2013), è un viaggio alla scoperta degli aspetti meno conosciuti della carriera artistica di Michelangelo Merisi: «Vorrei che queste pagine fossero uno strumento per chi ama Caravaggio e vuole capirlo al primo sguardo, come una persona che si conosce da tempo».

Michelangelo Merisi, un “artista maledetto”, come spesso viene etichettato, ha sconvolto la scena artistica nel periodo tra il 1500 e il 1600. Un pittore che, sebbene non abbia mai avuto degli allievi, ha potuto contare su un’imponente cerchia di seguaci, tale da portare alla nascita della cosiddetta “Caravaggio-mania”, le cui manifestazioni interessano ancora oggi molte produzioni di artisti contemporanei.

Qual è la prima caratteristica della sua pittura che vi giunge alla mente? Nella maggior parte dei casi, sicuramente la luce. Ebbene sì, ciò che Caravaggio ha cercato di mettere più in risalto nelle sue opere è stato l'elemento luministico. Una peculiarità spiegata così da D’Orazio: «Nel contratto d'affitto di una abitazione presso cui si trasferì a Roma nel Vicolo del Divino Amore al numero civico 19, si legge come egli chiese alla padrona di casa di poter smantellare il soffitto di legno per ospitare delle tele più grandi e soprattutto per poter ottenere la luce che proveniva da una finestrella che ancora è presente nel sottotetto sulla facciata della casa. Questa è la luce che troviamo nella Morte della Vergine o ne La Madonna dei Palafrenieri». L'elemento luministico si mescola agli episodi evangelici: questo è l'obiettivo dell'artista perché Caravaggio, come viene evidenziato nel libro, non fu solo un uomo scapestrato, rissoso e squattrinato, ma anche un profondo conoscitore dei testi sacri da cui traeva ispirazione per le scene.

Caravaggio voleva sconvolgere, stupire, far parlare di sé e lo fece adottando alcune tecniche che si discostavano da quelle impiegate dagli altri artisti, i quali cercavano perlopiù di proporre soluzioni che potessero esaltare il senso del decorum tanto celebrato dalla Chiesa, da cui provenivano la maggior parte delle commissioni. Il pittore visse all'epoca della Riforma e della Controriforma: lo Stato Pontificio aveva la necessità di recuperare i fedeli, di istruirli e, talvolta, di invitarli alla conversione. Lo scopo, dunque, era quello di aumentare la produzione di opere che raccontassero le vite dei Santi.

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Costantino D'OrazioUno dei primi dipinti, forse tra i più conosciuti, è il Bacchino malato, conservato nella Galleria Borghese di Roma. La maggior parte di noi lo interpreta come la raffigurazione di Bacco, dio del vino, anche se alcuni lo identificano con Gesù Cristo, con in mano un grappolo d'uva che evoca il vino servito agli apostoli durante l'Ultima Cena. Costantino D'Orazio invece, in qualità di critico d'arte, ci ricorda come quel dio dell'ebbrezza, secondo alcuni studi, rappresenterebbe lo stesso Caravaggio che eseguì il dipinto osservando la sua immagine allo specchio. Perché quel colorito “lunare”? La datazione dell'opera coincide con i giorni in cui il pittore, a causa di una brutta ferita alla gamba, fu costretto in ospedale. È forse questo il luogo in cui realizzò la tela?

Sotto una delle opere più conosciute e ammirate, Il martirio di san Matteo, conservata nella Cappella Contarelli nella chiesa di San Luigi dei Francesi a Roma, gli studiosi, con l'aiuto dei raggi infrarossi, hanno scoperto un ulteriore disegno che Caravaggio avrebbe provveduto a coprire interamente, per poi collocare i personaggi in maniera differente. Per quale motivo decise di giungere a un'altra soluzione?

Ne La Vocazione di san Matteo, il pittore stupisce collocando sullo sfondo una finestra da cui non entra alcuna luce, lasciandoci intendere che dietro quel muro ci sarebbe un'altra stanza chiusa. E osserviamo attentamente la figura centrale dell'uomo con la barba: secondo una teoria, il “vero” Matteo non sarebbe lui, ma il ragazzo seduto in fondo al tavolo, nell'atto di contare alcune monete. D'Orazio, però, ci propone una curiosa controlettura, portandoci a indagare la luce che si riflette sulla mano del “falso” apostolo. Che cosa ci suggerisce questo dettaglio?

Uno dei dipinti che portò il Merisi a rompere il rapporto con la comunità che viveva all'ombra di San Pietro fu La Maddalena penitente. Chi si nasconde dietro il volto della santa?

Lascio la ricerca delle risposte a tali domande al lettore che vorrà conoscere in modo approfondito la vita e le opere di una delle personalità che ha lasciato un segno indelebile nella storia dell'arte italiana. Il Caravaggio segreto vi farà scoprire alcune sfumature dei suoi dipinti che possono essere sfuggite alla vostra osservazione. Un testo in cui è possibile non solo riflettere su alcune caratteristiche della pittura di questo “artista maledetto”, ma anche su certi aspetti della sua vita che rimangono tuttora irrisolti.
«Ciò che lo renderà sempre vivo è l'energia e il fascino della sua pittura, che ancora oggi irretisce il nostro sguardo e cela enigmi da svelare», dichiara l'autore perché, come lo stesso Caravaggio sosteneva, «Quando non c'è energia non c'è colore, non c'è forma, non c'è vita».

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