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Bitonto, specchio di una mafia che si rinnova

Bitonto, specchio di una mafia che si rinnovaBitonto è soltanto un avamposto. Un luogo dal quale i sistemi criminali che contano possono inviare segnali dentro un mercato criminale regionale in forte espansione. La Puglia è la terra che vive la dinamica più interessante, perché l’espansione mafiosa sta raggiungendo livelli parossistici, simili a quelli che Sicilia e Campania hanno vissuto negli anni Settanta, Ottanta e Novanta. Con una specificità in più. La forte presenza della ‘ndrangheta negli affari pugliesi.

Calabresi e pugliesi paiono essersi messi insieme, in una specie di sodalizio pacifico che sta favorendo la legalizzazione dei proventi dello spaccio di stupefacenti dentro l’industria del turismo. La Puglia importa marijuana, la introduce nel mercato nazionale. La Calabria importa cocaina. Le due regioni, dunque, rappresentano la porta marina per i due più grandi traffici europei di stupefacenti. Miliardi di euro di droga attraversano la Puglia per raggiungere diverse piazze. Piazze di spaccio, di contrabbando, di potere.

 

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A Bitonto si è giocato questo. Non uno screzio, ma una guerra di potere per il controllo totale della vendita di droga. Del resto, la ‘ndrangheta non ama avere più clan di fiducia. Preferisce verticalizzare i propri alleati. Come fece con la Sacra Corona Unita, ora fa con le altre mafie che comperano cocaina. I bitontini sono tra questi. Stanno risolvendo i dissidi interni. Lo stesso sta accadendo a Bari, dentro il quartiere di Savino Parisi, dove la faida interna serve soltanto a stabilire chi sarà il referente per la città per il prosieguo dell’importazione di cocaina da Gioia Tauro. Dal Gargano a Taranto, la regione è attraversata da conflitti di questo genere.

 

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I clan sparano per uccidere, purché gli omicidi definiscano un quadro chiaro a tutti. Ai partner calabresi, alle imprese locali, alla politica. Il livello di omertà è cresciuto di pari passo con la caduta di credibilità dello Stato. A Bitonto questo era chiaro quando, attraversando la città vecchia durante la marcia antimafia organizzata a pochi giorni dall’omicidio di un’anziana innocente, le vedette dei clan hanno contornato la manifestazione con la loro presenza discreta, ai margini, visibile ma non troppo.

 

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Si è creato in Puglia quel che era una volta in Sicilia: due società. Una sana, debole; una criminale, forte. Due società che non dialogano. Che non possono confrontarsi. Che non dividono lo stesso codice morale. È anche questo uno dei motivi che spinge sempre più giovani imprenditori pugliesi a scappare all’estero. Un esodo che incide sul declino di una terra cantata dalle guide turistiche come un paradiso, ma che in realtà produce tassi di micro e macrocriminalità da far spavento. Ecco, Bitonto è questo: uno specchio fedele dell’arroganza della diffusione mafiosa in Puglia. Un esempio della Puglia che non avremmo mai voluto vedere.

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