In cucina con Leonardo da Vinci, cuoco provetto

14 scrittori famosi e le loro ultime parole

Intervista a Nicholas Sparks, ecco come nascono i suoi romanzi

Come realizzare i propri desideri. I consigli di Bruce Lee

Autobiografia di una scrittrice e di una nazione. “Da dove vengo” di Joan Didion

Autobiografia di una scrittrice e di una nazione. “Da dove vengo” di Joan DidionNonostante il sottotitolo (“Un’autobiografia”), non è un’autobiografia il romanzo Da dove vengo, di Joan Didion, appena pubblicato dal Saggiatore (traduzione di Sara Sullam).

Scrittrice e giornalista di Sacramento, classe 1934, in quest’opera densissima, di circa duecentocinquanta pagine, la Didion affronta il tema delle radici, che inevitabilmente s’intreccia con quello della terra da cui si proviene: in questo caso, la California.

A metà strada fra Steinbeck (per i paesaggi, per i colori) e Faulkner (per un certo incedere epico della narrazione), la storia parte da lontanissimo, e da una donna.

«La mia bis-bis-bis-bis-bisnonna Elizabeth Scott nacque nel 1766, crebbe sulle frontiere della Virginia e della Carolina, all’età di sedici anni sposò un diciottenne veterano della Rivoluzione e delle spedizioni Cherokee di nome Benjamin Hardin IV, si trasferì con lui in Tennessee e in Kentucky e morì su un’altra frontiera ancora, la Oil Through Bottom, sulla sponda meridionale del fiume White, in quello che oggi è l’Arkansas ma allora era territorio del Missouri.»

 

La storia presto si allontana dalla vera autobiografia, dalle vicende della famiglia della scrittrice e dei suoi personaggi più intimi per abbracciare argomenti di più ampio respiro.

«Molti aspetti della California, per come le piace presentarsi, sono privi di logica. Il fiume Sacramento, principale fonte di approvvigionamento idrico di superficie in uno Stato dove la sfiducia nell’autorità del governo centrale è storicamente stata scambiata per etica, nasce nelle remote montagne della contea di Siskiyou. (…) Per i locali, la comparsa anno dopo anno di una palude che defluiva in mare solo a primavera inoltrata, quando non addirittura d’estate, non era un’inondazione ma “acqua alta”, un evento stagionale, il prezzo modico seppure poco conveniente da pagare per la fertile terra che creava, ed era quindi normale costruire case con la soletta rialzata per ovviare al problema. Alle pareti di molte case di Sacramento, durante la mia infanzia, era appesa una litografia che mostrava il reticolo delle strade del centro coperte d’acqua, lungo le quali gli abitanti svolgevano le proprie commissioni a bordo di canotti o barchette a remi.»

 

Desideri migliorare il tuo inedito? Scegli il nostro servizio di Editing

Autobiografia di una scrittrice e di una nazione. “Da dove vengo” di Joan Didion

In Da dove vengo, però, l’allontanamento di Joan Didion da se stessa e dalla sua famiglia non è progressivo, ma si muove con l’andamento di un fiume dalle molte anse: torna spesso sui propri passi, tanto che alla fine dell’ultima pagina l’impressione, quasi abbagliante, che si prova è che la storia di Joan e della sua terra siano un tutt’uno, imprescindibili l’una dall’altra.

A intermittenza, fra un salto e l’altro, emerge la passione dell’autrice per l’inchiesta, per il documento nascosto, per il romanzo scritto da altri in cui affiora, a conferma o confutazione, la narrazione di sé e del mondo che lentamente si costruisce e decostruisce.

«I diari dei migranti parlano della Sierra Nevada come del ‘momento più temuto’, ‘il grande Bugaboo’, causa di ‘notti insonni’ e ‘sogni turbati’. Senza una casa o un tetto sopra la testa: Sarah Royce, il marito e la figlia abbandonarono la loro carovana e riuscirono a valicare la Sierra con l’aiuto della squadra soccorsi dell’esercito, appena dieci giorni prima della chiusura dei passi. Se anche fossero rimasti aperti, ci sarebbe stata la neve. Ci sarebbero state le sepolture fresche, le carovane distrutte, e, al lago Donner, dopo l’inverno 1846-1847, ossa umane e animali, e gli alberi con una tacca a ricordare la profondità del manto nevoso in quel fatidico inverno. Così recita il diario di William Kilgore il primo agosto 1852: “Giaccio e gelo questa mattina. Sei chilometri al lago Red. […]. È un piccolo lago e si trova a poco più di un chilometro e mezzo dal picco della Sierra Nevada. Dal lago al picco c’è un grande dislivello, con alcuni tratti praticamente verticali. […] Ci fermiamo lì fino a mezzogiorno. Aiutiamo a seppellire un giovane morto la sera prima di febbre biliosa. Si chiamava Joseph Ricker. I suoi genitori vivono nel Maine.”»

 

Vuoi collaborare con noi? Clicca per sapere come fare

 

In linea con molta epica americana (se si esclude quella edulcorata di Hollywood), il ritratto che emerge è quello di una nazione giovane ed emotiva, dalla bellezza selvaggia che lentamente, a causa dell’impronta violenta degli uomini che costruiscono e subiscono il fascino dei cowboy e dei conquistatori d’oltreoceano, si trasforma in qualcosa di molto simile a un paradiso perduto, a una valle dell’Eden schiaffeggiata e illuminata dall’epos della ferrovia, del ranch, degli agglomerati urbani sorti attorno ai centri industriali. Un racconto granulare, che ricostruisce, demolendola, la storia del mito dell’America, e delle radici profonde di chi scrive.

Autobiografia di una scrittrice e di una nazione. “Da dove vengo” di Joan Didion

Con Da dove vengo, questa autobiografia che non è un’autobiografia, Joan Didion e la sua penna raffinata ci consegnano un romanzo distaccato ed emotivo insieme, che si conclude, a dimostrazione del coinvolgimento totale della e nella narrazione, con la morte della madre. Perché, in fondo, come si legge a poche righe dalla fine, «Non esiste davvero un modo per fare i conti con tutto ciò che perdiamo.»


Per la prima foto, copyright: Rutger Geleijnse.

Per la terza foto, copyright: David Shankbone.

Il tuo voto: Nessuno Media: 5 (1 vote)
Tag:

Commenti

Invia nuovo commento

Image CAPTCHA
Se il codice inserito non è corretto, viene segnalato un errore (box rosso). Se il codice inserito è corretto e il tuo commento viene segnalato lo stesso come spam non ti preoccupare, non riscriverlo; la redazione lo pubblicherà al più presto.

Il Blog

Il blog Sul Romanzo nasce nell’aprile del 2009 e nell’ottobre del medesimo anno diventa collettivo. Decine i collaboratori da tutta Italia. Numerose le iniziative e le partecipazioni a eventi culturali. Un progetto che crede nella forza delle parole e della letteratura. Uno sguardo continuo sul mondo contemporaneo dell’editoria e sulla qualità letteraria, la convinzione che la lettura sia un modo per sentirsi anzitutto cittadini liberi di scegliere con maggior consapevolezza.

La Webzine

La webzine Sul Romanzo nasce all’inizio del 2010, fra tante telefonate, mail e folli progetti, solo in parte finora realizzati. Scrivono oggi nella rivista alcune delle migliori penne del blog, donando una vista ampia e profonda a temi di letteratura, editoria e scrittura. Sono affrontati anche altri aspetti della cultura in generale, con un occhio critico verso la società contemporanea. Per ora la webzine rimane nei bit informatici, l’obiettivo è migliorarla prima di ulteriori sviluppi.

L’agenzia letteraria

L’agenzia letteraria Sul Romanzo nasce nel dicembre del 2010 per fornire a privati e aziende numerosi servizi, divisi in tre sezioni: editoria, web ed eventi. Un team di professionisti del settore che affianca studi ed esperienze strutturate nel tempo, in grado di garantire qualità e prezzi vantaggiosi nel mercato. Un ponte fra autori, case editrici e lettori, perché la strada del successo d’un libro si scrive in primo luogo con una strategia di percorso, come la scelta di affidarsi agli addetti ai lavori.