Intervista a Nicholas Sparks, ecco come nascono i suoi romanzi

In cucina con Leonardo da Vinci, cuoco provetto

Perché è importante leggere

Come leggere un libro

Benedetta Cibrario ci racconta cos'è "Il rumore del mondo"

Benedetta Cibrario ci racconta cos'è "Il rumore del mondo"Il rumore del mondo (Mondadori, 2018) è un potente romanzo storico con cui Benedetta Cibrario, attraverso le vicende dei suoi personaggi, ci racconta gli albori del Risorgimento italiano, dal 1838 alla battaglia di Novara del 1849, che chiude disastrosamente la Prima Guerra d'Indipendenza, visti con gli occhi di Anne Bacon, figlia di un ricco mercante di seta londinese, che sposa Prospero Carando di Vignon, ufficiale piemontese in missione a Londra e si trasferisce a Torino (trovate qui la recensione).

Abbiamo incontrato Benedetta Cibrario, che vive da tempo in Inghilterra, in occasione del suo recente passaggio da Milano per il tour di presentazioni del romanzo.

 

Quella di Anne è anche una storia di emancipazione femminile. In questo senso l'ha raccontata pensando un po' al presente?

A me interessava molto partire da questo punto: cosa succede quando pensi che la tua vita sia sulla rampa di lancio, perché tutto va meravigliosamente bene, ma poi c'è una battuta d'arresto?

Volevo che fosse una donna giovane, ma che avesse un'educazione particolare, con un'infanzia piena di affetto e di accessibilità alla cultura. La sua governante l'ha cresciuta in un modo poco convenzionale: se dai a qualcuno gli strumenti per cavarsela, poi in qualche modo verranno utili.

Anne è bella, ricca e trova l'amore, poi tutto cambia di colpo ma lei trova in sé la forza di non tornare indietro, di non tornare a casa come forse sarebbe più semplice per lei. L'emancipazione di Anne coincide con una serie di difficoltà che lei affronta e che alla fine le donano una nuova bellezza interiore, fatta di forza e coraggio.

 

Di solito il periodo del Risorgimento nei romanzi storici viene affrontato dal punto di vista politico. Come mai qui invece l'accento è puntato sullo sviluppo economico? È stata una scelta voluta o dettata dagli sviluppi della storia di Anne?

È stata una scelta. Quando ho iniziato a leggere e a studiare un po' di libri sul Risorgimento, tra i primi libri letti ci sono stati i diari di viaggio di Cavour, che a ventitré anni ha fatto un viaggio in Inghilterra: lui aveva notato che in un Paese con un'economia che funziona e soldi che giranolo stato sociale funziona di più, ma che per raggiungere il benessere economico servono determinate cose. Volevo che Anne venisse da un mondo economicamente forte come l'Inghilterra per arrivare in un Paese più debole come il Piemonte, dove prima di arrivare alle riforme politiche ci sono stati vent'anni di lente riforme economiche e commerciali, che hanno preparato e mostrato la necessità di riformare anche la politica.

Oggi per noi è ovvio considerare politica ed economia strettamente legate, ma ci era meno chiaro quando studiavamo a scuola il Risorgimento. I temi che sono importanti oggi lo erano anche due secoli fa: la ricerca di fonti di energia alternative, ad esempio, l'uso del vapore, l'illuminazione a gas delle città. Cavour si rendeva già conto che un problema del Piemonte era la mancanza di materie prime, ma vedeva il futuro nell'industria manufatturiera, come dovrebbe essere oggi. C'è il tema attualissimo delle vaccinazioni, di cui si discuteva proprio al principio dell'Ottocento.

Benedetta Cibrario ci racconta cos'è "Il rumore del mondo"

Conosce bene i luoghi in cui è ambientato il romanzo?

Sì, mi è venuto naturale scrivere di luoghi che conosco, come ho fatto negli altri miei romanzi. Non sono uno di quegli scrittori che hanno una meravigliosa immaginazione, come Salgari che descriveva la giungla senza averla mai vista. Io ho bisogno di sapere, di conoscere.

Vivendo in Inghilterra, ma tornando spesso in Italia, mi è venuto naturale appaiare i due paesi.

 

È un libro di contrasti: quello tra Londra, città viva, moderna, e Torino che appare un po' più indietro, quello tra la figura femminile e quella maschile. Da cosa è partita per raccontare questi opposti?

Mi è venuto spontaneo scrivendo. Uno scrittore deve mettere sempre i suoi personaggi in una situazione di conflitto, se all'inizio le posizioni sono molto distanti quello che interessa è vedere cosa succede. Nel romanzo ci sono distanze culturali tra la ragazza inglese, figlia di un mercante che si è fatto da sé, che sposa il membro di una famiglia di antica nobiltà. Poi c'è la differenza tra il paese più democratico dell'epoca, l'Inghilterra, e il Piemonte ancora chiuso, e poi c'è la distanza tra le generazioni: anche quando c'è una grande differenza di età, come tra Anne e il suocero o tra lei e il nonno inglese, la gioventù ha molto da imparare dagli anziani, ma accade pure il contrario, e questo scambio mi sembrava interessante.

 

Vuoi conoscere potenzialità e debolezze del tuo romanzo? Ecco la nostra Valutazione d’Inedito

 

Cos'è "il rumore del mondo"?

Il rumore prima di tutto di pensieri, speranze, delusioni, quello che tutti noi sempre abbiamo. Poi in questo caso c'è il rumore esterno, quello delle industrie, il ticchettio dei telai, i mormorii di chi cerca una nuova forma politica e rischia di essere messo in galera per questo, tutto ciò in cui siamo sempre avvolti. Anche il rumore dell'energia del cambiamento e gli scricchiolii dello sgretolamento di una società, che nel giro di qualche decennio cambierà completamente.

Ad Anne viene spesso ricordato che come figlia di un bottegaio non può pensare di fare certe cose, ma siamo in un momento in cui il mondo sta cambiando, e una borghese può conquistarsi una posizione al di là dei titoli.

 

Prospero è un personaggio che a me ha fatto pena, perché vive una vita piuttosto infelice. Come mai tanta cattiveria nei suoi confronti?

Questo è un romanzo che si svolge nell'Ottocento e doveva esserci un personaggio con queste caratteristiche, nato tutto sommato perdente, ma al tempo stesso incapace di sfruttare i numerosi privilegi di cui gode per nascita. Casimiro non riesce a costruire un rapporto affettivo soddisfacente con lui, perché questo figlio gli appare fragile e teme di rivedere in lui le sue stesse debolezze giovanili.

 

La vita di Anne migliora quando impara a frequentare persone positive.

Certo, a partire dalla sua accompagnatrice, la signora Manners, un personaggio da cui credo si capisca quanto amo i romanzi di Dickens. È una donna che scopre la bellezza dell'indipendenza economica, ma all'epoca in Inghilterra c'erano già donne viaggiatrici e donne autonome, cosa ancora impensabile in Piemonte o nel resto degli stati italiani. Mantiene sempre l'arroganza di fondo che hanno gli inglesi nei confronti del resto del mondo, ma poi è sedotta dall'Italia e se ne invaghisce. Vivendo in Inghilterra m'inorgoglisco quando mi rendo conto di quanto il nostro paese sia stato e sia amato all'estero, anche nel modo con cui gli inglesi del passato pensavano di comprarsi tutte le antichità e portarsele a casa, o nei giudizi altrettanto arroganti di Madame de Staël. Mi sono quindi divertita a raccontare degli inglesi che s'innamorano perdutamente dell'Italia, a dispetto della loro arroganza.

Benedetta Cibrario ci racconta cos'è "Il rumore del mondo"

Quanto tempo ha impiegato per scrivere questo romanzo?

Circa quattro anni. Oltre ad ambientarlo nell'Ottocento, volevo usare il modo ottocentesco di raccontarsi, utilizzando molto anche le lettere e i diari. Volevo calarmi e far calare il lettore per un po' di tempo nel mondo di quasi duecento anni fa, vincendo la scommessa di farglielo sentire come vivo.

Le lettere hanno la funzione di interrompere la narrazione in terza persona, più articolata e densa, di riportare l'immediatezza della storia. I toni molto colloquiali e freschi che i personaggi hanno nelle lettere sono una caratteristica dell'Ottocento, come ho scoperto leggendo diversi epistolari.

La stessa cosa ho cercato di fare andando a vedere come si vestivano. Non avrei potuto scrivere questo romanzo in quattro anni se non ci fosse l'enorme disponibilità di materiale in digitale, per cui ho potuto leggere moltissimo e farmi un'idea della vita quotidiana di quel tempo, ma mi è servito moltissimo visitare i musei di storia del costume: vedere quegli abiti pieni di costrizioni mi ha fatto pensare che fosse faticoso, per le donne, far uscire la propria interiorità da un corpo sempre soffocato. Nessuna di noi oggi riuscirebbe a vestirsi come allora, non potremmo nemmeno muoverci con il peso di quegli abiti addosso.

 

Quanto di Benedetta c'è in Anne?

A me è venuto in mente, ad almeno tre quarti del romanzo, che stavo scrivendo la storia di una donna inglese che viene a vivere in Italia, mentre io sono una donna italiana che è andata a vivere in Inghilterra, per cui credo di aver trasferito certe mie difficoltà personali nel personaggio.

Fortunatamente non mi è venuto in mente all'inizio, altrimenti sarebbe diventato un romanzo troppo a tema. Ma quando si scrive si va sempre a pescare dentro di sé.

 

«Dopo una stagione buia deve esserci per forza una primavera di speranza» si legge nel romanzo: è questo il messaggio che vuole trasmettere ai lettori?

Io sono abitualmente pessimista, ma molto ottimista sulla lunga distanza. In casa vengo rimproverata di essere umorale e di vedere il bicchiere mezzo vuoto, o addirittura nessun bicchiere, ma in realtà ho una fiducia illimitata nel fatto che tutti gli individui, uomini e donne, siano in qualche modo straordinari. Per me l'umanità è bella e nel mondo c'è più gente perbene che no.

 

È un romanzo che lascia una sensazione positiva, una voglia di fare.

Studiando ho compreso che la vocazione italiana all'artigianato e alla creatività era già fortiussima nell'Ottocento. Non ho potuto certo mettere tutto nel romanzo, altrimenti sarebbe diventato di duemila pagine, ma ho fatto tantissime scoperte. Se quando andavo a scuola mi avessero detto che avrei scritto un romanzo sull'Ottocento non ci avrei creduto, allora pensavo fosse più interessante il Settecento, perché come ce l'hanno fatto studiare l'Ottocento sembrava un tempo noiosissimo. Invece è un bel secolo, pieno di fermenti e di scoperte, di slanci e di energie.

Benedetta Cibrario ci racconta cos'è "Il rumore del mondo"

Quanto viene influenzata da quello che legge mentre sta scrivendo?E cosa legge?

Quando scrivo, leggere altri romanzi mi è praticamente impossibile, perché non sono più capace di affrontarli da lettrice, ma li leggo da scrittrice e mi mancano il divertimento e l'abbandono alla lettura. Mi deprimo pensando che gli altri scrittori siano più bravi di me, oppure trovo pessimi romanzi che hanno avuto successo. Ovviamente non sono stata quattro anni senza leggere romanzi, però leggevo così tanto altro materiale ogni giorno che ho un po' lasciato da parte la narrativa.

 

GRATIS il nostro manuale di scrittura creativa? Clicca qui!

 

Come ci si sente quando si scrive la parola "fine" di un romanzo così impegnativo?

Una sensazione molto strana! Da un lato sei felicissimo di esserci riuscito, perché ogni libro che si inizia a scrivere è un'avventura, una navigazione con infiniti incidenti di percorso, compreso il rischio di un'interruzione dell'energia creativa che non puoi mai prevedere, dall'altro un enorme senso di vuoto. Sei stato chiuso nella tua immaginazione con questi personaggi per molto tempo, perché quando sei immerso in una storia ci pensi tutto il giorno, anche quando non stai scrivendo e il resto lo fai a bassa tensione.

Di colpo, tutto questo sparisce e il tuo libro va per il mondo, che poi è la ragione per cui ti sei messo a scriverlo: si scrive per comunicare qualcosa e per avere un rapporto coi lettori. Quando mi è arrivato il libro stampato a casa ho fatto veramente fatica a capire che quell'oggetto con la copertina celeste erano le mie parole e i miei pensieri. Devo abituarmi a questo libro stampato, tant'è vero che per ora non lo prendo nemmeno in mano.

Il senso di vuoto è grande: meno male che c'è la fase di lancio e ci sono le presentazioni, perché subito dopo averlo finito non sapevo più cosa fare delle mie giornate, non ero nemmeno più abituata a uscire di casa. Soprattutto, avrei voglia di trovare presto altre idee per tornare a scrivere, ma per questo ci vuole un po' di tempo. Devo riabituarmi a uscire e a guardarmi in giro nel mondo.

Mi viene più facile raccontare i romanzi storici perché la storia è un po' una maschera dietro cui nasconderti. Se scrivi un romanzo intimista, non necessariamente autobiografico, hai sempre paura di essere identificata col personaggio, cosa che con un romanzo storico non succede, anche se in quello che scrivi metti comunque i tuoi pensieri e le tue emozioni.

Adesso però credo di essere quasi pronta per una storia contemporanea.

 

E la sua energia creativa da dove viene?

Io mi sono sempre raccontata storie, come credo facciano tanti bambini, quando giocano a "facciamo che io ero", ma sono andata avanti a farlo anche da adulta. Ho un'enorme passione per le storie, mi piace immaginarle guardando la gente intorno a me, su un treno o su un tram. Mi diverto a inventarle e a confezionarle, mi  sento una cantastorie.


Leggi tutte le nostre interviste a scrittori e scrittrici.

Per la prima foto, la fonte è qui.

Il tuo voto: Nessuno Media: 5 (1 vote)
Tag:

Commenti

Invia nuovo commento

Image CAPTCHA
Se il codice inserito non è corretto, viene segnalato un errore (box rosso). Se il codice inserito è corretto e il tuo commento viene segnalato lo stesso come spam non ti preoccupare, non riscriverlo; la redazione lo pubblicherà al più presto.

Il Blog

Il blog Sul Romanzo nasce nell’aprile del 2009 e nell’ottobre del medesimo anno diventa collettivo. Decine i collaboratori da tutta Italia. Numerose le iniziative e le partecipazioni a eventi culturali. Un progetto che crede nella forza delle parole e della letteratura. Uno sguardo continuo sul mondo contemporaneo dell’editoria e sulla qualità letteraria, la convinzione che la lettura sia un modo per sentirsi anzitutto cittadini liberi di scegliere con maggior consapevolezza.

La Webzine

La webzine Sul Romanzo nasce all’inizio del 2010, fra tante telefonate, mail e folli progetti, solo in parte finora realizzati. Scrivono oggi nella rivista alcune delle migliori penne del blog, donando una vista ampia e profonda a temi di letteratura, editoria e scrittura. Sono affrontati anche altri aspetti della cultura in generale, con un occhio critico verso la società contemporanea. Per ora la webzine rimane nei bit informatici, l’obiettivo è migliorarla prima di ulteriori sviluppi.

L’agenzia letteraria

L’agenzia letteraria Sul Romanzo nasce nel dicembre del 2010 per fornire a privati e aziende numerosi servizi, divisi in tre sezioni: editoria, web ed eventi. Un team di professionisti del settore che affianca studi ed esperienze strutturate nel tempo, in grado di garantire qualità e prezzi vantaggiosi nel mercato. Un ponte fra autori, case editrici e lettori, perché la strada del successo d’un libro si scrive in primo luogo con una strategia di percorso, come la scelta di affidarsi agli addetti ai lavori.