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"Avviso di chiamata", tre sorelle e un telefono

"Avviso di chiamata", tre sorelle e un telefonoAvviso di chiamata (Fazi, 2019 – traduzione di Enrica Budetta), debutto narrativo di Delia Ephron nel 1995, viene oggi riproposto in edizione italiana da Fazi, che l'anno scorso aveva già pubblicato, della stessa autrice, il romanzo Siracusa (traduzione id Enrica Budetta).

L'autrice, sceneggiatrice da sola o insieme alla sorella Nora di film di grande successo come C'è posta per te (1998) e Avviso di chiamata (2000, tratto da questo romanzo e diretto da Diane Keaton), racconta una storia che contiene senza dubbio molti tratti autobiografici.

Eve Mozell, la protagonista e voce narrante, vive a Los Angeles col marito Joe e il figlio adolescente Jesse, organizzando eventi per i clienti più disparati. Ha quarantaquattro anni, inizia a guardarsi allo specchio con occhi che scrutano i segni del tempo che avanza ed è ossessionata dal declino del padre, Lou, un tempo sceneggiatore di un certo successo ma dotato di un carattere a dir poco stravagante. La madre se n'è andata di casa molti anni prima con un altro uomo, rompendo ogni rapporto non solo con l'ex marito ma anche con le tre figlie: prima di Eve c'è Georgia, giornalista di successo trapiantata a New York, e dopo di lei Maddy, attrice non troppo fortunata. Alle tre sorelle spetta occuparsi del padre, che col passare degli anni mostra segni sempre più evidenti di uno scarso equilibrio mentale, passando da stravaganti rapporti con le donne a ricoveri in clinica psichiatrica, fino a scivolare inesorabilmente in una forma di demenza senile.

 

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"Avviso di chiamata", tre sorelle e un telefono

Gran parte dei rapporti fra i quattro personaggi avvengono attraverso il telefono, che è in definitiva il protagonista principale del romanzo. Lou chiama in continuazione le figlie, il più delle volte senza un motivo apparente, mentre le tre sorelle utilizzano il telefono per restare in contatto costante fra loro, aggiornarsi sui rispettivi problemi, discutere sulle scelte da fare riguardo al padre, organizzare incontri. La storia si sviluppa in un arco temporale che va dagli anni Sessanta di quando Eve rievoca l'infanzia nella sua estrosa famiglia prima che la madre lasciasse marito e figlie, agli anni Novanta in cui la vicenda approda a una provvisoria conclusione: siamo quindi in un'epoca in cui non esistono ancora i cellulari, Skype o WhatsApp, in cui una segreteria telefonica appare come un acquisto avveniristico e il telefono esiste solo sotto forma di apparecchi fissi nelle case e negli uffici, oppure nelle cabine a gettoni. Un'epoca che può apparire già preistorica ai lettori sotto i trent'anni, cresciuti in un mondo dominato sempre di più dalla telefonia mobile, ma in cui invece si riconosceranno quelli un po' più maturi.

"Avviso di chiamata", tre sorelle e un telefono

Come già nei film che l'hanno fatta conoscere al grande pubblico, Delia Ephron si rivela molto abile soprattutto nella costruzione di dialoghi brillanti e in grado di delineare in poche battute i tratti salienti dei personaggi. Se in Siracusa eravamo in presenza di una storia che nasceva come commedia per virare verso un’inattesa conclusione noir, Avviso di chiamata alterna con equilibro pagine in cui i personaggi vengono descritti con molto humor e una buona dose d'ironia ad altre in cui Eve ci fa partecipi delle sue paure di donna matura, da quella d'invecchiare a quella nei confronti dell’imminente morte del padre, oppure ci racconta nostalgie e rimpianti per un passato che non può più essere modificato.

 

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Tutte le famiglie felici si somigliano, ogni famiglia infelice è invece infelice a modo suo diceva Tolstoj nel celeberrimo incipit di Anna Karenina, e questa massima si può adattare perfettamente anche al ritratto della famiglia Mozell che ci presenta Delia Ephron in questo suo Avviso di chiamata.


Per la prima foto, copyright: Paweł Czerwiński su Unsplash.

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