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Alla scoperta dello stupore. “Melodia di porte che cigolano” di Gisella Bianco

Alla scoperta dello stupore. “Melodia di porte che cigolano” di Gisella BiancoPuntata n. 115 della rubrica La bellezza nascosta

 

«Smarrisco/confusamente/occasioni senza ingegno/nell’inganno meschino dell’aria/che mi rammenta/la crudele impressione/di smarrire te:/è tormento immortale/-e immorale stratagemma di supplizio, che mi è caro-./Si amalgama/con gioia antica, egemone/d’ere solitarie al presente.

Non ho ragioni/per poterti abbandonare/nelle pieghe lise/d’eco futura,/non ho ragione/a trattenerti ancora/ma il mio respiro/ti contiene/come si fa con dio/in ampolle di promessa:/creazione/totale/d’amore profanato d’assenza/e depredato/perfino/dell’opportunità/generosa/di morire.»

 

Alcune parole sembrano fatte di carne, le puoi pesare, puoi sentire al tatto che hanno una pelle; sono parole che si mischiano alla vita, ai giorni, parole che perdono colore o che posseggono sfumature forti, di quelle che ti si infilano dentro gli occhi come un sogno.

 

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Alla scoperta dello stupore. “Melodia di porte che cigolano” di Gisella Bianco

Abbiamo tutti grandi patti di alleanza con la vita, cerchiamo la maniera migliore per mantenere i nostri accordi, speriamo, preghiamo nel buio di una stanza, quando le finestre sono spalancate e l’aria arriva leggera piena di notte, preghiamo che le cose che ci capitano possano fare meno male, che i giorni possano essere più lunghi del sonno, che la nostra salvezza possa appartenerci, possa restare dentro le nostre mani, almeno per qualche istante.

Gisella Bianco è nata nel 1984, la sua raccolta di poesia Melodia di porte che cigolano è stata pubblicata da Eretica edizioni, all’interno del volume ci sono delle illustrazioni di Francesco Mitelli.

Alla scoperta dello stupore. “Melodia di porte che cigolano” di Gisella Bianco

La poesia è il fine della trasformazione, è questo che leggiamo nella sinossi di questa raccolte di poesie; testi brevi che si allacciano tra di loro attraverso dei fili che non possiamo vedere, ma che al contempo possiamo sentire, appunto, nelle trasformazioni che avvengono da una pagina all’altra.

«Lenzuolo di rughe/su corpo sconcio di considerazioni smodate/che s’inarca caldo/e certo/al peso tremulo/del tuo respiro veloce di occhi./Lenzuolo di seta/imbrattato/di saliva dei nostri prodigi -spiegati e semplici/nella reciproca arresa che fuori dal letto/sono spessore di pianto/e coraggio misconosciuto dagli altri./Lenzuolo paziente/che ammutolisce/rammarico di stoffa/piegata a mano dai dissidenti del piacere,/-piacere di perfezione/in vento d’ali con le mani/lo scostiamo/piano per ammirare/la nudità che ci appartiene/e ci libera/mostrandoci magnifiche imprudenze di fede: salvatrici parche/dal male di sorda saggezza.»

 

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Alla scoperta dello stupore. “Melodia di porte che cigolano” di Gisella Bianco

Nelle parole di Gisella Bianco c’è il tempo e c’è il corpo, c’è ciò che ci gira intorno in maniera vorticosa e c’è tutto quello che dentro di noi fa trambusto; sono poesie che ci raccontano della terra, dello sporco, della polvere, dei baci dati e mai dati; della nostalgia del vivere che ci cade addosso inevitabilmente e che, quasi mai, riusciamo a sostenere senza farci, poi, assoggettare.

«In piazza/a mezzogiorno convulso d’afa,/folla ansiosa/di consumare il pranzo,/concitata di fulgore antico/a Palermo/e chiese che vanno a dormire/sulle palpebre chiuse di prete,/ci si ingegna/in improvvisazione quotidiana/che diventa scena e livore/quando il pomeriggio/ha l’accortezza di un’attesa conclusa/e sui mercati di popolo/maleodoranti d’ostriche/e mai di mare/gravita assenza -lineare e tagliente d’ogni altra futuristica brama.»

 

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Melodia di porte che cigolano ci riporta all’origine, alla scoperta, allo stupore; perché ci si perde di continuo e di continuo si cerca qualcosa che possa ricordarci dove eravamo diretti.


Per la prima foto, copyright: Ksenia Makagonova su Unsplash.

Per la quarta foto, la fonte è qui.

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