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Alla ricerca del sentimento della lingua, con Luca Serianni e Giuseppe Antonelli

Alla ricerca del sentimento della lingua, con Luca Serianni e Giuseppe AntonelliIl sentimento della lingua di Luca Serianni e Giuseppe Antonelli (Il Mulino, 2019) ha la forma di una intervista – frutto di quattro lunghe e piacevoli chiacchierate – del linguista Giuseppe Antonelli a Luca Serianni, storico della lingua italiana, socio dell’Accademia della Crusca e dell’Accademia dei Lincei nonché vicepresidente della Società Dante Alighieri e autore di una delle più diffuse grammatiche scolastiche.

Cosa significa innanzitutto «sentimento della lingua»? Ferdinand de Saussure, linguista e semiologo svizzero, uno dei fondatori della linguistica moderna e in particolare di quella branca conosciuta con il nome di strutturalismo, lo considerava la chiave del rapporto tra lingua individuale e regole della lingua come strumento sociale; quella sensibilità nei confronti della lingua nazionale che Serianni riconduce al concetto di «fedeltà linguistica».

La lingua che usiamo rivela la nostra visione delle cose, il nostro stile di vita, in poche parole la lingua che usiamo ci rappresenta come uomini e come cittadini. In questo libro Serianni torna su alcuni nuclei fondamentali della sua attività di grammatico e di storico soffermandosi su concetti fondamentali attraverso riflessioni appassionate su cosa voglia dire oggi saper parlare e scrivere in maniera corretta in funzione di una corretta espressione di sé e conoscenza dell’altro.

 

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Attraverso la narrazione di esperienze, incontri, ricordi Serianni riesce a trasmettere al lettore le emozioni che lui stesso ha provato nel corso della sua lunga carriera. I capitoli in cui è diviso il saggio riprendono i titoli di alcuni dei libri pubblicati dal professor Serianni, quasi a voler sottolineare il suo percorso umano e professionale e la struttura dà alle pagine un tono confidenziale già anticipato dal sottotitolo. Si tratta infatti di una conversazione resa ancora più interessante dal fatto che i due interlocutori sono un maestro e un «antico» allievo.

Alla ricerca del sentimento della lingua, con Luca Serianni e Giuseppe Antonelli

Come un aedo Serianni racconta gli anni dell’università, la sua attrazione nei confronti della Storia della lingua italiana, gli autori prediletti, l’ammirazione per Dante e Carducci, le letture, l’insegnamento. Con il secondo capitolo, L’ora di italiano, si entra nel vivo della riflessione partendo dall’importanza della scuola come comunità educante, inclusiva e educativa. Fondamentale è l’esercizio della memoria, il potenziamento del lessico e la capacità di riassumere e argomentare per arrivare a un livello adeguato di lingua. E arrivare a questo livello significa padroneggiare il lessico, dominare una sufficiente gittata semantica, maturare la capacità di interpretare e di costruire un periodo complesso, abituarsi a vedere la lingua nello spessore dei suoi usi. Essere insomma capaci di padroneggiare la propria lingua madre.

Tanti altri temi vengono toccati nei capitoli successivi: la norma e l’uso della lingua, i dialetti, i viaggiatori stranieri che hanno lasciato testimonianza – in occasione del grand torur – di una certa immagine della lingua italiana, la poesia, la lingua della scienza, della filosofia, del diritto, dei librettisti ottocenteschi.

Al centro di tutti i discorsi portati avanti attraverso queste conversazioni vi è sempre la «parola», la parola che si evolve, che è frutto dell’immaginazione e del potere creativo dell’uomo che ha saputo creare così un dialogo continuo attraverso il tempo. La lingua non è un organismo statico ma si evolve di continuo «qualche volta in peggio, qualche volta però in meglio». Serianni mostra un forte sentimento di fiducia nei confronti della nostra lingua a fronte dei consueti allarmismi che si ripresentano ciclicamente. La nostra lingua corre dei rischi, ma questi rischi sono arginati dalla potenza della stessa che egli immagina come possa essere nel futuro: una lingua condivisa all’interno della comunità dei parlanti frutto di «un incremento del livello culturale medio», garantita a tutti i «nuovi italiani» ai quali bisogna assicurare tutti i diritti dei nativi, a partire dalla lingua, e che si possa espandere all’estero.

Alla ricerca del sentimento della lingua, con Luca Serianni e Giuseppe Antonelli

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Nel suo discorso così elegantemente argomentato Serianni non impone il suo punto di vista, ma attraverso un ragionamento convincente ci guida in un percorso di presa di coscienza di quanto la nostra lingua sia meravigliosa. Il nostro patrimonio letterario è quanto di più ricco esista al mondo e solo attraverso la sua conoscenza tutti noi possiamo riappropriarci del nostro passato per guardare al futuro con speranza e consapevolezza. Diffondere la padronanza della lingua e della sua storia è un modo per rafforzare il senso di appartenenza a una comunità. L’amore per la conoscenza, lo studio, il sacrificio che Serianni ha sempre dimostrato nel corso della sua carriera di studioso, vengono fuori da queste pagine in maniera vivida attraverso parole piene di speranza e un tono rilassato e dialogante. Il sentimento della lingua è un appassionato omaggio all’italiano, un viaggio di scoperta di una nuova visione della lingua e della vita all’insegna del valore etico della «humanitas» anche attraverso il «recte loqui» ( il «parlar bene») ; una presa di coscienza  che la lingua è un’eredità culturale che ci forgia e costituisce la nostra matrice e il nostro passato, ma soprattutto il nostro futuro.


Per la prima foto, copyright: Ben White su Unsplash.

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