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Alla scoperta di Haruki Murakami

Alla scoperta di Haruki MurakamiAndare alla scoperta di Haruki Murakami, anzi alla giapponese prima il cognome: Murakami Haruki, non è un’impresa facile. Certo, è uno degli scrittori contemporanei giapponesi più conosciuti all’estero, in molti casi è lo scrittore giapponese per i lettori occidentali, con milioni di copie vendute dei suoi romanzi e nugoli di lettori devoti. Dal carattere chiuso, non si sentiva a suo agio a stare con le altre persone, aveva pochissimi amici, di solito donne, una delle quali è diventata sua moglie (Yoko Takahashi), adorava giocare a Mah-jongg (secondo lui in modo pessimo) e non amava lo studio.

Pur essendo un vorace lettore (a dodici anni era già iscritto a due diverse biblioteche), non era uno studente modello e non era amato dai suoi professori. Si orientava verso letture considerate inadeguate dal rigido sistema scolastico giapponese degli anni ’60, preferendo autori americani a quelli giapponesi e non propriamente “classici”. I suoi primi amori furono i romanzi hard-boiled e i polizieschi (Raymond Chandler e Ross Mac Donald) per poi passare con passione e smisurata devozione a Truman Capote «my first piece of real litterature», F. Scott Fitzgerald e Kurt Vonnegut. La passione venne anche alimentata anche dalla sfida di poterli leggere in lingua originale, avendo scoperto che le edizioni in lingua originale costavano molto meno di quelle in giapponese. L’inglese fu per Murakami un porto lontano e accogliente in cui liberarsi dai condizionamenti e dalle regole del suo Paese per addentrarsi in un universo di parole, modi e suoni in cui tutto sembrava possibile, dove tutto sembrava modificabile.  

Alla scoperta di Haruki Murakami

Quando lasciò il liceo per il college le cose non andarono meglio: «I didn’t study in high school, but I really didn’t study in college». Il tempo lo passava nei jazz clubs. Arrivò anche a possedere un jazz club Peter Cat, dal nome di un vecchio gatto di Murakami. In quel periodo Murakami non pensava di diventare scrittore, ma più probabilmente musicista, sebbene senza l’esperienza del Peter Cat non avrebbe avuto la possibilità di osservare l’umanità che vi entrava e vi suonava, materiale ampiamente usato nei suoi romanzi. Di certo la musica ha sempre occupato un posto centrale nella sua vita. Classica, folk, rock e soprattutto jazz (Murakami ha più di 6.000 dischi nella sua collezione), la musica è parte del lavoro di scrittore fin dal momento della creazione (Murakami scrive ascoltando musica in cuffia), tanto che il ritmo della narrazione diventa il punto cruciale del suo essere scrittore. La musica è sottofondo e vis creativa della scrittura e dei personaggi, la musica pervade e spesso guida la storia, entrando nelle pieghe dell’inconscio e prendendo la forma di uno degli spiriti tanto cari alla tassonomia murakamiana. Gli stessi aggettivi e verbi usati da Murakami prestano una grande attenzione al senso dell’udito. I personaggi dei suoi romanzi sono sempre alle prese con il fine-tuning della loro vita con la realtà che li circonda alla ricerca di una nuova armonia.

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Nell’aprile del 1978, all’età di ventinove anni, arriva l’illuminazione: «I felt ready writing a novel». Murakami era in un campo di baseball a Tokyo, bevendo una birra mentre guardava una partita dei Yakult Swallows e senza preavviso, insieme alla palla colpita nella sua direzione da uno dei giocatori, arrivò anche quell’idea. A fine partita andò in una cartoleria a comprare una penna e della carta e da quel momento ogni giorno, dopo il lavoro, si sedette in cucina a scrivere per un paio d’ore, bevendo birra. Dopo sei mesi il romanzo era pronto e Murakami lo inviò al premio Gunzo. Lo vinse, era il 1979: «My only thought at the time was this: I can write a much better novel. It might take time, but I can become a much better novelist». Cominciò a pensare a un “I-novel”, ossia un testo narrato in prima persona, perché non voleva evitare di sentirsi un Dio infallibile con i suoi personaggi. Nel farlo scelse una modalità molto informale e non utilizzata in Giappone per esprimere la prima persona in letteratura: il “boku”. Fu un successo che lo portò poi a scrivere il suo romanzo più famoso. Parliamo di Norwegian Wood. Il titolo originale in giapponese (Noruwei no mori) significa letteralmente una foresta in Norvegia, ma è anche la traduzione corrente di una canzone dei Beatles e su una melodia pop sembra improntato il ritmo narrativo della storia. Dalle forti connotazioni autobiografiche e nostalgiche, la vicenda è ambientata negli anni ’60 e racconta la storia di un ragazzo che frequenta con poca convinzione un college giapponese e le sue vicissitudini. Come una canzone pop, questa pop-novel ha avuto un successo planetario perché narra una storia convenzionale, in cui i lettori possono facilmente immedesimarsi, riuscendo al contempo a raccontare qualcosa di vero dell’esperienza umana in un modo nuovo. Il lettore ne rimane toccato ed è questo che Murakami cercava: «I want to write words that actually move people».

Alla scoperta di Haruki Murakami

Sospeso fra subconscio, spiriti del passato e mostri del presente è un altro grande successo di Murakami: Kafka sulla spiaggia, storia di un quindicenne che scappa di casa il giorno del suo compleanno alla ricerca di un’identità e di una madre scomparsa che forse, non lo si saprà mai davvero, incontrerà durante il suo viaggio. Nessuno saprà mai il nome del ragazzo che si farà chiamare Kafka (riferimento letterario principale del romanzo insieme a Fitzgerald), accompagnandosi a un amico immaginario di nome Corvo (Kafka in ceco vuol dire “corvo”). In questo romanzo il sogno è parte integrante della narrazione e dà il ritmo alla storia, intrecciando mondi in continue jam session di personaggi e moventi che lasceranno il lettore dipendente dal Murakami pensiero: «In jazz great rhythm is what makes great improvising possible. To maintain that rhythm, there must be no extra weight». Tagliare, tagliare, tagliare fino a che non sia perfetto. Nel viaggio alla scoperta di Haruki Murakami ritroviamo sempre presente questa ossessione, questa ricerca di note in eccesso nella partitura narrativa che sta preparando per noi. 

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