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Bookcrossing, è crisi oppure no?

BookcrossingLa moda dei libri in regalo, dei libri “liberati” per il mondo, del bookcrossing è già solo un ricordo? Più che porre la domanda, l’articolo pubblicato da Flavia Amabile qualche settimana fa su «La Stampa», sembra proporre certezze. Fin dal titolo, che in due caustiche battute pare sintetizzare l’attualità del bookcrossing, almeno un Italia: Un libro? No, nemmeno in regalo. L’articolo, che riporta l’esperienza diretta dell’autrice in giro per Roma a visitare i luoghi del bookcrossing, ossia dei libri lasciati gratuitamente in giro per la Capitale, racconta, dati alla mano, un fenomeno che, a differenza di quanto avviene in altri Paesi del mondo (sono 132 quelli nei quali il bookcrossing è attivo), sembra abbandonato ad una triste agonia.

La giornalista spiega come funziona: dall’iscrizione al sito ufficiale, www.bookcrossing.com, all’assegnazione del codice, univoco, che andrà scritto all’interno del libro, dalla nota lasciata sul sito per confermare di aver lasciato un libro in un certo luogo, all’attesa che qualcuno aggiunga di averlo ritrovato. «Scrivendolo sul sito –illustra Flavia Amabile – si può seguire il viaggio del titolo nel mondo intero. Tutto questo accade ma non in Italia». Una frase che ovviamente non è piaciuta a chi da anni si fa in quattro per promuovere il bookcrossing in Italia, e che sul sito www.bookcrossing-italy.com ha definito il pezzo della giornalista «poco informato». Qualche giorno dopo la pubblicazione dell’articolo, il 10 marzo scorso, la pagina Facebook di Bookcrossing Italia lanciava la provocatoria proposta a tema con l'etichetta Questo libro non esiste, però puoi leggerlo, con tanto di trafiletto per le release: «il bookcrossing in Italia esiste, e tu ne hai in mano una prova». Come dire: in Italia nessuno conosce l’autocritica, e anche chi legge libri (o dice di farlo) a una critica reagisce sempre con la polemica. Magari dopo aver fatto il broncio.

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Quantomeno, la querelle ha fatto nascere in molti, noi compresi, la voglia di capire se questo bookcrossing, su e giù per lo stivale, funzioni davvero o se abbia ragione la giornalista del quotidiano torinese. Flavia Amabile, dopo aver osservato il sito ufficiale, ha scritto che «nelle classifiche sulla partecipazione dei lettori a questo grande gioco mondiale, si trovano Usa, Germania e Regno Unito ai primi tre posti. E, poi: Paesi Bassi, Finlandia, Canada, Australia, Francia, Portogallo, Spagna. L’Italia? Non pervenuta». Il mondo del bookcrossing ha reagito, organizzando, anche tramite i social, un evento di “liberazione” libresca “di massa” il 22 e 23 marzo. Alla fine i libri “liberati” sono stati più di 200. Ma siamo sicuri che non sia solo un colpo di coda di una passione ormai spenta? Alcune novità sul tema, che racconteremo nelle prossime settimane, lasciano pensare che, in realtà, qualcosa di nuovo stia accadendo per il bookcrossing, ma i lettori di Sul Romanzo cosa ne pensano? Vi è mai capitato di trovare un libro “liberato”? E di liberarne uno?

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Commenti

I miei complimenti per aver cancellato la discussione su Facebook. A proposito di autocritica.

Chiedo scusa, era il link che non funzionava più.

Io non credo troppo al bookcrossing di strada. Non mi sempra sano lasciare i libri -bene preziosissimo, anche se vecchi e già malandati per conto loro - esposti agli elementi.. Sono invece favorevole a forme di bookcrossing organizzati in luoghi preposti, possibilmente al coperto, come quello che frequento da alcuni mesi, qui a Milano. La cadenza è mensile e la frequentazione è su ottimi livelli.

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