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Alla scoperta della piccola farmacia letteraria

Alla scoperta della piccola farmacia letterariaSiamo abituati a sentire parlare di film tratti dai libri o anche, negli ultimi tempi, di libri tratti dai film. Più unico che raro, invece, il caso in cui un libro è nato da una libreria. Ebbene, La piccola farmacia letteraria di Elena Molini è proprio questo caso eccezionale.

Uscito per Mondadori, La piccola farmacia letteraria racconta la storia di Blu, una trentenne coraggiosa che, dopo aver lavorato come libraria in una catena, decide che quello non è il giusto approccio per chi vuole vendere libri. I libri non sono ciabatte, pantaloni o bottiglie. I libri sono storie e le storie possono curare, dare risposte, testimoniare un sentimento, un’emozione, un’avventura. Non è sin da subito che Blu pensa alla libreria, che solo lei sa con quali sforzi ha aperto, come a una piccola farmacia. All’inizio arranca. I lettori non mancano, ma deve farsi notare nel mare variopinto dell’offerta. Ma è audace e fortunata, Blu. Ha fortuna, per esempio, nel caso della prima presentazione. Blu è circondata dagli amici. Anzi, la grande fortuna di Blu sono gli amici.

 

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Raccontata con uno stile piacevole e ironico, La piccola farmacia letteraria fa venire voglia di fare un salto a Firenze, spulciare tra gli scaffali e legare un’esperienza personale e intima a un’altra, racchiusa tra le pagine di un libro seguendo i consigli dell’autrice. 

In occasione dell’uscita del romanzo, Elena Molini ci ha svelato com’è nata l’idea del libro e soprattutto quella di una libreria pensata come una piccola farmacia letteraria.

 

La prima domanda che vorrei porleriguarda proprio il principio, ovvero come nasce il romanzo e, soprattutto, come nasce la libreria?

Ho una lunga esperienza presso una catena libraria dove mi capitava spesso che le persone cercassero dei libri in base allo stato d’animo del momento o in funzione di un’esperienza personale. Mi chiedevano consigli perché si sentivano giù, per esempio. Col tempo, mi sono resa conto che non era in una catena di librerie che volevo lavorare e ne ho aperta una io. Assieme a un team di psicologi, leggiamo e cataloghiamo i libri secondo certe categorie. Per fare un esempio, contrassegnati con il cartellino giallo, abbiamo i libri consigliati contro la bassa autostima.

Il libro è nato in seguito, alla Mondadori era piaciuto molto quello che stava accadendo in libreria. Da parte mia, ci tenevo che il romanzo avesse per protagonista la libreria stessa.

Alla scoperta della piccola farmacia letteraria

Come funziona esattamente la libreria? In che modo vengono “somministrate” le letture?

Io e la collega leggiamo le nuove uscite, poi, ogni quindici giorni, facciamo una riunione con le psicologhe. Noi raccontiamo quanto abbiamo letto e loro ci indicano in quale categoria inserire la nuova uscita. Redigiamo un bugiardino che applichiamo al volume e che racconterà al lettore posologia e utilità.

I lettori sono entusiasti. Vengono a trovarci da tutta Italia e sono molto soddisfatti dei nostri consigli.

Siamo indietro con le ultime uscite, è vero, ma poter offrire un consiglio attinente e ragionato richiede tempo.

 

Blu, la protagonista del romanzo, nel raccontarsi apre una finestra sul mondo complesso delle librerie, specie sulle catene. Spesso, le commesse sono, appunto, semplicemente delle commesse. Vendere libri è come vendere un qualsiasi altro prodotto. Una realtà che a Blu non piace. Fare la libraria, per lei, è ben altro…

Ho avuto un’esperienza diretta con le catene. Ovviamente, non sono tutte uguali. Alcune possono essere anche peggio di quella raccontata da Blu. Il libro è un prodotto particolare. Una scarpa la guardi, la indossi, provi se ti calza e se ti piace addosso, poi la compri. Un libro non puoi sapere se ti piace o meno dal solo guardarlo, leggere un trafiletto in quarta di copertina.

Lavorando in una catena, a me, commessa, importa di un’unica cosa: vendere. Scalare la classifica mensile delle vendite.

Stavo male a fare così. Mi sentivo come se stessi truffando, in un certo qual modo, i lettori.

Nella nostra libreria, possiamo passare il tempo a parlare di un libro, per poi scoprire che il cliente non lo acquisterà. E va bene così. Anzi, abbiamo allestito anche un piccolo angolo dove poter sfogliare i libri senza nessun obbligo.

Alla scoperta della piccola farmacia letteraria

Si parla sempre più spesso del calo delle letture, specie tra i giovani. Secondo lei, come si può invertire questa tendenza? Ci sono libri che potrebbero stimolare i lettori più giovani?

Va distinto in più fasce il discorso dei giovani. I piccoli leggono. Quelli che non leggono sono gli adolescenti. D’altronde, è una fase. Sono alle prese con così tante questioni e cambiamenti che la lettura diventa, in qualche modo, l’ultimo dei loro pensieri. Poi, però, se li si costringe a leggere i classici, la questione diventa ancora più complicata. Per i classici occorre pazienza. Onde evitare di perdere però gli adolescenti, i contemporanei si rivelano una scelta interessante. After o Percy Jackson possono diventare un modo per tenerli vicini alla lettura, in attesa di superare la fase di disinteressamento. Le letture avventurose sono comunque le più indicate. Anche perché competere con Instagram e altre forme di facile intrattenimento è dura. Quindi, il consiglio è: letture veloci che non danno spazio alle distrazioni.

 

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Blu, in cuor suo, nutre il sogno di scrivere un libro, prima o poi…

Anche io, in cuor mio, nutrivo un sogno simile. Credo che tutti quelli che amano leggere hanno fantasticato sull’ipotesi di scrivere.

Quando ho iniziato a farlo, mi sono resa conto che avevo la storia in testa. Scrivevo la sera, dopo cena, e la storia scorreva. È bello scrivere, sebbene impegnativo.

In un mese e mezzo la storia era già tutta lì, sui fogli. E ci tenevo molto che, oltre a raccontare la nascita della libraria, il romanzo parlasse di amicizia. Nella mia visione, gli amici sono essenziali, sono la rete sociale che ti fa sentire sorretto, specie se hai la famiglia lontana.


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