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“Argento vivo” e intervista a Marco Malvaldi

Marco Malvaldi, Argento vivoLa storia di questo libro, uscito da poche settimane, Argento vivo, il nuovo romanzo di Marco Malvaldi, edito per i tipi di Sellerio e già primo in classifica, non è attribuibile all’autore. È lo stesso romanziere-chimico toscano ad averlo candidamente ammesso, nelle pagine finali, che riportano, tra l’altro, una chiosa importante: “Mantova, 4 settembre 2013”. Dell’edizione 2013 del Festival della Letteratura della città lombarda, infatti, Malvaldi è stato uno dei protagonisti per quattro giornate. E in questo modo ha voluto tributare il suo personale omaggio alla manifestazione, continuando a perpetuare quel prezioso momento, inserendolo nel suo libro. Ancora un poliziesco, una storia avvincente, nata da un’idea della moglie di Malvaldi, Samantha, consorte dalla vivida immaginazione. L’argento vivo, come lo definiva Plinio il vecchio, non è altro che il mercurio un tempo contenuto nei termometri: tutti sanno che cosa succede al mercurio di un termometro rotto. Si spande in lungo e in largo, mantenendo però inalterate le sue caratteristiche, tra cui la lucentezza, suddividendosi in forme perfettamente sferiche.

Ed è proprio così che si sviluppa la trama di questa storia che intreccia vicende e personaggi da indagare e approfondire. Questa volta, però, il lettore non si troverà di fronte i simpatici vecchietti detective del BarLume che hanno portato Malvaldi al grande pubblico (andranno in onda a partire da novembre su Sky due film della serie I delitti del BarLume con protagonista Filippo Timi, nel ruolo di Massimo, e Carlo Monni, nel ruolo del nonno Ampelio, prodotti da Palomar, la stessa della serie tv con Montalbano), ma una teoria di soggetti assolutamente verosimili e così ben caratterizzati – in quest’arte Malvaldi è davvero maestro – che non riesce affatto difficile identificarcisi. La trama. Avviene una rapina nella casa di un noto scrittore e col bottino sparisce anche il computer portatile che conteneva il file dell’ultimo romanzo, pronto per essere consegnato all’editore. Giacomo Mancini, però, non aveva avuto l’accortezza di salvare una copia di questo romanzo su altri supporti, né di stamparlo. Da quel momento, il computer – e dunque anche il romanzo – rimbalza come argento vivo tra le mani di altri ignari personaggi, alle prese con problemi quotidiani di varia natura. Il romanzo finisce anche tra le mani di un lettore che lo recensisce su un blog letterario, senza lesinare critiche e osservazioni. Il romanzo rubato diventa, poi, parte integrante del romanzo stesso, ed alcuni capitoli si mescolano alla storia. Gli ingredienti per chi ama i libri e per chi ama le storie avvincenti ci sono tutti. Non manca una buona dose di umorismo, a tratti surreale, a tratti tragicomico, in chiaro stile “Malvaldi”, che si configura ormai come la sua cifra stilistica inconfondibile. Un romanzo corale, che, sulle prime, restituisce l’impressione di trovarsi di fronte ad un libro di Agatha Christie, a Dieci piccoli indiani, per intenderci: la storia rimbalza da una coppia di personaggi all’altra in una serie di brevi sequenze serrate, legate l’una all’altra da una frase, che è contemporaneamente finale nella precedente, e incipit di quella successiva. Stessa frase, ma diverso il contesto, diversi i personaggi e dunque il significato: perché le cose, nella vita, possono assumere significati diversi a seconda della prospettiva e delle circostanze. L’espediente narrativo risulta vincente sia per imprimere un ritmo incalzante e stimolare il lettore fino all’ultima pagina, ma rappresenta anche un efficace strumento per Malvaldi per dimostrare come le vicende dei personaggi – così come le nostre - siano collegate tra loro, in maniera spesso inconsapevole, anche da zone d’ombra che alimentano mistero e fascino.

Chi leggerà Argento vivo, avrà tra le mani un manuale di preziose informazioni. Snocciolate con la nonchalance e la classe di non vuole ostentare superiorità o saccenteria, possono comunque tornare utili nelle vicende della vita quotidiana. Ad esempio, chiedere il caffè in tazza di vetro era uso per le donne nei bar (o “barre”, nel dialetto toscano) frequentati da persone poco raccomandabili: il vetro, essendo trasparente, era indice e garanzia di pulizia e di decoro. Se lo fate oggi per vezzo, sappiate che dietro c’è una ragione ben precisa. «Ci sono così tante belle storie in giro che non posso tenermele per me, ma devo raccontarle e condividerle. Come questa del caffè in vetro» ammette con candore e simpatia al pubblico di Poggibonsi, nel tour vorticoso delle presentazioni in giro per l’Italia per promuovere il nuovo nato. Oppure si apprendono altre amenità come quella in base alla quale i matematici siano le persone meno catalogabili al mondo. Ma ogni lettore stia lontano dall’idea di telefonare a Malvaldi direttamente a casa sua. A quanto abbiamo appreso, ha la mania di rispondere nelle maniere più disparate, come ad esempio “Questa è la segreteria telefonica della Falegnameria Lacchetti”, lasciando interdetto il povero interlocutore dall’altra parte del filo.

 

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Marco MalvaldiCi presenti Argento vivo? Di che storia si tratta?

«La trama è molto semplice all’inizio: ad uno scrittore di una certa fama viene rubato il computer all’interno del quale c’è il file con il suo ultimo romanzo. Siccome lo scrittore in questione è un imbecille, e mi sono ispirato ad una persona che conosco molto bene, non ha salvato il file da nessun’altra parte. L’episodio nasce da un evento più o meno di questo genere, da cui mia moglie Samantha ha tratto l’ispirazione che ha dato la scintilla iniziale per scrivere il libro. Il romanzo, per una serie di circostanze rocambolesche, finisce nelle mani di un forte lettore, un critico letterario dilettante che recensisce sul suo blog questo romanzo, che non gli piace affatto, pur essendo di uno dei suoi scrittori preferiti: per questo, sente il dovere di dirlo allo scrittore stesso con una serie di telefonate anonime».

In Argento vivo possono, dunque, trovarsi anche delle analogie con la tua vita di tutti i giorni, il rapporto con l’editore e con l’editor, con i blogger. Ma come la mettiamo con il fatto che sei un chimico prestato al mestiere di scrittore? Dopo Paolo Giordano, un altro scienziato-scrittore: è una mania?

«Tantissimi scrittori del Novecento erano dopolavoristi, ad esempio, Bulgakov era medico condotto, Böll faceva il controllore sui treni. Il problema, secondo me, è che bisogna scrivere raccontando la vita, attingere materiale dalla vita di tutti i giorni. Se uno a vent’anni si chiude nella torre di avorio ed elabora le sue teorie sul mondo o è Kafka o è Dio. Soluzioni diverse non ne vedo».

Sulle prime, Argento vivo richiama Agatha Christie, almeno per la descrizione dei personaggi…

«Per uno che scrive gialli, non ispirarsi ad Agatha Christie è praticamente impossibile e sarebbe da mentitori spudorati. Soprattutto nella caratterizzazione dei personaggi, una cosa nella quale la Christie è maestra assoluta: basta aprire un suo libro e immediatamente il lettore ha davanti a sé il ventaglio ben chiaro di tutti i personaggi presenti. E questo permette al lettore di essere dentro la storia sin dalle prime battute: almeno un personaggio ti è simpatico, e un altro quasi certamente ti è antipatico, ma senza dubbio sei interessato a sapere che cosa succede loro. È un modo di narrare assolutamente geniale, uno stile talmente bello e perfetto che, vuoi o non vuoi, ti ci ispiri per forza».

Gli autori Sellerio fanno squadra: tra quelli incontrati e intervistati è unanime il coro di fedeltà alla casa editrice, di gratitudine verso l’Editore e di amicizia e stima verso gli altri colleghi. Come mai? Che cos’ha di speciale questa realtà editoriale in Italia rispetto alle altre?

«Sì, in effetti siamo una vera e propria scuderia, ma il motivo è presto detto ed è anche abbastanza semplice. Coloro che scrivono per Sellerio sono stati grandi lettori di Sellerio. È un po’ come giocare per la squadra per la quale hai sempre fatto il tifo e questo accresce il tuo orgoglio. E poi sei trattato dalla casa editrice in un modo che non ha molti eguali in Italia. Io, ad esempio, non ho un contratto. Finisco un libro e lo mando, non ho l’obbligo di “sfornare” un libro all’anno, e ciò mi fa sentire enormemente libero di creare, non ho il fiato sul collo, né rotture di scatole. Non ci sono nemmeno quegli stupidissimi discorsi sul marketing. Dopo un romanzo di successo coi vecchietti (i protagonisti della serie del BarLume), la logica voleva che si proseguisse su questa strada. Io, invece, ho proposto ad Antonio Sellerio un romanzo senza vecchietti, che poi altro non sono che mio nonno e i suoi amici, coraggioso e diverso dai precedenti; e lui mi dice senza esitazione “Sì, mi piace, fallo!”. Un’altra casa editrice mi avrebbe messo a casa il redattore che mi frustava per scrivere dei vecchietti. Sono privilegi straordinari che fanno sentire bene noi autori». 

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