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Benvenuta in Aspromonte: intervista a Gioacchino Criaco

American TasteQuando per qualche strana congiunzione astrale, un’aspirante scrittrice di romanzi rosa si trova a intervistare uno scrittore come Gioacchino Criaco, i risvolti possono essere soltanto due.

Se l’autore si rivela brusco e pungente esattamente come la sua prosa, la poveretta si sentirà l’ultima delle sfigate e inizierà a balbettare qualche trita domanda cercando di non fare oltremodo la figura della sciampista.

E i suoi guai finirebbero qui.

Ma se prima ancora dell’autore, l’aspirante scrittrice di romanzi rosa incontra l’uomo, con due occhi trasparenti e buoni come nemmeno più l’acqua che sgorga dalla vetta del K2, e la mano tesa di chi non ha mai vissuto di pregiudizi, ecco allora che inizia seriamente a sudare freddo.

E capisce che l’intervista sarà tutta in crescendo.

Perché in quel momento, tu, che hai ancora addosso l’odore sulfureo e spietato di Anime Nere e Zefira, i suoi primi romanzi, tu, l’unica cosa che vuoi, è conquistare il suo rispetto.

 

In antitesi ai modi gentili, Criaco racconta la ‘ndrangheta in tutta la sua crudeltà.

A volerle visualizzare, le sue storie, sono come getti densi, velenosi, di tintura rossa e nera su pareti appena intonacate; sono storie fatte di frasi rabbiose, brevi, scritte con passione e sofferenza, frasi cui ha tolto ogni superfluo, senza più nessuna proposizione subordinata, aboliti i “poiché”, “sebbene”, “per quanto se”.

Ma più di tutto, sono storie che lasciano l’impronta violacea di un pugno chiuso premuto sullo stomaco.

 

Com’è nato il suo primo romanzo, Anime Nere?

Ero a Milano, dove vivevo e lavoravo. A un certo punto ho capito che quella non era più la mia dimensione, allora ho mollato tutto, senza pensarci troppo, e sono tornato al mio paese d’origine, Africo, che si trova alle pendici dell’Aspromonte, sulla costa ionica reggina, e lì ho iniziato a scrivere.

 

Ricordo di averlo letto d’un fiato, il ritmo è incalzante. Com’è avvenuta la sua stesura?

Ho scritto le prime 50 pagine in un pomeriggio, di getto. Dopodiché le ho date da leggere a un gruppo di amici per capire cosa ne pensavano. Se mi avessero detto che non erano piaciute, le avrei gettate nel cestino e non ci avrei più pensato. Invece le reazioni sono state entusiaste e ho continuato. Era la prima volta che mi cimentavo nella scrittura, non avevo mai scritto nulla prima d’allora. L’ho terminato nel giro di qualche settimana, e nello stesso anno, il 2008, ho scritto anche Zefira e American taste, quest’ultimo in libreria dal 18 maggio.

 

Trattasi di una trilogia.

Esattamente. In Zefira, che prende il nome di una realistica ma immaginaria cittadina della Calabria ionica, la ‘Ndrangheta si insinua nella vita quotidiana del paese di provincia. Anime Nereracconta la storia di tre giovani che divengono criminali - da qui il titolo, anime nere, anime buie - attraverso un percorso che da Africo li porta a legarsi a trafficanti internazionali per procurarsi la droga che spacciano a Milano. Mentre nell’ultimo, American Taste,ho voluto ampliare il respiro, e uscire dai confini della Calabria e dell’Italia.

 

American Taste svela le trame del crimine globalizzato, dimostra come a intrecciarle siano le lobby affaristiche dalla doppia morale e dalle mani insanguinate, trascinando il lettore in un mondo dove nessuno è senza peccato. È esattamente questa la sua visione del mondo?

Sono dell’idea che ogni luogo possa condurre all’inferno, che sia l’Aspromonte come New York. Nel caso del libro è la prigione di Fleury Merogis, dove cinque detenuti incrociano i loro destini e scoprono la radice comune del male che li ha resi carnefici e vittime. E decidono di evadere da quel luogo pronti a regolare i conti con il passato.

 

Gioacchino CriacoLei è avvocato, in quanto tale conosce l’aspetto legale e procedurale dei delitti narrati. Eppure il suo è un punto di vista completamente diverso.

Di certo non è il punto di vista dei magistrati e degli avvocati che scrivono saggi su saggi sulla questione criminale. Io ho voluto fare un lavoro differente, raccontare la ‘Ndrangheta dal di dentro. Perché anche nella crudeltà più efferata esiste sofferenza.

 

La ringrazio.

(pausa)

Posso chiederle di farmi una dedica sul nuovo romanzo?

D’accordo...

(pausa) A patto che la smetti di darmi del Lei.

 

Mi sento avvampare in volto.

Lo sapevo.

Alla fine l’aspirante scrittrice di romanzi rosa è saltata fuori.

 

 

 

Gioacchino Criaco è nato ad Africo. Dopo molto viaggiare è tornato alle sue radici, l’Aspromonte, portando con sé visioni e ricordi. Ha pubblicato con la casa editrice Rubbettino: Anime Nere (2008), Zefira (2009) e American Taste (2011). Il suo primo romanzo è stato da poco tradotto in Francia dall’editore Métailiè e accolto nella collana che ospita i più grandi nomi del noir italiano quali Lucarelli, Camilleri, De Cataldo, Carlotto. Dallo stesso romanzo si sta realizzando un film, coprodotto da Rai-Cinema e Biancafilm per la regia di Francesco Munzi.

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