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“Beatles” di Lars Christensen Saabye: lo specchio di una generazione

“Beatles” di Lars Christensen Saabye: lo specchio di una generazioneIl romanzo di Lars Christensen Saabye non è nuovo nel panorama letterario europeo. Beatles è stato pubblicato per la prima volta nel 1984 in territori scandinavi e ha rappresentato un fedele specchio della società del tempo per più di qualche generazione. Vista la carica nostalgica che esce dalle pagine e dalle avventure dei quattro protagonisti è importante considerarne le origini. Oggi infatti può essere letto con la curiosità di vedersi catapultati nelle tipiche sensazioni che hanno caratterizzato gli anni ’70 e quelli immediatamente successivi, anni soggetti a un’ondata di disillusioni post rivoluzionarie che ha cresciuto coloro che oggi assaporeranno Beatles (Atmosphere Libri, 2015 traduzione di Alessandro Storti) con l’occhio di chi quella favola l’ha già riposta nel cassetto da tempo.

L'autore, di origini norvegesi, nasce come poeta pubblicando il suo primo libro (Historien om Gly, 1976) all’età di ventitré anni. Successivamente si afferma come romanziere e i suoi scritti vengono tradotti in svariate lingue, ma è con Beatles che ottiene un riconoscimento di massa in Norvegia e non solo. Una delle sue opere, Il Fratellastro (Guanda, 2005) gli è valso il Premio Brage e la candidatura all’International IMPAC Dublin Literaly Award, mentre nel 1991 vince il Premio Amanda come miglior soggetto per il film tratto dal suo stesso romanzo Herman (Piemme Junior, 1993).

Beatles racconta avventure e disavventure di quattro ragazzi di Oslo: Kim, Gunnar, Ola e Seb. In Norvegia sono gli anni della “Beatlesmania” e il collante del gruppo è, neanche a dirlo, una passione sfrenata per i FabFour. Ogni membro del quartetto prende a prestito un nome dai componenti della band e presto divengono a loro volta fondatori di uno pseudo-gruppo musicale denominato The Snafus.

“Beatles” di Lars Christensen Saabye: lo specchio di una generazione

Sognano e lo fanno con le rosee speranze adolescenziali che da sempre caratterizzano i teenager alle prese con severi insegnanti, partite di calcio, primi amori, tradimenti e genitori assillanti. Spesso, si sa, questi sogni non vanno a buon fine e con il tempo tutto cambia e si trasforma assumendo sembianze meno affascinanti. Ad attendere i quattro ragazzi, infatti, è una giovinezza ben più amara e piena di delusioni, si ritrovano catapultati senza preavviso in anni di droga e materialismo sfrenato, in balia di noti stimoli rivoluzionari e ideologie contrapposte al fronte degli sviluppi vietnamiti.

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E cantavano anche i volti delle immagini appese alle pareti intorno a me, solo che da esse non proveniva alcun suono, le chitarre e le batterie tacevano. I Rolling Stones, gli Animals, i Dave Clark Five, gli Hollies, I Beatles. I Beatles. Immagini dei Beatles. E sognavo di Ringo e John e George e Paul. Sognavo di essere uno di loro, di essere Paul McCartney, di avere i suoi occhioni malinconici davanti ai quali tutte le ragazze strillavano fino a farsi male, sognavo di essere mancino e suonare il basso. Mi levai a sedere di scatto sul letto, ben sveglio. «Ma io sono uno di loro» pensai ad alta voce, ridendo. «Sono uno dei Beatles».

“Beatles” di Lars Christensen Saabye: lo specchio di una generazione

Saabye Christensen ha denominato ogni capitolo con una canzone dei Beatles, in questo modo segna e scandisce l’inevitabile scorrere del tempo e le evoluzioni sociali del periodo. La musica, non solo dei FabFour ma anche quella di Bob Dylan e altre band in voga è una costante per tutto l’arco della narrazione. Rappresenta una colonna sonora attorno alla quale si sviluppano le vicende dei protagonisti ma che riflette al tempo stesso i principali avvenimenti di un’epoca. La musica rimane in sostanza il polo d’attrazione che spinge Kim e compagni a ritrovarsi, uniti da un’amicizia imperfetta ma solida, è forse il concetto stesso di amicizia uno degli elementi ai quali l’autore sembra essere più affezionato. Amicizia intesa come qualcosa di puro ed eterno, un sentimento con il quale combattere gli anni di guerra e la disillusione collettiva.

A completare la trama di Beatles sono due volumi diversi anni dopo:Bly (piombo) e Bisettelsen (il funerale) pubblicati rispettivamente nel 1990 e nel 2008 in Norvegia. Sarà però solo il primo, Beatles, a diventare un classico della letteratura contemporanea e ora anche un film diretto da Peter Flinth (uscito nelle sale norvegesi il 29 agosto 2014, in corrispondenza con il 30° anniversario del romanzo, e selezionato al Giffoni Film Festival, dove sarà proiettato il prossimo 20 luglio). Altri film tratti dagli scritti dell’autore sono il già citato Herman (Erik Gustavon, 1990) e Cross My Heart and Hope to Die (Marius Holst, 1994).

“Beatles” di Lars Christensen Saabye: lo specchio di una generazione

A rendere unico il romanzo sono i dettagli storici e la magistrale precisione con la quale l’autore cura vicende, cenni e riferimenti agli anni descritti. Malgrado la trama non cerchi in alcun modo di catturare l’attenzione attraverso peripezie e colpi di scena ci riesce ugualmente, conquistando il lettore pagina dopo pagina, catapultandolo sempre più in basso all’interno della vita dei protagonisti, invitandolo a farne parte e a vivere nella sua stessa pelle ogni vittoria e ogni piccola tragedia.

Lars Christensen Saabye, che l'11 settembre sarà al Festival di Mantova, dimostra con Beatles una grande maestria narrativa nascondendo, oltre le righe, una poesia profonda ed emozionante.

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