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“Bella ciao”. La canzoncina per bambini che vuole cambiare il mondo

Bella ciaoPuò una canzoncina per bambini voler cambiare il mondo diventando un inno mondiale di libertà? È quanto sta accadendo (a dire il vero non da ieri) a Bella ciao, la famosa canzone dei partigiani italiani, che sempre più spesso viene intonata nelle piazze che inneggiano alla libertà (come in Ucraina e Turchia), all'indipendenza e alla democrazia (come in Grecia e Hong Kong) o contro la violenza del fondamentalismo religioso (come qualche settimana fa in Francia). Ma ai primi del 2000 capitava di sentirla intonare anche in cortei nel centro di Londra, Berlino e Parigi, nelle manifestazioni pacifiste contro la guerra in Iraq, e poi anche in Chiapas e a Cuba.

Se di primo acchito può stupire che una canzone che ha avuto alterne fortune in Italia (utilizzata nel secondo dopoguerra dai governi di Centro Sinistra per alimentare l'ideologia di una repubblica fondata dai partigiani, identificata come “canto politico di Sinistra”, ancora oggi capita che venga censurata, a volte senza sapere perché, dai rappresentanti della Destra) abbia saputo varcare i confini e imporsi come inno di libertà e democrazia, lo stupore scema leggermente studiando la storia, intricatissima, di “Bella ciao” (canzone citata spesso anche dalla letteratura, basti pensare a Bella ciao. Controstoria della Resistenza, di Giampaolo Pansa, ed. Rizzoli, o Bella ciao. Resistenza e letteratura, di Giorgio Luti, ed. Helicon).

A fare un po' di chiarezza ci ha provato Cesare Bermani, nel suo documentato saggio La “vera” storia di “Bella ciao”, contenuto in “Guerra guerra ai palazzi e alle chiese…” ed. Odradek, nel quale spiega che Bella ciao è servita anche ad inventare una tradizione (avendo un testo più politicamente corretto del vero canto dei partigiani: Fischia il vento). E dopo Bermani ecco anche Stefano Pivato con Bella ciao. Canto e politica nella storia d'Italia, ed. Laterza.

Quella che divenne nella tradizione “la canzone dei partigiani” fu fatta conoscere al grande pubblico negli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso grazie ai festival canori, alla radio e alla televisione (al tempo dei partigiani pare la cantassero solo in alcune zone dell'Emilia). Il canto sicuramente ha origini quantomeno ottocentesche, forse dai canti delle mondine, anche se la realtà è che probabilmente deriva da altri canti popolari (Fior di tomba, Il fiore di Teresina, Stamattina mi sono alzata e La mia nonna è vecchierella, le documentazioni audio presenti in rete presentano similitudini inequivocabili), tra i quali una canzone (La bevanda sonniferache veniva insegnata ai bambini negli anni Trenta per stimolare il coordinamento motorio (da qui il battito di mani rimasto anche nella moderna Bella ciao).

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A rendere più complesso il tutto, qualche anno fa, una scoperta che sembrerebbe spostare geograficamente l'origine della canzone, se non di più. Bella ciao deriverebbe da una melodia Yiddish (quindi legata all'ambiente ebraico dell'Europa orientale), dal titolo Koilen, registrata da un certo Mishka Ziganoff nell'ottobre del 1919 a New York, che sarebbe una versione della canzone yiddish Dus Zekele Koilen (una piccola borsa di carbone), della quale esistono una paio di registrazioni risalenti al 1921 e al 1922. Effettivamente, anche in tal caso, le melodie sono molto simili; fosse questa la pista giusta sarebbe necessario retrodatare l'origine del motivo all'Ottocento, spostandosi in Russia.

Secondo altri si dovrebbe andare invece ancora più indietro nel tempo, addirittura al Cinquecento, scovando le origini di Bella ciao in una ballata popolare francese poi giunta in Italia attraverso il Piemonte, dove la ballata prese il titolo di La daré d'côla môntagna. Il tempo, quindi, ha fatto il suo mestiere, e a ogni passaggio geografico e storico, vero o presunto che sia, ha di certo modificato questa antica e orecchiabile melodia adattando Bella ciao a un contesto sempre nuovo.

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