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Amélie Nothomb: «La scrittura è arrivata a salvarmi»

Amélie NothombSono alla ricerca di un cappello entrando nella Galleria Alberto Sordi di Roma, a pochi passi dalla Fontana di Trevi, il cappello nero a pagoda di Amélie Nothomb che è qui per presentare il suo ventiduesimo romanzo (Pétronille), accompagnata dai rappresentanti della sua storica casa editrice romana (Voland). La Galleria Alberto Sordi, fino a qualche anno fa Galleria Colonna, costruita negli anni Venti del Novecento, è ben poca cosa rispetto alle monumentali strutture delle gallerie di Milano e Napoli del tardo Ottocento. È minuta, dallo stile a dir poco ecclettico e al suo interno spira un vento sahariano che la mantiene tutto l’inverno ben oltre i trenta gradi. Insomma, il luogo perfetto per un personaggio nothombiano.

Proprio al centro della Galleria, la libreria Feltrinelli ha predisposto un palco e una platea, con tanto di sfondo rosso, non solo per rispetto al loro logo, ma, da lettore nothombiano, sono convinto che sia stato scelto quel colore per far spiccare il nero di cui Amélie si ammanta. Ma ecco la prima sorpresa della serata: non c’è pagoda sulla testa di Ameliè, bensì, in linea con la copertina del suo ultimo romanzo, un cappello basso e ad ampia falda che ricorda alcuni copricapi delle signore inglesi “bene”, mentre aspettano annoiate la prossima corsa ad Ascot. Magari gustando quello stesso champagne protagonista del romanzo della Nothomb, che racconta in chiave autobiografica il suo rapporto con questa “preziosa” bevanda e la sua esperienza di condivisione degli effetti con una giovane scrittrice (la Pétronille del titolo).

Mi faccio strada con difficoltà fra le persone assiepate intorno al palco e conto i minuti, tra poco potrò parlare con lei, mettendo a dura prova la mia avversione per il francese. E poi il momento arriva e in piedi, al centro del corridoio dedicato al noir della Feltrinelli, mi rendo conto che Ameliè Nothomb è molto più alta di quanto pensassi e l’idea di regalare a una delle più famose scrittrici di lingua francese (autrice di libri arguti e precisi come Stupore e tremori e Sabotaggio d’amore) una bottiglia di champagne ghiacciata non era stupida come mi era apparsa fino a pochi attimi prima, almeno a guardare i suoi occhi stanchi. Occhi che m’implorano di far presto, così le offro la mia acqua “proletaria” e cominciamo.

Oggi ha firmato molti autografi. Una scena che descrive molto bene in Pétronille, domandandosi cosa vengono a cercare queste persone quando si mettono in fila per incontrarla. Mi ha fatto venire in mente il romanzo di Zadie Smith intitolato L’uomo autografo in cui l’autrice racconta la storia di un ragazzo che fa degli autografi il proprio lavoro. Aveva in mente questa possibilità, quando ha deciso di raccontare l’incontro con Pétronille?

Cosa spinge una persona a mettersi in fila per avere l’autografo di uno scrittore? È davvero misterioso per me. In tutta la mia vita ho chiesto una sola dedica, avevo 19 anni e la volevo a tutti i costi, ma non sapevo perché. Ed è vero che tutte le volte che mi chiedono un autografo mi domando perché mai lo fanno. Io penso che sia un pretesto per avere un contatto con uno scrittore e anche per me è un piacere in questo senso, perché riesco finalmente a dare un volto ai lettori per cui scrivo. È una ghiotta occasione per osservarli, per spiarli, cercando di indovinare qualcosa di loro. Pétronille è un libro creato proprio su questo tema, raccontando la vita di una di queste persone. Ma certo potrei scrivere un libro per ogni persona che mi è venuta a cercare, se avessi abbastanza tempo per approfondire la sua conoscenza. Così può immaginare il numero di libri che mi resta ancora da scrivere.

Amélie Nothomb

 

Nel suo romanzo descrive molto bene il borioso e giudicante distacco dell’alta società parigina nei confronti di Pétronille Fanto, giovane scrittrice che lei conosce in una libreria e che poi diventerà sua compagna di bevute a base di champagne. Una persona che per abbigliamento e comportamento viene subito schedata come “diversa”, penso alla degustazione di champagne all’hotel Ritz a cui invita Pétronille. In queste pagine il lettore averte anche il disagio di Amélie Nothomb per questa esperienza, Amélie che però è parte di quella stessa alta società.

Io sono figlia di una ricca famiglia cattolica, mentre Pétronille è figlia di un proletario comunista francese. Siamo diverse, ma condividiamo la perplessità verso le aspettative delle nostre famiglie. Una donna che vive nel mio ambiente deve sposarsi, fare dei figli e partecipare a eventi mondani come quello che si tiene all’hotel Ritz, mentre la famiglia di Pétronille si sarebbe aspettata dalla figlia una scelta più saggia e certamente più remunerativa della vita dello scrittore. Ritrovarsi “dissidenti” insieme ci ha unito e ha fatto nascere la nostra amicizia.

 

«La realtà si affretta sempre a dimostrarci fino a che punto manchiamo d’immaginazione». È una frase tratta da Pétronille. Come facciamo a tenerla allenata? E lei come fa?

Osservo continuamente la realtà che ci circonda, è la migliore scuola d’immaginazione che esista. Osservare costantemente, stupendosi per quello che osserviamo. Non c’è altro modo. Ognuno ha il suo modo di osservare ed è gusto che trovi quello che più gli si adatta.

Amélie Nothomb

I suoi lettori sanno che è molto metodica nello scrivere, sedendosi alla scrivania quattro ore al giorno, tutti i giorni, dalle 4:00 alle 8:00 del mattino da quando aveva 17 anni. Perché le è necessario questo regime espressivo controllato? E cosa è scattato a 17 anni nella mente di Amélie Nothomb che l’ha portata a decidere di iniziare questo rituale?

Sì, ho cominciato a scrivere all’età di 17 anni, quando arrivai in Europa. Ero molto sola in quel periodo e soffrivo di anoressia, quindi non era un momento felice della mia vita. La scrittura è arrivata a salvarmi, non saprei dire perché, ma è arrivata, né io avevo l’intenzione di diventare uno scrittore in quel periodo. La scrittura per me è come un virus senza il quale non potrei vivere. Se non riuscissi più a scrivere… non lo so, se non riuscissi più a scrivere, anche per un solo giorno, non so cosa potrebbe accadere, non riesco davvero a immaginarlo. La scrittura è la mia unica vera patria. In qualsiasi parte del mondo mi trovi, quella è la mia unica certezza, mi devo alzare alle 4:00 di mattina e scrivere per 4 ore e solo allora mi sento a casa.

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Amélie Nothomb, PétronilleHo sentito che ha una tenuta particolare per scrivere, la descrive anche in Pétronille.

Vero, la mia tenuta è un pigiama color arancio bomba atomica giapponese. Pétronille si spaventa quando si sveglia la mattina e mi trova addobbata a quel modo. Una reazione normalissima. Scrivere è un’attività fisica per me, quindi è naturale iniziare a sentire freddo dopo un po’ che sono alla mia scrivania, devo avere addosso qualcosa di molto caldo. La cosa più calda che ho trovato è questo pigiama nucleare di un tessuto particolare che genera calore a contatto con la pelle. Forse finirà per disintegrarmi, anche se io sono molto resistente. Qualità belga.

 

Esiste una Pétronille da qualche parte? È un personaggio reale?

Sì, Pétronille è ispirata a Stéphanie Hochet, una mia amica scrittrice. Volevo scrivere un romanzo sull’amicizia e mi sono chiesta quale fra i miei amici era più adatto a dar vita al protagonista. Stéphanie è una scrittrice originale, strampalata e vitale, perfetta per diventare un personaggio nothombiano. Prima di pubblicare il libro gliel’ho fatto leggere e lei l’ha amato. Mi ha detto che era ora che scegliessi un soggetto degno di diventare il protagonista di un mio romanzo. Ma mi raccomando, non dite a Stéphanie che è un personaggio nothombiano, lei ritiene che sia io a essere un personaggio hochettiano.

 

Pétronille è una scrittrice e come tutti gli scrittori (o quasi) non vive della sua scrittura, ma deve ricorrere a molti espedienti per sopravvivere. Arriverà anche a testare su se stessa prodotti farmaceutici dalle devastanti conseguenze per la salute, pur di preservare il tempo da dedicare alla scrittura. Lei in questo rappresenta un’eccezione.

Ho una profonda ammirazione per chi sceglie la vita dello scrittore e deve al contempo trovare una fonte di guadagno alternativa. In pochi, è vero, hanno la mia fortuna, per questo considero persone come Pétronille degli eroi, disposti a sacrificare se stessi e la loro salute pur di continuare a scrivere e quindi a vivere.

 

Uno degli elementi fondanti dei suoi romanzi sembra essere il senso di perdita: di una persona, di un amore, di un’idea di se stessi, del controllo come accade durante le sedute alcoliche a base di champagne in Pétronille. Perdita accompagnata spesso dalla malinconia che i personaggi provano nel ripercorrere quella perdita. È una delle ragioni che spinge il lettore a immedesimarsi nei protagonisti dei suoi romanzi?

La perdita è il centro attorno a cui ruota la mia scrittura, a partire dalla perdita della mia “mamma giapponese” quando avevo 5 anni. È allora che ho iniziato a raccontarmi delle storie che ho usato per compensare quella perdita. Ma la perdita è un elemento ricorrente nella vita di un uomo e così, man mano che vivevo le mie, avevo sempre più bisogno di raccontarmi nuove storie per affrontare il dolore. Sono convinto che tutti facciamo lo stesso, solo che non lo mettiamo su carta.

Amélie Nothomb

Durante l’incontro con il pubblico ha raccontato che ha scritto molti più libri di quanti ne ha pubblicati. Ottantuno, se non erro. Questi inediti rimarranno tali?

Sì, ho già scritto un testamento per essere sicura che i miei inediti non vengano mai pubblicati. Tutti i libri che ho scritto sono miei figli e per loro cerco di essere una buona madre e questo va oltre la necessità di pubblicarli. Penso che alcuni libri nascano per la luce e altri per l’oscurità e se facessi vivere la luce a una storia nata per l’oscurità non sarei una buona madre.

 

Conosce e legge la letteratura italiana contemporanea e in generale cosa legge e come sceglie le sue letture?

La conosco molto poco. Apprezzo e leggo Daniele Del Giudice. Mi arrivano molti libri di autori contemporanei, di solito di lingua francese. Cerco di leggerne il più possibile, ma in parallelo leggo ciò che più amo della letteratura. Ultimamente ho deciso di leggere l’opera omnia di Balzac (137 volumi) e mi sono sentita come una golosa in un’immensa pasticceria, con tutte quelle favolose leccornie da leggere e gustare. Penso che tutti dovrebbero leggere Balzac, un meraviglioso e geniale torrente su cui bisogna arrischiarsi a navigare. L’opera con cui vi consiglio di iniziare è La peau de chagrin (La pelle di zigrino).

Amélie Nothomb

C’è una storia che non ha ancora raccontato fra gli ottantuno libri che ha scritto?

Ci sono moltissimi libri che vorrei ancora scrivere, ma al contempo non so mai quale sarà il prossimo, così aspetto che sia la storia a scegliermi, a darmi un segnale per cominciare a lavorare su quell’idea piuttosto che su una altra.

 

Mentre mi congedo con un inchino alla giapponese da Amélie Nothomb e dal suo sobrio look in stile Pétronille, mi chiedo se sarei abbastanza coraggioso da vendere il mio corpo alle industrie farmaceutiche pur di perseguire la mia idea di vita e ringrazio Amélie Nothomb per avermici fatto pensare. E voi?


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