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Alla scoperta dell’ultimo segreto di Botticelli

Alla scoperta dell’ultimo segreto di BotticelliL’ultimo segreto di Botticelli (Tre60, 2019) di Lisa Laffi, insegnante di Imola già autrice di saggi e racconti storici, è un romanzo che, pur costruito attorno a una storia d’amore, ci parla di arte e storia rinascimentale.

Siamo nel 1526: Luce, una ragazza del popolo, figlia di una levatrice e a rischio di essere accusata di stregoneria per la sua abilità a curare i malati grazie a una vasta conoscenza delle erbe medicinali, viene condotta alla presenza della castellana Bianca Riario Sforza, figlia di Caterina Sforza e sorella del condottiero Giovanni dalle Bande Nere. Luce teme di essere imprigionata, ma scopre invece che la dama è intenzionata a prenderla sotto la sua protezione e a permetterle di approfondire le sue conoscenze, che si riveleranno preziose per curare proprio Giovanni dalle Bande Nere, rimasto ferito nel corso di una battaglia.

Da quel momento Luce si ritrova coinvolta in un vortice di intrighi e vicende sentimentali, mentre Bianca trama per assicurarsi un ruolo nelle inquiete e oscure manovre politiche dell’epoca, come già sua madre, Caterina Sforza, che quasi cinquant’anni prima, mentre Botticelli dipingeva la sua misteriosa Primavera, aveva cercato un modo di unificare parte dei numerosi staterelli italiani in un unico soggetto politico.

Ma cosa si nasconde dietro alle figure allegoriche del celebre quadro, la cui interpretazione presenta ancora oggi dei lati oscuri? Nel suo romanzo, Lisa Laffi ce ne offre una possibile versione, come ci spiega in questa intervista.

 

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Cosa l'ha spinta a decidere di scrivere romanzi storici rispetto ad altre forme narrative?

Attorno ai vent’anni lavoravo come guida alla Rocca Sforzesca di Imola. Conoscevo tutto di Caterina Sforza e dei suoi otto figli ed è venuto naturale scrivere di loro, quando la vita mi ha portato a allontanarmi dalla fortezza sforzesca. Mi sembrava che la scrittura potesse infondere in loro nuova vita e poi sarebbe stato ingiusto chiedere ai miei studenti (oggi faccio l’insegnante alla secondaria di primo grado) di farsi catturare dalla magia della storia e delle lettere senza farlo a mia volta.

 

E come mai ha scelto questi personaggi e questo particolare momento storico?

Sono di Imola e aver lavorato per anni alla Rocca è stato sicuramente d’aiuto perché lì ho “incontrato” i miei personaggi e li ho “visti” camminare nel loro mondo.

Penso, però, che ci sia anche un altro motivo se ho scritto di Giovanni dalle Bande Nere, di Bianca Riario e di Caterina Sforza: hanno avuto vite incredibili, che dovevano assolutamente essere raccontate, ma soprattutto sono uomini e donne che hanno combattuto per ciò che amavano e per gli ideali in cui credevano, stando sempre in prima linea. Non si sono mai piegati e non hanno scelto scorciatoie, decidendo di pagare a volte un prezzo salato per le loro scelte coraggiose.

Alla scoperta dell’ultimo segreto di Botticelli

Il fallimento della Lega di Cognac, di cui si parla nel romanzo, è stata una grande occasione mancata? Giovanni dalle Bande Nere avrebbe potuto davvero unificare l'Italia con quattro secoli d'anticipo e sotto quale sovrano?

Sicuramente è stata un’occasione mancata. A mio avviso, però, perché l’Italia potesse trovare l’unità con quattro secoli d’anticipo sarebbero stati necessari due grandi leader, uno militare e uno politico, un po’ come successe nell’Ottocento con Garibaldi e Cavour. Al tempo della Lega di Cognac l’Italia poteva contare solo su un condottiero carismatico, cioè Giovanni dalle Bande Nere, che riusciva a tenere insieme nelle sue Bande gente di lingua diversa e appartenente a ceti diversi, ma non su un duca o un marchese che avesse l’acume politico e la sensibilità che solo cinquant’anni prima aveva dimostrato Lorenzo de’ Medici.

 

Luce è una donna che va contro le convenzioni della sua epoca, fino a rischiare di essere accusata di stregoneria. Il rischio della caccia alle streghe non sta pericolosamente tornando attuale oggi, mentre l'emancipazione femminile sembra fare tanta paura agli uomini?

Qualche mese fa la mia casa editrice, Tre60, ha pubblicato Donne senza paura, una meravigliosa graphic novel sull’emancipazione femminile, e la giornalista di «IoDonna» Giulia Calligaro ha scritto un articolo con un incipit che mi ha colpito moltissimo.

«Ogni volta che l’umanità avanza, qualcuno ha spostato un po’ più in là il limite della paura. Si è sollevato da quello che era già conosciuto, che si ripeteva uguale da così tanto tempo da parere l’unico modo di procedere, e ha messo dei passi nuovi nel buio. Ha accettato la diversità, l’ignoto, il non calpestato, e l’ha trasformato in luce».

Negli ultimi anni tante donne hanno allargato i confini tracciati da altri e hanno acceso una luce dove prima c’era il buio. Il cambiamento spaventa tutti, uomini e donne, ma più lo si pratica, meno se ne ha paura e si capisce che spesso porta progresso.

Alla scoperta dell’ultimo segreto di Botticelli

La Primavera di Botticelli è un quadro che è stato interpretato in vari modi. Per lei cosa rappresenta?

Per molti La Primavera di Botticelli nasconde un segreto a cui il titolo del mio romanzo allude.

Qualcuno pensa sia il suggello di un patto segreto che mirava a unire Milano, Roma e Firenze sotto un'unica bandiera e che ogni personaggio del dipinto rappresenti per l’appunto una città. Qualcun altro sostiene sia una metafora dell’amore platonico. Infine, c’è chi propende per l’interpretazione storica legata alla committenza dell’opera.

Io non posso dire chiaramente qual è la mia idea: i lettori la comprenderanno solo nelle ultime pagine de L’ultimo segreto di Botticelli, ma posso dire che, a prescindere dall’interpretazione corretta, io penso che il dipinto sia uno strumento meraviglioso di conoscenza, perché ti porta a fare domande e ti insegna che non ci si deve mai limitare alla prima impressione.

 

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Lei è un'insegnante. Cosa pensano i suoi studenti della sua attività letteraria?

Penso che siano orgogliosi. Spesso li vedo partecipare alle mie presentazioni e in quel momento l’orgoglio è reciproco. A volte li coinvolgo, facendo loro leggere brani dei libri che presento, perché siano a loro volta protagonisti della serata.

In generale, comunque, penso che trovino giusto che la loro insegnante scriva, perché è ciò che chiedo e insegno loro. È come se un maestro di sci li invitasse a buttarsi giù da un pendio senza far vedere loro come si fa e senza tenerli per mano. Io li invito a scrivere moltissimo e lo faccio a mia volta per dare il buon esempio e far vedere quanto è bello farlo. Io mi diverto moltissimo quando scrivo e lo stesso capita a molti di loro, lo testimonia il fatto che spesso mi chiedono di fare “laboratorio di scrittura” anche fuori orario.


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