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Avanguardie letterarie. L’algoritmo alla base della scrittura concettuale

Bottle rack, Marcel DuchampIn tutte le branche del sapere sembrano sussistere un operatore di distruzione e un operatore di creazione. I termini qui impiegati derivano dalla fisica, e, in particolare, dalla teoria dell’oscillatore armonico quantistico. Queste due forze estreme, antagoniste quantunque complementari, nella mitologia classica erano rappresentate da Eros e Thanatos. La psicoanalisi ha ripreso questi concetti, interpretandoli alla luce delle nozioni di libido e pulsione di morte. La letteratura non è esente da forze dualistiche e contraddittorie, che la traversano oscillando tra conservazione e innovazione, tra costruzione e decostruzione.

Isidore Isou, scrittore rumeno emigrato a Parigi nel 1945 e fondatore della corrente letteraria del Lettrismo, ha teorizzato a tal proposito la «Legge estetica delle due ipostasi». Secondo tale ipotesi, la letteratura è caratterizzata da due fasi, l’una chiaramente ascendente, l’altra di carattere discendente: «Qualsiasi espressione estetica imbocca due strade che si succedono l’una all’altra in maniera irreversibile. Scopriamo, prima, l’arricchimento dell’elemento e le sue possibilità di combinazione estetica. Dopodiché, si passa alla spoliazione fino alla sua distruzione. La prima fase di questa legge oggettiva estetica si chiama “amplica”, la seconda “ciselante”» (Lexique établi d'après le livre de Roland Sabatier Le Lettrisme: les créateurs et les créations (Z'Editions) et augmenté par Eric Monsinjon).
La prima fase inizia con Omero e arriva fino a Baudelaire. In questo periodo, la letteratura fonda i suoi modelli e i suoi topoi. Successivamente, interviene la seconda fase, quella decostruzionista, che destabilizza i modelli (come ad esempio, i futuristi), mette in dubbio i generi e soprattutto interroga la scrittura in maniera metaletteraria (come avviene in Calvino, Perec, OuLiPo, Borges).

L’interrogazione perpetua e diretta ad infinitum all’oggetto lirico è prerogativa dell’avanguardia letteraria, di cui gli scrittori e gli artisti della cosiddetta corrente concettuale rappresentano gli epigoni. Secondo Joseph Kosuth, considerato uno dei primi e più influenti teorizzatori del manifesto concettuale, «un oggetto è arte se posto in un contesto artistico» (Art after philosophy and after). L’arte e la scrittura concettuale nascono con i ready-made di Duchamp, s’ispirano alla filosofia del linguaggio di Wittgenstein e usano il linguaggio verbale in maniera decontestualizzata, spesso tautologica e autonoma da un discorso meramente narrativo. La parola si presta a essere immagine, «materiale, fluida, plastica e malleabile» (Kenneth Goldsmith, Against Expression: An Anthology of Conceptual Writing).
Fondamentali, allora, appaiono le riflessioni che hanno percorso tutto il XX secolo attorno alla lingua, alla logica e alla spazialità del linguaggio. Frege teorizza la scrittura concettuale, ispirandosi al linguaggio universale di Leibniz. Quello di Frege è un linguaggio simbolico e funzionale, con attributi matematico-logici. Il filosofo parte dall’idea dell’inadeguatezza e dell’insufficienza semantica dei linguaggi naturali. Allo stesso modo, la scrittura della poetica concettuale si vuole logica, meccanica, automatica, ripetitiva e oggettiva: «Un procedimento o algoritmo organizzano la scrittura» (Craig Dworking, Against Expression: An Anthology of Conceptual Writing). La poetica concettuale parte dal presupposto di un automatismo logico soggiacente al linguaggio. Il meccanismo è quello proprio delle macchine e agisce a livello inconscio. La lirica concettuale recupera i modi del citazionismo, dell’oggettivismo, del collage, rivalutando in maniera critica i concetti di autorità letteraria e di diritto d’autore. Nel 2011, Kenneth Goldsmith e Craig Dworking hanno proposto nell’appena citata antologia una serie di scritti concettuali in cui entrano testi provenienti da diverse correnti quali Denis Diderot, Louis Aragon, Samuel Beckett, Vito Acconci, William S. Burroughs, John Cage, Marcel Duchamp, Dan Graham, Stéphane Mallarmé, Raymond Queneau, Aram Saroyan, Tristan Tzara e molti altri.
La prospettiva comune risiede nella disintegrazione dello stile, che alla successione prosodica preferisce la ripetizione formale e semiotica dell’elemento linguistico, nella mancanza di coerenza narrativa a favore di una predominanza logica e funzionale nel discorso. È interessante notare come l’assenza di frontiere settoriali permetta la coesistenza di musica, arte e letteratura nella stessa antologia. Craig Dworking sottolinea questo aspetto: « […] Una poesia può avere maggiore affinità con un brano musicale, o con un film, oppure con una scultura che non con un’altra lirica». Dworking adduce quest’apertura interdisciplinare alla caratteristica propria dell’arte concettuale e alla volontà di disfarsi del concetto di genere, scomodo anche nella critica letteraria (si vedano ad esempio gli scritti strutturalisti, come La teoria dei generi di Tzvetan Todorov).

John BaldassariLa poetica concettuale erge la scienza e la matematica a modelli stabilizzatori delle emozioni umane, altrimenti incontrollabili. Dietro quest’esigenza normalizzatrice si cela la paura – propria del secolo scorso – della deriva, dell’instabilità sociale, economica ed emozionale della collettività e del singolo. Ne sono un esempio le teorie che hanno dominato la seconda metà del ventesimo secolo fino ad oggi, che hanno preposto il caos a elemento generatore dell’ordine e della struttura dell’universo — basti pensare alla teoria dei frattali. Sussiste, quindi, l’implicita volontà di dominare la matassa caotica di informazioni a cui è sottoposta la realtà, di sintesi che dia la possibilità di riassumere le conoscenze acquisite, che con l’introduzione dei nuovi mezzi informatici sembrano destinate all’infinita moltiplicazione di se stesse. Riprendendo le parole di Kenneth Goldsmith: «La scrittura concettuale rappresenta il desiderio di fare la letteratura simultaneamente con le irrazionalità e le vicissitudini proprie al sistema letterario. Si aspira a un tipo di stabilità assicurata dai meccanismi che abilitano un’immediata reazione o risposta a un cambiamento improvviso, applicabile al mondo digitale che cresce aumentando la flessibilità, aumentando l’effimero, aumentando il mutabile» (Always Almost Obsolete, Always Almost New).


Suggestioni di lettura per approfondimento
The UbuWeb: Anthology of conceptual writing
Kenneth Goldsmith, Always Almost Obsolete, Always Almost New
Joseph Kosuth, Art after philosophy and after

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