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Amos Oz: «Ogni essere umano tradisce più volte nella propria vita», come "Giuda"

Amos OzIntervista di Francesco Musolino ad Amos Oz, apparsa su «La Gazzetta del Sud» del 29 novembre 2014.

Abramo Lincoln, David Ben-Gurion, Yitzahk Rabin, Charles De Gaulle. Al pari di questi uomini che hanno fatto la storia, anche il celebre romanziere israeliano, Amos Oz è stato chiamato traditore in patria sin dalla tenera età di otto anni, colpevole d’aver fraternizzato con un poliziotto britannico, a quel tempo emblema dei nemici oppressori. Oggi Oz è un brillante settantacinquenne, uno fra gli scrittori più amati e celebrati – sempre ai primi posti per il toto-Nobel alla letteratura – ma le sue arcinote posizioni politiche favorevoli alla costituzione di uno Stato palestinese, non giovano alla sua popolarità in patria anche per via della sua equidistanza dagli estremisti di sinistra e dai fanatici di destra.

Con il suo nuovo romanzo Giuda (Feltrinelli, pp.336 €18) – pubblicato contemporaneamente in Israele e Italia – Oz porta in pagina la sua amata Gerusalemme nei duri mesi invernali fra il 1959 e il 1960 con l’eco, in lontananza, degli spari della Lega Araba asserragliata lungo la linea del cessate il fuoco che attraversa la città. Protagonisti del libro sono il giovane e squattrinato studente Shemuel Ash, l’anziano saggio e disilluso Gershom Walad e la giovane Atalia Abravanel. I tre si troveranno per motivi di ristrettezze economiche sotto lo stesso tetto e il misterioso ruolo di Atalia sarà sempre più oscuro mentre Oz stuzzica il lettore, spingendo sul tavolo diverse e delicate tesi – sull’esistenza di Israele, l’amore universale e il senso delle religioni – tutte contrapposte fra loro, indagando sul significato del tradimento e sulla figura di Giuda nei vangeli gnostici.

«Ma bisogna fare attenzione, questo libro non è un manifesto», chiarisce più volte Oz durante la nostra intervista, in occasione della kermesse milanese BookCity2014, dimostrandosi sempre attento all’importanza delle parole e al loro intrinseco, potente significato.

Così come avvenne per Lincoln, De Gaulle, Ben-Gurion e Rabin, anche lei è considerato un traditore. Cosa significa?

Vede, talvolta venir considerato traditore significa semplicemente essere avanti rispetto al proprio tempo, aver avuto il coraggio del cambiamento rispetto alla moltitudine che spesso ne è spaventata. Coloro che vengono chiamati traditori, anche dal proprio popolo, devono accettarlo perché sarà il tempo a giudicarli. Sono fiero di far parte di questo club così particolare, anche se mi considero un membro junior.

 

Perché ha voluto che la nascita dello stato di Israele, con i forti contrasti che segnarono quest’avvenimento storico, scandisse la narrazione del suo libro?

Questo è uno dei temi del libro che ruota attorno ad alcuni temi universali: la lealtà, il tradimento, la fede e la sua carenza, l’amore, la perdita, la solitudine e la morte. Quando si incontrano, Shemuel Ash e Gershom Walad parlano di questi temi e attorno a loro si muovono alcuni fantasmi, fra cui Giuda e Gesù ma non solo loro. Se dovessi riassumere il mio libro lo farei ricorrendo ad alcune domande: possiamo credere in qualcosa, sì o no? E’ vero che ogni religione finisce con lo spargimento di sangue, sì o no? Possiamo fidarci gli uni degli altri, sì o no?

 

Lei scrive che il vero tradimento di Giuda avviene quando perde la fede ma si tratta di un pericolo comune a tutti gli uomini, no?

Ogni essere umano tradisce più volte nella propria vita. Quando cresciamo, tradiamo la nostra infanzia; andando via di casa, tradiamo i nostri genitori e man mano che la vita evolve, tradiamo i nostri ideali di gioventù. Sì, tutti noi siamo traditori. Se non ai nostri occhi, agli occhi degli altri.

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Amos Oz, GiudaIl tradimento di Giuda per raggiungere la verità è un tradimento più accettabile agli occhi dei fedeli?

A volte, colui che viene bollato come traditore dal proprio popolo, con le proprie azioni dimostra di essere il più grande fra i credenti, colui che ciecamente ha amato e ricercato la verità. Proprio questo è il caso di Giuda.

 

Scrive che «ebraismo, cristianesimo e islam trasudano bontà e pietà, fintanto che non hanno per le mani sbarre, manette, potere e patiboli». Come dobbiamo rapportarci con le religioni?

Nel libro questa e altre tesi simili sono espresse da Gershom Walad ma io non sottoscrivo totalmente nessuna delle tesi espresse dai miei personaggi; le loro tesi devono battersi nel testo, toccherà poi al lettore trarre le conclusioni. Non sono contro le religioni e la fede, piuttosto ho sempre creduto e professato la tolleranza. Vorrei poter comprimere l’umorismo in pillole per farle assumere agli estremisti religiosi, ogni giorno. Sono sicuro che vincerei il premio Nobel per la medicina. E anche per la pace.

 

In questo libro ci sono almeno quattro, cinque punti di vista. Uno di questi è la visione utopica espressa da Abravanel. Quanto siamo lontani da un mondo senza barriere né confini?

Ha ragione, la visione di Abravanel è meravigliosa. Concepire un mondo senza stato, eserciti né confini è qualcosa di molto vicino alla visione di Gesù stesso. Ma è proprio Atalia, la figlia di Abravanel, a chiarire che suo padre non era figlio del suo tempo; la sua utopia è fuori luogo, inconcepibile, inattuabile. Se lo stato di Israele non fosse mai nato, gli israeliani sarebbero rimasti sparpagliati in tante nazioni e quelli rimasti in Iraq oggi sarebbero stati facilmente uccisi dall’Isis. Proprio come accade per cristiani e curdi.

 

È fiducioso che si possa raggiungere la pace in Medioriente?

Tutti conoscono la storia biblica di Davide e Golia. Ebbene sia arabi che israeliani sono convinti di essere l’espressione di Davide e che gli altri siano Golia. Oggi la pace è possibile, due popoli che amano la stessa terra possono condividerla. Ma ci sono forti interessi contrari alla risoluzione pacifica, sia da una parte che dall’altra.


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