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Arturo Toscanini e il rifiuto di dirigere l’inno davanti ai ministri fascisti

Arturo Toscanini e il rifiuto di dirigere l’inno davanti ai ministri fascistiSiamo nel 1931 a Bologna e Arturo Toscanini sta per dirigere una serata in memoria del compositore Giuseppe Martucci, che ammirava molto e di cui era fervido amico.

Quella sera del 14 maggio però non tutto filerà liscio perché Toscanini sarà al centro di un episodio assai sgradevole: un gruppo di fascisti lo attende in strada e lo schiaffeggia. Perché? Di quale grave colpa si era macchiato ai loro occhi?

È lo stesso Toscanini a raccontarlo in un telegrama indirizzato a Benito Mussolini il 15 maggio 1931e riportata nelle Lettere di Arturo Toscanini da poco pubblicate da Il Saggiatore:

A Sua Eccellenza Benito Mussolini

Iersera mentre colla mia famiglia mi recavo al teatro Comunale di Bologna per compiere un gentile atto d’amicizia ed amore alla memoria di Giuseppe Martucci (invitatovi dal Podestà della suddetta città per una religiosa ed artistica commemorazione, non per una serata di gala) venni aggredito, ingiuriato e colpito replicatamente al viso da una masnada inqualificabile, essendo presente in Bologna il sottosegretario degli Interni. – Non pienamente soddisfatta di ciò la masnada ingrossata nelle sue file si recò minacciosa sotto le finestre dell’Hotel Brun, dove io abitavo, emettendo ogni sorta di contumelie e minacce contro di me, non solo, ma uno de’ suoi capi per il tramite del Mae. Respighi m’ingiungeva di lasciare la città entro le sei antimeridiane, non garantendo in caso contrario la mia incolumità. Questo comunico a Vostra Eccellenza, perché sia per il silenzio della stampa, o per fallaci informazioni Vostra Eccellenza non potesse avere esatta notizia del fatto, e perché del fatto resti memoria –

Ossequi.

Arturo Toscanini

 

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Arturo Toscanini e il rifiuto di dirigere l’inno davanti ai ministri fascisti

Ma cos’era successo davvero? Ci affidiamo ancora una volta a Toscanini che, in una lettera della fine di maggio 1931 indirizzata a «chi di dovere» e riportata nel volume appena citato, si propone, anche a seguito della mancata risposta di Mussolini e per «smentire le false affermazioni della stampa» e «porre fine ai reiterati tentativi di intervisti di giornali esteri», di rompere «silenzio cui m’ero imposto, e confermando quanto ebbi a telegrafare al Capo del Governo aggiungo come corollario e a maggior chiarificazione della mia condotta qualche circostanza di fatto».

Racconta Toscanini di come il Vice Podestà di Bologna Prof. Giuseppe Lipparini lo avesse invitato a «dirigere due concerti commemorativi per Giuseppe Martucci». Fu sempre Lipparini ad annunciargli «soltanto nel pomeriggio del giorno 14 a breve distanza del concerto l’intervento delle LL.EE. ministri [Costanzo] Ciano ed [Leandro] Arpinati al suddetto concerto e quindi l’impellente necessità di eseguire gli inni nazionali».

 

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Toscanini si rifiutò di accogliere questa richiesta adducendo come ragione il fatto che poco prima aveva «caldamente raccomandato ai prof. d’orchestra di accedere ai loro posti solo due minuti prima dell’esecuzione nel massimo raccoglimento, consci della reverente ed affettuosa manifestazione alla quale erano chiamati – senza che suoni estranei alla musica di Martucci li mettesse a contatto col publico, e conchiudevo: Siate, o signori, democratici nella vita ma aristocratici nell’arte».

Arturo Toscanini e il rifiuto di dirigere l’inno davanti ai ministri fascisti

Il maestro però non si dimostrò affatto duro, anzi accettò una proposta conciliativa che «si concretava in questi termini: che all’entrata in teatro dei signori ministri una banda avrebbe suonato nell’atrio del Comunale gli inni nazionali».

I due ministri non accettarono questa soluzione e confermarono «l’imposizione di prima», ma Toscanini restò saldo nel suo convincimento e:

«Alle nove e mezzo [ora prevista per l’inizio del concerto] il sig. Brianzi del Municipio mi telefonava [per dirmi] che potevo recarmi in teatro avvertendomi che le LL.EE. si sarebbero astenute dall’intervenire al concerto. E caddi in piena imboscata».

 

È a questo punto che Toscanini aggiunge un passaggio emblematico perché segnerà quasi il suo atteggiamento futuro verso il fascismo e il nazismo:

«Ma la lezione che, secondo certi gazzettieri, mi si è voluto dare non ha giovato né mi gioverà in avvenire, che ripeterei domani quello che ho fatto ieri, se le stesse condizioni di fatto si presentassero in Italia o in qualsiasi parte del mondo».

 

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E ancora:

«È vero. Ma la condotta della mia vita è stata, è, e sarà sempre l’eco e il riflesso della mia coscienza che non conosce infingimenti né deviazioni di sorta – rafforzata da un carattere fiero e sdegnoso, sì, ma limpido come un cristallo e tagliente del pari – pronto sempre e dovunque a gridar forte la verità – quella verità, che, ben dice Emerson, “viene sempre al mondo in una mangiatoja, ma le è dato in compenso di vivere fino al completo asservimento degli uomini”».

Arturo Toscanini e il rifiuto di dirigere l’inno davanti ai ministri fascisti

E difatti Toscanini rinunciò a esercitare la sua attività in Italia fino a quando il fascismo e la monarchia fossero rimasti al potere. Lo stesso fece alcuni anni dopo, nel 1933 per la precisione, verso la Germania nazista, quando rifiutò un invito di Hitler e abbandonò il Festival di Bayeruth.

Lavorò spesso in netto contrasto con il nazismo arrivando a suonare gratuitamente nel 1936 per la Palestine Symphony Orchestra che accoglieva musicisti ebrei che scappavano dalle persecuzioni. Nel 1938, dopo la promulgazione delle leggi razziali in Italia, Toscanini espresse parole durissime verso la politica fascista definendo quelle leggi «roba da medioevo» e maledicendo apertamente «l’asse Roma-Berlino e la pestilenziale atmosfera mussoliniana».

 

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Fu per questo e per il suo impegno costante a favore degli ebrei perseguitati che Albert Einstein gli scrisse parole di accorato apprezzamento:

«Sento la necessità di dirle quanto l'ammiri e la onori. Lei non è soltanto un impareggiabile interprete della letteratura musicale mondiale… Anche nella lotta contro i criminali fascisti lei ha mostrato di essere un uomo di grandissima dignità. Sento pure la più profonda gratitudine per quanto avete fatto sperare con la vostra opera di promozione di valori, inestimabile, per la nuova Orchestra di Palestina di prossima costituzione. Il fatto che esista un simile uomo nel mio tempo compensa molte delle delusioni che si è continuamente costretti a subire».

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