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“Alle porte della notte”, intervista a Paolo Roversi per il suo nuovo romanzo

“Alle porte della notte”, intervista a Paolo Roversi per il suo nuovo romanzoÈ in libreria dal 5 settembre Alle porte della notte (Marsilio, 2019) di Paolo Roversi, settima avventura del fortunato personaggio di Enrico Radeschi, giornalista d’assalto appassionato di cronaca nera e capace di muoversi in rete con l’abilità di un hacker, anche se le sue trasgressioni informatiche sono sempre a fin di bene.

La storia è ambientata ancora una volta a Milano, città di cui Roversi, nato a Suzzara nel basso mantovano ma trasferitosi da molti anni nel capoluogo lombardo, è palesemente innamorato: in via Montenapoleone, celebre strada del lusso e della moda, avviene una rapina in una gioielleria di alto livello. La ricostruzione dell’accaduto evidenzia subito che qualcosa non quadra nella dinamica dei fatti: le successive ricerche di Radeschi e del vicequestore Loris Sebastiani mostrano un collegamento con un’altra rapina, avvenuta in modo clamoroso quindici anni prima nel Diamond Center di Anversa, i cui autori non erano mai stati catturati. I rilievi della polizia scientifica svelano la presenza delle impronte di uno di quei rapinatori, che però risulta essere morto nel frattempo. Com’è possibile? Arriva quindi da Bruxelles Julie de Voos, affascinante agente dell’Interpol che viene mandata ad affiancare Sebastiani nell’indagine, ma la cui presenza si rivela ben presto un’ulteriore complicazione. E come se non bastasse, Radeschi viene coinvolto dall’amico Danese, personaggio non proprio trasparente, in una losca vicenda riguardante la mafia russa. Ma, come sempre, il lettore verrà condotto alla soluzione grazie a quella miscela di suspence e umorismo che ha fatto la fortuna di questa serie di romanzi.

Ne parliamo con Paolo Roversi.

 

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Questo è il settimo romanzo con protagonista Radeschi, che senza dubbio è un suo alter ego. Come creatore di un personaggio seriale, non teme la noia e/o la ripetitività?

Era di sicuro il mio alter ego quando l’ho immaginato, nel 2006: all’epoca facevo il giornalista di cronaca nera e mi muovevo per Milano con una vespa gialla. Gli ho trasmesso anche la mia passione per l’informatica, perché io sono un po’ nerd. Poi, in questi sette romanzi a Radeschi è capitato di tutto: gli hanno sparato, è stato rapito, cose che non mi appartengono per fortuna, ma andando avanti un personaggio non è più solo dell’autore, perché diventa dei lettori. Non mi annoio ancora, come so che capita ad altri miei colleghi, però devo dire che io non li ho scritti uno dopo l’altro e in questi anni ho fatto tante altre cose, ho scritto libri diversi, mi sono preso delle libertà e ho seguito altri progetti. Ritrovare Radeschi ogni tanto è ancora un piacere.

“Alle porte della notte”, intervista a Paolo Roversi per il suo nuovo romanzo

Anche dare il via a un’altra serie di romanzi sotto pseudonimo ha contribuito a non farla stancare?

Sì, anche se sono storie molto diverse: quella di Lorenzo Visconti è una serie più hard-boiled, mentre Radeschi appartiene al giallo classico all’italiana, con elementi sentimentali, commedia e buona cucina. Mi piace cimentarmi anche con altri tipi di storie, che magari non sono adatte al personaggio di Radeschi, per cui in quei casi devo ricorrere ad altri protagonisti.

 

Nei suoi romanzi la tecnologia ha spesso un ruolo fondamentale. L’avvento della tecnologia è stato positivo per uno scrittore di genere giallo-noir, nel senso che ha ampliato i temi da sviluppare, oppure è stata una complicazione inevitabile e faticosa?

Secondo me, per tanti miei colleghi è stata una complicazione. Io sono un appassionato, però scrivere un romanzo oggi rispetto solo a dieci anni fa implica la presenza obbligata della tecnologia, dagli smartphone alle telecamere: il delitto della stanza chiusa come avveniva quarant’anni fa oggi è improponibile. Il lettore che ormai è abituato a vedere di tutto nelle serie televisive ti abbandona se non ne parli nei romanzi, perciò come autore devi essere aggiornato.

 

Un altro elemento che accomuna quasi tutti i suoi libri è l’amore per Milano, che descrive sempre con grande partecipazione. La scelta di parlarne così tanto nei romanzi è stata uno stimolo a conoscerla meglio?

Direi il contrario: quando trovo qualcosa di Milano che mi colpisce sono poi portato a parlarne nei miei romanzi. La confraternita delle ossa è nata quando ho visto per la prima volta l’interno della chiesa di San Bernardino alle ossa, che mi ha dato la prima idea. In Alle porte della notte parlo di San Satiro, un’altra chiesa che non conoscevo fino a poco tempo fa. Radeschi forse non avrebbe potuto vivere altrove.

“Alle porte della notte”, intervista a Paolo Roversi per il suo nuovo romanzo

Un’altra città quindi non le avrebbe fornito lo stesso livello di ispirazione?

No, anche se ogni tanto l’ho mandato in trasferta altrove per vari motivi, Radeschi è milanese.

 

Il genere giallo/noir/thriller ha assunto una dimensione enorme negli ultimi anni: tutti scrivono prima o poi un romanzo di questo genere, mentre nascono in continuazione nuovi personaggi seriali. Non c’è il rischio che la ripetitività e l’abbondanza di cliché stanchino un po’ i lettori?

Sono d’accordo. La serialità ha senso quando è decisa a posteriori, dal lettore. Quando ho scritto il primo romanzo di Radeschi tanti anni fa non avevo l’idea di farne altri: adesso tanti partono già con l’idea della serialità, soprattutto perché le case editrici pensano che il lettore che acquista un volume di una serie poi comperi automaticamente tutti gli altri, ma non sempre funziona così.

Sellerio ha avuto fortuna coltivando bravissimi autori seriali, ma non tutti gli editori fanno scelte allo stesso livello.

 

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Quest’anno ha dato nuova vita ai suoi personaggi e ha scritto un romanzo autoconclusivo. Prossimi progetti?

A fine settembre uscirà un libro per ragazzi per Il battello a vapore, con protagonista un ragazzino un po’ nerd, anche se non è Radeschi da giovane! Sono curioso di sperimentare questo mondo diverso, per il quale per ora ho in programma di scrivere due libri … poi si vedrà.


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Per la prima foto, copyright: Mick De Paola su Unsplash.

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