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Bullismo e omofobia a scuola, ecco come riconoscerli

Bullismo e omofobia a scuola, ecco come riconoscerliPer contrastare bullismo e omofobia a scuola, dobbiamo essere in grado di riconoscerli. A riguardo, è stato pubblicato in Italia Bullismo omofobico. Conoscerlo per combatterlo, libro scritto da Ian Rivers, psicologo e ricercatore presso la Brunel University di Londra, uscito in Gran Bretagna nel 2001, precedendo di pochi anni l’emergenza LGBT nelle agende politiche e sociali di tutto il mondo. L’edizione italiana di Homophobic Bullying è stata curata per il Saggiatore da Vittorio Lingiardi, con la traduzione di Viola Rastrelli.

Si tratta di un testo accademico, in cui Rivers ha raccolto i risultati di quarant’anni di ricerche sul bullismo omofobico, a partire dai primi studi condotti in Scandinavia negli anni Settanta da un medico svedese di nome Heinemann, la cui indagine sulle aggressioni di gruppo tra compagni di scuola è considerata la prima ricerca empirica sul bullismo scolastico.

Vittorio Lingiardi, psichiatra e professore di Psicologia dinamica alla Sapienza di Roma, autore dell’introduzione insieme allo stesso Ian Rivers, ha definito il bullismo omofobico e transfobico «una forma di violenza di genere». Anni di ricerche dimostrano che le vittime non sono solo i giovani LGBT, ma tutti gli studenti considerati diversi, ossia «non conformi alle norme e agli stereotipi di genere correnti». Ne deriva che la causa delle discriminazioni e persecuzioni nei contesti scolastici affondino le radici proprio nelle convinzioni sociali con le quali siamo cresciuti: il più forte detiene il potere sul più debole, destinato a soccombere.

Il termine «omo-fobico» deriva dal greco e letteralmente significa «paura dello stesso»; tuttavia, anche se intesa come “paura irrazionale e involontaria”, nessun manuale di psicologia considera l’omofobia una patologia. Come affermano gli autori nelle prime pagine del libro, il bullismo omofobico è tutt’altro che inconsapevole, trattandosi di atti intenzionali e ripetuti finalizzati a denigrare o deridere le persone omosessuali o presunte tali, ricorrendo a violenza verbale e fisica. Non a caso, da alcuni studi, si evince che tendano all’omofobia le personalità autoritarie, rigide, insicure, che temono di essere emarginate e di uscire dallo “in-group”, ossia dal gruppo predominante con cui ogni individuo si identifica, secondo la teoria dell’identità sociale.

Bullismo e omofobia a scuola, ecco come riconoscerli

Lo stesso Rivers descrive il bullo come colui che, per evitare le critiche e le prese in giro, distoglie l’attenzione degli altri da sé dirigendola sul comportamento di un’altra persona, la vittima o capro espiatorio. Dall’altra parte ci sono coloro che per evitare di diventare le prossime vittime incitano il bullo. Quest’ultimi sono definiti dagli studiosi gli “spettatori”.

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Nelle scuole, a essere ridicolizzati, emarginati e perseguitati sono, spesso, anche alunni considerati diversi per provenienza etnica o culturale, colore della pelle o che presentano qualche disabilità fisica o mentale. Anche in questi casi è possibile parlare di bullismo scolastico. Tuttavia, gli episodi di omofobia nelle scuole presentano particolari caratteristiche:

  1. le prepotenze riguardano sempre il genere e la sessualità
  2. la vittima non si sente a suo agio nel chiedere aiuto agli adulti, familiari o insegnati, per vergogna e per paura di deludere le aspettative di eterosessualità che la società impone.
  3. difficilmente la vittima trova sostegno e protezione tra i suoi pari (“se difendo un gay, penseranno che sono gay anche io”).
  4. il bullo afferma il suo essere “normale”, alimentando angosce relative alla sfera sessuale individuale.

Bullismo e omofobia a scuola, ecco come riconoscerli

Numerose sono le testimonianze raccontate in prima persona nel libro di Rivers. Le storie di coloro che hanno subito angherie e abusi sono state utilizzate dagli studiosi per comprenderne le conseguenze e gli effetti a lungo termine: disturbi post-traumatici, ansia, depressione fino al suicidio. Ulteriori studi hanno dimostrato che un clima familiare ostile e avverso incentivi comportamenti autodistruttivi. Diversamente, coloro che hanno rivelato il proprio orientamento sessuale in famiglia e a scuola (“coming out”, abbreviazione di “coming out of the closet”) si sono sentiti più a proprio agio in contesti sociali, familiari e scolastici.

Di recente il tema della sicurezza nelle scuole a tutela delle vittime di ogni forma di persecuzione e discriminazione è al centro dell’attività di importanti istituzioni, soprattutto alla luce del dilagare del fenomeno attraverso la rete (cyberbullismo).

Negli ultimi dieci anni sono nate numerose associazioni scolastiche per favorire le amicizie tra gay e etero, le cosiddette Gay-Straight Alliance. Nel 2010 è stato avviato negli Stati Uniti il progett” It gets better per far fronte ai numerosi suicidi delle vittime dell’omofobia scolastica. In Italia è nata l’iniziativa noprofit Le cose cambiano, progetto affiliato a quello statunitense.

Bullismo e omofobia a scuola, ecco come riconoscerli

Come si evince dalle pagine del testo, gli insegnanti hanno un ruolo fondamentale, anche se spesso non si sentono legittimati o preparati a parlare di sessualità. In alcuni casi, sono proprio questi ultimi con erronee affermazioni ad alimentare le molestie all’interno delle istituzioni scolastiche. Questo libro fornisce loro, in qualità di educatori, importanti strumenti per contrastare questi comportamenti.

Con un linguaggio prevalentemente semplice e chiaro, nonostante gli innumerevoli termini tecnici, lo psicologo inglese ci spiega ogni aspetto di questo dilagante fenomeno, che sta affliggendo la società mondiale. Il libro di Rivers può essere utilizzato sia dagli addetti ai lavori, ossia studiosi e ricercatori, sia da tutti coloro che vogliono approfondire questo tema attuale e garantire la sicurezza nelle aule scolastiche. Leggendo questo testo, insegnanti e genitori avranno gli strumenti necessari per riconoscere il bullismo e l’omofobia a scuola e tutelare i nostri figli. 

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