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Alla riscoperta del tempo che abbiamo perduto. “Cronofagia” di Davide Mazzocco

Alla riscoperta del tempo che abbiamo perduto. “Cronofagia” di Davide MazzoccoDopo secoli di progresso e regresso, il mondo che ci siamo costruiti e in cui ci ritroviamo oggi è governato da un capitalismo sfrenato che mercifica e quantifica tutto: dagli oggetti di cui facciamo uso, alle persone, ai luoghi in cui viviamo, fino al tempo. È proprio la dimensione temporale intima dell’uomo, risucchiata giorno per giorno dalle grandi società, a essere oggetto di riflessione da parte di Davide Mazzocco: con questo saggio informativo e ammonitore, l’autore ci fornisce innumerevoli chiavi interpretative per conoscere e valutare consapevolmente l’effetto della cosiddetta Cronofagia (D Editore) del capitalismo.

In questo atto vorace di “mangiarsi” il tempo, il capitalismo fa uso di vari strumenti, primo fra tutti la tecnologia, affascinante specchietto per le allodole che ci attira facendoci perdere di vista chi siamo e cosa realmente desideriamo. Ecco che i social network diventano il luogo virtuale in cui trascorriamo gran parte delle nostre giornate in maniera irrazionale e incontrollata. Siamo immersi in queste piattaforme, dove abbiamo l’illusione di essere a contatto con gli altri, quando invece in rete è solo un io ideale e costruito (un fantoccio) a fare da protagonista.

E che dire della possibilità di avere a nostra disposizione in ogni istante la posta elettronica, oltre che l’accesso al mondo illimitato di conoscenza (e falsa conoscenza) offertoci da internet? Ci sentiamo autorizzati a un ricorso compulsivo al cellulare perché pensiamo potremmo dover leggere un’importante e-mail di lavoro o informarci su un determinato avvenimento ricorrendo alla lettura di articoli online. Dunque diventa possibile essere “a lavoro” anche quando l’orario di lavoro è terminato da un pezzo: l’insaziabile cronofagia del capitalismo si fa strada con forza nella nostra quotidianità, persino mentre ceniamo o mentre guardiamo un film.

 

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Entra qui in gioco una vera e propria dipendenza verso questi dispositivi che ci permettono di avere accesso a tutto: informazioni, relazioni, rapporti di lavoro. Ci sembra di essere padroni della tecnologia, ma invece ne diventiamo schiavi. Anziché usare il nostro tempo libero per vivere, lo pieghiamo ai comodi del capitalismo, che ci spinge a spenderlo e a spremerlo per rimpolpare il suo meccanismo perverso, impiegandone ogni frangente in attività che ci schiavizzano.

Alla riscoperta del tempo che abbiamo perduto. “Cronofagia” di Davide Mazzocco

L’unico baluardo che non possiamo ancora colonizzare è quello del sonno, che viene interpretato da molti come un’inutile perdita di tempo. A questo punto è necessario chiedersi: quale tipo di tempo viene sprecato dormendo? Il tempo della produzione, che non è altro che una sorta di “non-tempo” dell’uomo. Pensiamo di desiderare più tempo libero, ma in realtà, quando lo abbiamo, non sappiamo come gestirlo, ci annoiamo. Se abbiamo mezz’ora libera controlliamo prima Facebook, poi l’e-mail, oppure facciamo qualche acquisto (online o meno): tutte attività che non valorizzano il tempo, ma lo divorano, ampliando i tempi di consumo. S’innesca un circolo vizioso: si lavora molto per guadagnare, e poi quegli stessi soldi vengono impiegati, ad esempio, nell’acquisto di vestiti costosi che nutrono di nuovo il sistema.

Alla riscoperta del tempo che abbiamo perduto. “Cronofagia” di Davide Mazzocco

È una dinamica perversa, che ci vuole schiavi ignari di ciò che ci accade, marionette guidate da poteri che non vediamo. Ci danno l’illusione dell’autonomia e della libertà, ma in realtà influenzano le nostre scelte, le nostre idee, i nostri pensieri. Si ergono a emblema della libertà dalla burocrazia proponendoci velocità, progresso e gratuità, per poi farcire ogni istante della nostra vita in maniera subdola, forzandoci a ‘lavorare’ costantemente per loro. Articoli accattivanti su riviste online, pagine Facebook o foto su Instagram, i giochi e il mondo degli acquisti online sono esche a cui troppo spesso abbocchiamo: il nostro tempo, che non è altro che la nostra vita, è il grande prezzo da pagare.

 

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In Cronofagia Davide Mazzocco denuncia con limpidezza e precisione tutti questi meccanismi, presentando numerosi esempi dettagliati: il suo è un tentativo di aprirci gli occhi per liberarci dalla prigione in cui noi stessi ci siamo ingabbiati. Il giusto tempo non è quello che si spende acquistando oggetti o perdendosi in un mondo virtuale, ma è quello che valorizza pensiero e riflessione, che mette al centro le relazioni vere e che prende in considerazione l’umano. L’invito è di smettere di mercificare il tempo e cominciare a umanizzarlo, accettando la sensazione di vuoto, di debolezza, di noia, di lentezza, di mancanza. Solo contemplando la mancanza, infatti, si può imparare a gustare il tempo e la memoria, invece che a divorarli.


Per la prima foto, copyright: Aron Visuals su Unsplash.

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