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Berlin, un interessante progetto letterario per i ragazzi

Berlin, un interessante progetto letterario per i ragazziScritto a quattro mani da Fabio Geda e Marco Magnone, Berlin – I fuochi di Tegel (Mondadori, 2015) è il primo volume di una saga, destinata ai lettori tra i 12 e i 16 anni, che ne comprenderà sette, che usciranno con cadenza semestrale (il secondo arriverà in libreria a marzo 2016).

Siamo nell’aprile 1978: sono passati tre anni da quando un misterioso virus ha decimato uno dopo l’altro tutti gli adulti di Berlino. In una città spettrale e decadente, gli unici superstiti sono i ragazzi e le ragazze divisi in gruppi rivali, che ogni giorno lottano per sopravvivere con una sola certezza: dopo i sedici anni, quando meno se lo aspettano, il virus ucciderà anche loro. Tutto cambia quando qualcuno rapisce il piccolo Theo e lo porta via dall’isola dove viveva con Christa e le ragazze dell’Havel. Per salvare il bambino, Christa ha bisogno dell’aiuto di Jakob e dei suoi compagni di Gropiusstadt: insieme dovranno attraversare una Berlino fantasma fino all’aeroporto di Tegel, covo del più violento gruppo della città. Là, i fuochi che salgono nella notte confondono le luci con le ombre, il bene con il male, la vita con la morte. E quando sorgerà l’alba del nuovo giorno, Jakob e Christa non saranno più gli stessi.

Attorno al romanzo è stato avviato un ambizioso progetto editoriale, che comprende in primo luogo un curatissimo sito, che offre al lettore una serie di contenuti supplementari, come i diari scritti dai personaggi principali, o le pagine di un immaginario quotidiano berlinese con gli avvenimenti dell’epoca, e dove verranno pubblicati aggiornamenti, commenti e suggerimenti dei lettori.

Ne abbiamo parlato nel corso di un animato incontro con gli autori e con gli editor Maddalena Contini e Alessandro Gelso.

 

Cosa significa per voi scrivere un’intera saga a quattro mani? Come vi siete ripartiti il lavoro finora, e come intendete procedere in futuro?

Geda: La divisione del lavoro in realtà è semplice ed efficace. Ragioniamo insieme su qualunque cosa che riguardi l’intero progetto di questa saga, a partire dalla macrotrama, vale a dire tutto ciò che accadrà nei sette volumi previsti, e poi su ciò che invece deve accadere in ogni singolo volume, sullo sviluppo dei personaggi, gli snodi narrativi e la creazione del sito internet. Per quanto riguarda la scrittura in senso stretto, io scrivo i libri e lui i testi del sito, ma poi ciascuno fa un editing serratissimo su ciò che scrive l’altro, perché ci sembra evidente che ci debba essere uno sguardo uniforme sul linguaggio.

Magnone: Abbiamo fatto la stessa cosa per i diari dei personaggi principali, e soprattutto per il giornale inventato in rete, per il quale abbiamo cercato di creare voci diverse, una delle quali è poi quella del cronista che compare come personaggio nei flashback del romanzo.

 

Quindi voi avete già in mente come dividere la macrostoria in sette parti?

Geda: Volendo potremmo chiuderci domattina in un bunker e portare a termine tutti e sette i libri di fila, perché, ipoteticamente, sappiamo già quale sarà il destino dei protagonisti. Siamo però anche estremamente aperti alle contaminazioni, e il contatto che vogliamo avere con i nostri lettori d’ora in poi sarà rivolto soprattutto all’ascolto.

Noi abbiamo la nostra idea, però gli incontri che stiamo avendo nelle scuole e nelle librerie ci stanno indicando direzioni diverse da quelle a cui pensavamo in partenza: i ragazzi ci invitano spesso a stupirli, a sparigliare le carte.

Magnone: Vogliamo che carta e web creino un circuito virtuoso, dove immergersi completamente nella storia. Il web è una finestra sul mondo di Berlin, al di là della lettura del libro. Pensate a Dickens, quando pubblicava i suoi romanzi a puntate e prestava attenzione a ciò che gli scrivevano i suoi lettori, oppure alle serie tv, in cui il pubblico interagisce con gli sceneggiatori da una stagione all’altra. Spetta poi a noi autori decidere quali stimoli e suggerimenti accogliere, creando dei collegamenti con il nostro piano iniziale, che però rimane un punto di partenza indispensabile.

Berlin, un interessante progetto letterario per i ragazzi

Avete quindi già in mente quale sarà la scena finale che chiuderà la saga?

Geda: Una scena finale forse no, ma ciò che vogliamo far emergere come discorso di fondo è una riflessione sulla qualità della vita rispetto alla quantità. I protagonisti sanno di avere poco tempo a disposizione e devono trovare un equilibrio in questa situazione: alla fine sarà inevitabile uno scontro tra le forze annichilite dalla paura di fronte alla morte e coloro che pensano che non sia importante “quanto” si vive ma “come”.

 

Chi di voi ha deciso l’ambientazione?

Geda: Berlino Ovest, prima della caduta del Muro, era già una città chiusa, che si prestava a ospitare una storia di questo tipo. È dal 2012 che giro per le scuole a incontrare i ragazzi, chiedendo loro cosa amino leggere, e mi sono reso conto che amano saghe efantasy, così ho cominciato a leggere i libri di cui mi parlavano. Mi sono quindi reso conto che in questo settore editoriale (narrativa 10-14 anni) non esistono scrittori europei, a parte la J.K. Rowling di Harry Potter: in passato abbiamo avuto autori per ragazzi europei che hanno scritto libri meravigliosi, eppure, negli ultimi trent’anni, abbiamo regalato un intero territorio narrativo agli americani.

La sfida è stata usare le regole americane in un contesto europeo. Uno dei nostri modelli, oltre a I ragazzi della via Pàl di Ferenc Molnàr è stato senza dubbio Il signore delle mosche di William Golding, ma abbiamo trasferito l’isola naturale in una specie di “isola urbana”, com’era la Berlino Ovest del 1978.

Marco ha vissuto a Berlino per un certo periodo, parla tedesco e per questo ha potuto fare molte ricerche dirette. Il rischio dello scrittore straniero che ambienta i suoi romanzi in un luogo non suo è quello di lavorare per cliché: forse non sapete che in Germania è famosissima una scrittrice americana che ambienta gialli a Venezia, ma che ha imposto all’editore che i suoi libri non vengano mai tradotti in italiano, perché sa benissimo che, se li leggessimo noi, probabilmente li troveremmo pieni di errori e luoghi comuni.

Berlin, un interessante progetto letterario per i ragazzi

Avete immaginato di allargare la vicenda al di fuori di Berlino?

Magnone: Senza fare spoiler possiamo dire che più avanti l’azione si trasferirà anche al di fuori delle mura della città e ci saranno molte sorprese. Il progetto originale era suddiviso in tre trilogie, più un libro finale, di cui la prima doveva far conoscere i gruppi di personaggi, la seconda mostrare dei cambiamenti di scenario e la terza portare il tutto a conclusione. Al posto della terza ci sarà invece un volume unico, più lungo dei precedenti.

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Perché avete pensato al tema del virus, che è un classico delle distopie?

Geda: Le distopie svelano il nostro tasso di ottimismo riguardo al futuro che ci attende, danno forma alle nostre paure peggiori e soprattutto a quella di non riuscire a lasciare un mondo migliore alle generazioni che verranno: sembra proprio che ci stia sfuggendo tutto di mano.

Noi abbiamo costruito un’ucronia, invece che una distopia, proprio perché, in fondo, tutti i futuri mondi possibili sono stati già inventati. I confini del passato sono stati già tracciati dalla Storia, così che in un’ucronia si deve raccontare più che inventare, e attraverso un romanzo i ragazzini possono anche imparare qualcosa su ciò che è venuto prima di loro.

Berlin, un interessante progetto letterario per i ragazzi

Perché il libro è piaciuto all’editore,e cosa è stato modificato in sede di editing?

Gelso (editor Mondadori): In principio ci è arrivato un progetto un po’ troppo imponente, erano dieci libri che per prima cosa abbiamo negoziato di ridurre a sette, ma poi non abbiamo modificato quasi nulla dal punto di vista strutturale. Devo dire che raramente ci siamo trovati davanti un libro per ragazzi scritto così bene. Abbiamo anche già dei contatti per pubblicare il libro all’estero, in Romania e in Germania, il che vuol dire che l’ambientazione a Berlino è corretta. Ora la nostra avventura è proprio quella di far arrivare il libro ai ragazzi.

 

Quali canali state usando per far conoscere questo progetto ai ragazzi? Come pensate di farlo arrivare, ad esempio, ai tanti di loro che non leggono, o leggono molto poco?

Contini (responsabile editoriale per il web): Siamo partiti da Facebook, dove erano già in tanti a seguire gli autori, ma adesso è Instagram il social più seguito dai ragazzi, ed è lì che stiamo crescendo parecchio. Ogni personaggio del romanzo ha una storia e un’evoluzione personale, e vorremmo che tutti i lettori potessero trovare delle affinità con loro.

Geda: Abbiamo incontrato alcune classi a Torino, e immaginato un laboratorio da proporre alle scuole basato sull’immedesimazione: lasciando da parte il mondo berlinese, come reagirebbe un ragazzino, qui e ora, di fronte a una situazione del genere? Dando alle classi che incontreremo nei prossimi mesi, oltre al libro da leggere, un questionario con una serie di domande a cui rispondere, nel giro di un paio d’anni potremmo elaborare quasi una ricerca sociologica sull’idea di società e di convivenza dei ragazzi di oggi.

Berlin, un interessante progetto letterario per i ragazzi

Di chi è stata l’idea di creare il sito e tutto il progetto di contorno? È nata dopo la stesura del libro o in contemporanea?

Magnone: Direi che è nata insieme alla storia. Mentre Fabio leggeva Il signore delle mosche io m’imbattevo nel libro Immersi nelle Storie di Frank Rose (Codice, 2013) che racconta come il web possa essere usato non come un semplice canale promozionale, ma possa diventare un’arma straordinaria per continuare a raccontare una storia con altri mezzi. La velocità d’interazione col pubblico è completamente diversa rispetto al libro, nasce un dialogo e non c’è più il controllo assoluto dell’autore. A quel punto, davanti a noi non c’era più un semplice romanzo, ma un universo narrativo, con una strada principale costituita dal libro cartaceo, e tante vie laterali sul web. In Berlin agiscono cinque gruppi di ragazzini, di cui quattro ben connotati dai valori in cui credono e uno rimasto volutamente neutro: ci piacerebbe che questo potesse essere modificato dai lettori, seguendo un po’ il meccanismo delle fan fiction.

 

Questo prodotto potrebbe diventare una serie tv?

Geda: Forse sì, ma in quel caso la nostra ambizione sarebbe quella di realizzare un prodotto con un respiro europeo, non perché abbiamo qualcosa contro l’Italia, ma perché ormai è impensabile pensare di combattere l’America con un prodotto strettamente nazionale. Del resto, nel cinema e ormai anche nella tv, nessuno lavora più con piccole produzioni.

Berlin, un interessante progetto letterario per i ragazzi

Geda, in precedenza lei ha scritto diversi libri per adulti: nel momento in cui ha deciso di scriverne uno per ragazzi, il suo approccio alla scrittura è cambiato?

Assolutamente sì. Avendo letto molto in questi ultimi anni, sia narrativa per ragazzi, sia interviste ad autori per ragazzi, so anche che questa è una risposta un po’ in controtendenza. Molti autori rifiutano di dividersi in categorie, sostenendo di scrivere e basta: ma se io “scrivo e basta”, lo faccio solo per me, e io non sono un dodicenne. Se intendo scrivere per preadolescenti o adolescenti, come devo farlo? Spesso si pensa che scrivere per ragazzi voglia dire usare un linguaggio semplice e un vocabolario molto ridotto, con quello sguardo tipico dell’adulto che spiega le cose al ragazzino, ma io non credo che funzioni così. Non è il linguaggio il problema, e non penso che un ragazzino vada in crisi se trova una parola di cui non conosce il significato, oppure un giro di frase un po’ complesso: per dirla alla Calvino, è un problema di esattezza. Se sei esatto e preciso nel costruire la scena, anche se usi una lingua più “alta” il lettore non si scoraggia. I capitoli molto corti vanno in quel direzione: presentano scene precise e ben costruite. Alla fine, scrivere per ragazzi è molto più difficile che scrivere per adulti, perché, in sostanza, devi essere molto più preciso.


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