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“Astenersi astemi” di Héléna Marienské e la sopravvivenza alle ossessioni

“Astenersi astemi” di Héléna Marienské e la sopravvivenza alle ossessioniAstenersi astemi, ultimo libro di Héléna Marienské, edito da Clichy e tradotto da Tommaso Gurrieri, è un romanzo acuto, originale e un po’ sfacciato che prende in esame con minuzia di particolari le debolezze dell'umana società contemporanea.

Clarisse è una psichiatra che si occupa della cura delle dipendenze e decide di sperimentare una terapia di gruppo del tutto innovativa. La sua cura si basa fondamentalmente sull'uso della parola:

«Alla base di ogni dipendenza ci sono un difetto nella costruzione dell’ego, così come una patologia del legame (ansia da abbandono/ansia di intrusione). Occorre per questo andare oltre la visione schizoide che ci induce a separare le dipendenze dalle sostanze e dalle dipendenze comportamentali. Solo un approccio trasversale permette di identificare il processo della dipendenza. Tossicodipendenti in astinenza o giocatori sull’orlo della bancarotta sono per me borderline che vanno trattati con la parola.»

 

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Nel suo gruppo riunisce singolari personaggi affetti da originali dipendenze. Si tratta di pazienti completamente devastati dalle loro ossessioni e in qualche modo vittime di una società corrotta che nel testo occupa un ruolo piuttosto crudele. Tuttavia nessuno di questi personaggi è innocente e tutti vivono la vita ordinaria come un’inaffrontabile nemica.

Il gruppo d’ascolto, formato da sette personaggi, all’inizio si dimostra scettico nei confronti della nuova terapia ma lentamente sviluppa una forza, data dalla solidarietà nel male comune, che consente loro di sperimentare un nuovo modo di affrontare la vita e abbandonare vizio e perdizione. Non sono più soli. Non guardano più in modo nietzschiano solo in fondo all'abisso della loro emarginazione ma uniscono alla loro dipendenza quella degli altri creando comunanza grazie a valori quali la complicità, l'amicizia e l'amore.

“Astenersi astemi” di Héléna Marienské e la sopravvivenza alle ossessioni

Le assuefazioni da cui sono affetti i personaggi fanno parte dei mali della contemporaneità e partono dal principio che accomuna tutte le dipendenze ovvero che “tutto ciò che non le distrugge le rafforza”. Siamo di fronte anche a nuove patologie indotte dal sistema come ad esempio la dipendenza da sport di Pablo che arriva addirittura a distruggere il suo corpo:

«Tutti i discorsi in merito tendono a valorizzarlo. Lo sport è connotato positivamente dai media, dal cinema, dalla pubblicità, da tutte le classi sociali: lo sport è nobile! Ma ho visto le sue radiografie: fanno paura. Sua moglie non sa veramente più che fare. È stata felice di sapere che sarà seguito in incontri individuali e in terapie di gruppo. Speriamo che venga. In ogni caso, ecco un’altra categoria di dipendenza che va ad arricchire il mio gruppo.»

 

Poi abbiamo Gunter con una forte dipendenza dal gioco d’azzardo e sempre in bancarotta, Jean-Charles, che assomiglia in maniera impressionante a Papa Francesco, ed è un prete cocainomane che ruba fondi destinati alla sua chiesa. Élisabeth, un’alcolista umiliata e distrutta dal marito, che la tradisce spudoratamente nella loro prestigiosa dimora. La dipendenza di Mylène è invece quella da fashion victim di abiti di alta moda che ammassa nell'armadio senza indossarli dilapidando ogni patrimonio a lei disponibile. Damien, un professore universitario ossessionato dal sesso in modo compulsivo e infine la giovane tossicodipendente Mariette del tutto intenzionata a perseverare sulla via della droga che vive come il suo unico e più grande piacere.

“Astenersi astemi” di Héléna Marienské e la sopravvivenza alle ossessioni

E così, questi devianti dalla normalità sfidano la loro terapeuta e il mondo che li vorrebbe isolati e controllati. Queste persone accumulano le loro ossessioni a quelle degli altri e si potrebbe quindi dire che la loro guarigione avvenga per via omeopatica: si curano con la stessa medicina che su un paziente sano provoca gli stessi sintomi di cui il paziente soffre. A conferma di ciò la psichiatra punta anche sul principio che per liberarsi dalla dipendenza occorre attraversare la fase della ricaduta e l'accettazione del fatto che tutti le nevrosi abbiano in fondo una origine familiare:

«Non sto giocando con nessuno di voi. Lo sapete. Ma avvisarvi vi avrebbe privato di questa esperienza: la ricaduta. Finché non l’avrete dolorosamente sperimentata, e Mariette testimonia perfettamente le difficoltà incontrate, vi mancherà un passo indispensabile nella vostra uscita dalla dipendenza. Sarà solo superando la ricaduta che guarirete...Vi darò una chiave, il periodo delle feste di fine anno è uno dei più pericolosi per le dipendenze, come per tutte le patologie mentali. È un tuffo nella famiglia, nelle nevrosi familiari. Tutti gli affetti dolorosi dell’infanzia vengono risvegliati, perché è il momento in cui si è costretti ad amare.»

 

L'effetto che la lettura di questo romanzo produce è contraddittorio, non crede nella libertà ma te la fa desiderare, non presta fede alle illusioni d'amore ma te ne accende nel cuore l'aspirazione. Acuisce l’intensità del dolore, non perdona nessuno, e getta gli animi in una sorta di licenziosità dalla quale si resta un po’ sconvolti.

 

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Ancora una volta HélénaMarienské con questo suo ultimo romanzo Astenersi astemi riesce a sorprendere il suo pubblico di lettori. L'irriverenza nell'uso della parola della scrittrice è intelligente in quanto declina la dipendenza, che il lettore vive come un filo del rasoio sul quale tutti corriamo, in maniera ossimorica: mirabilmente immorale.


Per la prima foto, copyright: Maria Teneva su Unsplash.

Per la terza foto, la fonte è qui.

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