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“Beautiful you”, c'era una volta Chuck Palahniuk

“Beautiful you”, c'era una volta Chuck PalahniukLo slogan di Beautiful you, ultimo romanzo di Chuck Palahniuk (edito da Mondadori, nella traduzione di Gianni Pannofino), è ben chiaro già a cominciare dalla copertina: «Mille milioni di mariti stanno per essere rimpiazzati». Difatti, stanno per essere lanciati nei negozi i prodotti per la cura personale della linea Beautiful you, ultima creazione del megamiliardario Cornelius Linus Maxwell, genietto dell'informatica e della comunicazione e, a quanto pare, interessato a conquistarsi anche altre fette di mercato. Poi c'è Penny, Penelope Harrigan, specie di segretaria sottopagata per un prestigioso studio associato di avvocati a New York. Penny è di umili origini e viene da Omaha, Nebraska. Bocciata un paio di volte all'esame di abilitazione alla professione di avvocato, è costretta a sopportare le prepotenze dei suoi capi, che la relegano alla stregua di una stagista sottomessa, facendole fare fotocopie e servire caffè. Finché, appunto, non incontra il ricchissimo Maxwell presso lo studio legale e tra i due scatta qualcosa. Può dunque una ragazza apparentemente insignificante, che indossa vestiti contraffatti e si porta dietro le sue inibizioni sessuali diventare compagna dell'uomo più facoltoso del mondo e acclamata star dei rotocalchi scandalistici?

Ovvio che la domanda sia solo un pretesto per far avviare la storia, dietro la quale (si potrà immaginare) si nascondono scenari differenti rispetto alla semplice commedia romantica. Eppure, leggendo un buon 20% iniziale diBeautiful you, non pare nemmeno di avere a che fare con Chuck Palahniuk, lo stesso autore del cult Fight club, anche se, d'accordo, è vero che ormai son passati quasi vent'anni e sia giusto cambiare, oppure diSoffocare e Gang Bang, dove ancora il sesso era argomento centrale. A me, a dirla tutta, erano piaciuti anche libri minori, uno su tutti Survivor, dove si anticipavano le tematiche che ci hanno pervaso negli ultimi quindici anni di televisione, come la futilità di un effimero successo mediatico e lo strapotere dell'immagine. Qui, invece, la vena corrosiva e grottesca dell'autore pare esaurirsi. Come quella satirica, del resto.

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“Beautiful you”, c'era una volta Chuck PalahniukSi può dire che Beautiful you sia una sorta di parodia tra Sex and the city e Cinquanta sfumature di grigio, oppure un'allegoria del capitalismo, del consumismo sfrenato, della nostra assuefazione ai bocconi che ci vengono offerti dall'esterno. Si può dire, certo. Ma rimane un senso di insoddisfazione generale per questa favola decadente e densa di stereotipi: a partire dalla protagonista, Penny, che non resiste a una romantica vacanza a Parigi o alle tentazioni dell'alta moda, tra una sportina Fendi, pantaloni Donna Karan, stivali Gucci o décolleté Jimmy Choo (la scalata sull'Himalaya con tanto di trolley Luis Vuitton sulle spalle, alla ricerca della bicentenaria santona del piacere erotico Baba Barbagrigia, è sicuramente un tocco ironico ma anche forzato); il ricco e perverso Maxwell, del tutto impermeabile a qualsiasi sentimento in seguito a un trauma amoroso e dedito alla sterile raccolta di dati su un taccuino o attraverso videoriprese; le coinquiline di Penny, ovvero una procace latinoamericana e un’imperturbabile asiatica; infine i capi stronzi, maschilisti e scorbutici.

La nota originale del romanzo sta proprio nei prodotti Beautiful you, fornitori di orgasmi fai-da-te per ragazze e signore che vogliono fare a meno dell'altro sesso: tra supposte-calamite, lavande vaginali allo champagne, dildi di varia natura e giocattoli erotici a forma di libellula (che al loro interno nascondono nanobot, ultimi ritrovati della microrobotica), la fantasia non manca.

Tuttavia, espressioni logore come «Trascorse un silenzio eterno», scene già viste e risvolti prevedibili non fanno che abbassare la stanghetta del “piacere”, quello per la lettura. Divertente infine il riferimento a se stesso con la battuta «Secondo un antico truismo, 'l'automiglioramento è masturbazione...'. Finalmente, sarebbe staro vero anche l'inverso», ma il Chuck Palahniuk di Fight club, tocca ripeterlo, sembra molto lontano da quello di Beautiful you.

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