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Analisi di “Un amore” di Dino Buzzati

Analisi di “Un amore” di Dino BuzzatiOggi vi proponiamo l'analisi di Un amore di Dino Buzzati, pubblicato per la prima volta nel 1963 da Mondadori. Un prodotto letterario che ha subito, ai tempi, aspre critiche e forti dubbi. Un’opera che si discosta interamente dallo scrittore conosciuto precedentemente grazie a uno stile rappresentativo della realtà attraverso il fantastico e lo psicologico: questo è ciò che avviene ne Il deserto dei Tartari. In Un amore, invece, Buzzati rappresenta la realtà attraverso i pensieri, i sentimenti e le sue fantasie erotiche.

L’opera è ambientata nel 1960, protagonista è Antonio Dorigo, architetto di 49 anni, intellettuale e di buona famiglia, che è solito frequentare i salotti dediti ai piaceri carnali. Proprio qui, nel salotto della signora Ermelina, incontrerà Laide Anfossi, ballerina alla Scala, diventando suo cliente. L’uomo ricollega mentalmente la ragazza a una figura evanescente che vide molto tempo prima in una via di Milano, ma non solo: gli viene naturale abbinare Laide a una realtà popolaresca che si dirama nelle vie di una Milano antica e nascosta diversa dalla Milano moderna e borghese di cui lui fa parte. Il non conosciuto, il celato, quelle realtà, quei bassifondi incastonati in vie popolari hanno per il protagonista un enorme fascino e queste sensazioni e porzioni di paesaggi hanno il volto della giovane ballerina appena incontrata.

 

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La figura di Laide Anfossi è, per Antonio, giovialità, novità, freschezza e spregiudicatezza, un mondo diverso dal proprio che fa assaporare all’uomo avventura e gioventù. Dorigo diventa suo cliente fisso, ma nonostante gli incontri cambia poco nel rapporto: lui sempre più legato, lei un alone di mistero, una figura schiva che tende a diventare sempre più distante non coinvolgendo nessuno nella sua vita privata. Una classica relazione fra una prostituta e un cliente da soddisfare il più presto possibile. Antonio crede di vederla alla Scala, una sera. Quando ne parlerà con lei, però, Laide negherà di essere stata lì. Tutta la relazione fra i due sarà disseminata da infiniti tentativi da parte del protagonista di abbattere quel muro invalicabile che la ragazza si è costruita attorno; menzogne a volte verosimili che propina all’uomo ormai dipendente dalla relazione con lei. Assurdità a cui comunque Antonio Dorigo crede, nonostante gli interrogativi che si pone e la brama di saperne di più sulla vita della ragazza di cui è perdutamente ossessionato, tanto da far diventare la relazione una sorta di droga. Una passione egoistica, quella di un uomo di quasi cinquant’anni, che vuol far diventare cosa sua una ragazzina di venti. Tuttavia un legame sbilanciato, poiché Antonio desidera avere accesso alla vita di Laide per una sorta di controllo, ma esclude totalmente che la ragazza abbia invece accesso alla sua di esistenza. Illudendosi di poterla tenere legata a sé, controllarla, e avere quanto meno modo di vederla, Antonio le propone uno stipendio mensile “comprando”, quasi, la relazione con lei. Laide accetta prontamente: una ragazzina spregiudicata, amante dei soldi e della vita sfarzosa non se lo lascia ripetere due volte, pur senza abbandonare il suo mondo fatto di incontri con altri uomini, menzogne e bugie più disparate. Da qui l’umiliazione e i pensieri sempre più forti e ridondanti per un uomo perbene quale è Antonio. Un rapporto che non finirà nemmeno dopo mesi di separazione, quando Laide chiederà una figlia a Dorigo: e sarà proprio in quel momento, dopo tanti patimenti passati, dopo essersi reso conto di aver conquistato finalmente quella ragazzina peccaminosa e sfuggente che Antonio troverà tutto quasi insignificante, come se fosse la pulsione stessa della lotta a far apparire succulenta la ragazza. Antonio, in quel momento, capisce che non solo erano finiti i giochi ma anche l’ultimo slancio di giovinezza che, sino ad allora, aveva provato nella relazione con Laide.

Analisi di “Un amore” di Dino Buzzati

Per difendersi dalle aspre critiche che tacciarono Un amore come un’opera priva di passionalità, fredda, e quasi plagiata al fenomeno del lolitismo di Nabokov, Dino Buzzati rispondeva così:

«Solo alcuni sanno cosa sia l’amore. Se no, ce ne accorgeremmo. Quando arrivano queste cose, uno non può controllarsi, e l’amore si rivela, si manifesta. Non dico che non ce ne siano, di amori, ma sono pochi. Se uno ama una donna, è logico che voglia vincere a tutti i costi, magari mentendosi, come fa Antonio Dorigo (il protagonista del libro). E poi il mio libro finisce in bellezza. Non è calcolato, non è costruito come Il grande ritratto. L’ho scritto, se posso dirlo, con la stessa spontaneità del Deserto dei Tartari.»

 

Lo scrittore si mette di fronte alle sue fragilità, in primis, e in secondo luogo solleva una critica alla mediocrità e al perbenismo borghese: Dorigo è vittima dell’educazione ricevuta. Buzzati, infatti, fa dire al suo protagonista che una donna perbene gli sarebbe piaciuta infinitamente meno. L’amore che l’uomo prova per la ragazza gli fa realizzare una realtà sconcertante: più Antonio la ama, più questo amore lo mette di fronte a una consapevolezza, l’inferiorità dell’uomo che ha un bagaglio culturale elevato ma che vale poco, rispetto a chi la vita, la sa vivere a pieno.

Attorno a questa ragazza in cui conglobano scie di vitalità, gioventù, energia, vizio e mistero Antonio sviluppa una serie di ossessioni. Nel suo immaginario Laide Anfossi è una “ninfetta”, questo è l’appellativo che le dona spesso fra le pagine, il Dorigo innamorato. Una piccola fanciulla capace, in un esile corpicino, di racchiudere la vitalità, la tenerezza, ma anche i vizi peccaminosi di una Milano adulta e frequentata da donna vissuta nonostante la giovane età.

I pensieri e i monologhi del protagonista sono un costante flusso di emozioni quali angoscia, insicurezza, paura, ansia, tutto culminante nella gelosia; una gelosia che attanaglia la mente e l’anima sconfinando nell’autocommiserazione, quando l’uomo si chiede come un intellettuale come lui possa provare quel groviglio di pensieri e sentimenti per una ragazzina che fa la prostituta. Scorrendo fra le pagine si prova, insieme al protagonista, una sgradevole sensazione di attesa. Quell’attesa inquieta che solo gli innamorati che non sanno di essere ricambiati, di solito, provano: l’attesa del sapere se lei, il giorno dopo, ci sarà. Il non sapere se l’amata abbia mentito, il non conoscerne ogni aspetto della vita, il timore che le scuse propinate per non vedersi siano menzogne.

Il romanzo è, in realtà, un viaggio nei pensieri ossessionanti di Antonio Dorigo, contingenza resa ancor più manifesta dal fatto che lo stile dell’opera è un continuo fluire di pensieri senza punteggiatura alcuna, monologhi interiori come un fiume in piena che arrecano sensazioni di malessere o spezzano il respiro persino al lettore, letteralmente immerso nella mente e nell’inquietudine del protagonista.

Laide incarna una figura che dà ansia per le sue bugie, la sua sfrontatezza e la sua maliziosità. Il menefreghismo della ragazzina denota una certa riluttanza del lettore nei suoi confronti che solo alla fine del libro riesce a provare un po’ di tenerezza per l’eclettica figura femminile del romanzo di Buzzati.

I critici dell’epoca ebbero pareri contrastanti sulla figura di Laide Anfossi: Pietro Citati la paragonò al personaggio di Lolita di Nabokov, sottolineando come la “lolita” milanese non avesse nulla a che vedere con l’originale russa: la seconda produceva passione mentre la ragazza descritta da Dino Buzzati era una mera produttrice di atonia e depressione. Non è dello stesso parere Eugenio Montale che, invece, elogia il romanzo mettendo in risalto le differenze fra la Lolita russa e quella milanese: la prima è completamente toccata dalla passione ma non coinvolta, mentreLaide Anfossiè quasi impastatadi vizio ma riesce a salvare qualcosa di sé.

Analisi di “Un amore” di Dino Buzzati

Il libro è una produzione letteraria dagli altissimi slanci di vita, pullulante di esistenza e reso vivifico e vitale grazie al turbinio di sentimenti che avvolgono e inquietano protagonisti e lettori che si sentono coinvolgere e incatenare personalmente da quel fiume di pensieri ed emozioni.

Un amore è un romanzo di ispirazione autobiografica una sorta di confessione che tenta di esorcizzare un’esperienza devastante. La particolarità sta anche nel fatto che il libro viene pubblicato dopo la morte della madre dello scrittore avvenuta nel 1961, verso la quale Buzzati provava non pochi rimorsi. Un’analogia che traspare anche fra le pagine del romanzo in quanto nel libro uno dei crucci dell’architetto Dorigo sta nell’impossibilità, volendo, di portare alla luce una relazione del genere poiché la madre non sarebbe stata per nulla d’accordo, e chissà cosa e come avrebbe potuto commentare la scelta del figlio. Non a caso è proprio la madre a preoccuparsi per Antonio quando l’infelicità della relazione con Laide si manifesta nell’inappetenza costante.

Stilisticamente il romanzo si presenta attraverso una sintassi differente dalle opere precedenti: sono presenti catene interminabili di pensieri, lunghissimi periodi privi di punteggiatura utilizzati per mettere in risalto i monologhi interiori di Dorigo, le emozioni negative e le sue inquietudini. Dino Buzzati fa esprimere il suo personaggio attraverso la tecnica del flusso di coscienza per dare enfasi alle sue emozioni. Erano quelli gli anni in cui James Joyce, creatore di questo tipo di tecnica stilistico-letteraria, veniva pubblicato in Italia con il suo romanzo più celebre: Ulisse. Tuttavia un altro contrasto fondamentale è quello lessicale fra l’intellettuale Antonio e la produzione orale sgrammaticata di Laide. Nel testo si evidenziano anche vocaboli ormai desueti ma che, all’epoca, riecheggiavano di modernità e attualità: un esempio è “maschietta”, che lo scrittore usa spesso e volentieri per riferirsi a Laide, o, ancora, il verbo “parcare”. I temi trattati nel testo sono, in primo luogo, la visione dell’amore come ricerca di uno scopo che, spesso, resta irraggiungibile. Il secondo punto molto presente nel romanzo è la differenza di classe che pesa nel tentativo di una futura relazione. A questo proposito Antonio non si esprime mai facendo rimanere le sue intenzioni nebulose e vaghe. Per ultimo il contrasto con la figura materna caratterizzato dall’amante-prostituta amica di Laide con cui Antonio ha un dialogo illuminante.

 

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L'analisi di Un amore di Dino Buzzati non si può concludere mettendo in evidenza il lieto fine a cui dopo tanto patire giunge il romanzo. Ma la conquista del protagonista non è la donna che bramava, ma l’aver compreso il vero senso dell’amore, il sentimento senza il quale Antonio Dorigo non avrebbe mai vinto.


Per la prima foto, copyright: freestocks.org su Unsplash.

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