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Alla ricerca del libro del destino con Grégory Samak

Alla ricerca del libro del destino con Grégory SamakIl Libro del destino s’intitola il romanzo d’esordio di Grégory Samak, il direttore di Euronews, pubblicato in Italia da Nord Editrice, nella traduzione di Mara Dompè. Un romanzo dal ritmo serrato che ti incolla alla pagina sin da subito catapultandoti nella vita di Elias Ein, un anziano che ha appena comprato una casa in un piccolo villaggio austriaco. È solo, Elias, anzi, lo era, fino al momento in cui scopre, in una delle stanze della nuova casa, una biblioteca sotterranea e un libro estremamente prezioso, Il Libro del destino.

Il Libro è, a tratti, incomprensibile, codificato, e, certe volte, le sue lettere sono fiammeggianti. Non solo contiene le sorti degli esseri umani, ma ha anche una speciale capacità che sconvolgerà la vita di Elias.

In occasione dell’uscita in Italia del romanzo, abbiamo incontrato Grégory Samak.

 

Come mai ha scelto di cimentarsi nella narrativa?

Racconto storie sin da sempre e lo faccio tutti i giorni. Quando si fa un lavoro come il mio, costretto a stare a contatto con l’attualità nella sua forma più cruda, si sente la necessità di scappare, anzi di uscire da essa. Il posto migliore è la fantasia. Inoltre, sin da bambino mentivo, per cui ho proseguito su questa via, perché, in fondo, il narratore altro non è che un mentitore.

 

Come le è venuta l’idea di questo romanzo, una storia che offre forti emozioni contrastanti inizialmente, per poi svilupparsi in una continua sorpresa? Pur essendo lei a contatto con molti eventi di cronaca, ha scelto comunque di fare un salto nella grande storia.

Non solo sono un gran bugiardo, ma sono anche un ladro. La storia di un libro del destino che contenga le esistenze di tutti gli esseri umani è una storia vecchia, fa parte della storia delle religioni e della tradizione giudaica. Quello che ho fatto è stato attualizzare questa storia antica. Scrivevo, tra l’altro, nel 2012 durante le elezioni, quindi immaginare scenari diversi, sebbene in un passato lontano, è stato quasi immediato.

 

Secondo lei, il destino è stato già scritto o possiamo modificarlo in corso?

Per me, il destino è già stato scritto. In questa prospettiva, la genetica ci spiega come questo agisce nelle nostre vite; la sociologia, dal canto suo, ci spiega le nostre predisposizioni all’interno della società. La scienza è ciò che ci mostra come può un individuo, attraverso la sua volontà, intervenire su alcune leggi e alcuni credi fondamentali. Dal suo canto, la religione è l’unico modo per intervenire nel destino, attraverso la preghiera. Il destino esiste, ma gli si può torcere il braccio.

 

Se dovesse capitargli tra le mani un “libro del destino”, quale sarebbe la prima cosa che farebbe? Agirebbe come Elias?

Decisamente sì, farei esattamente quanto ha fatto Elias, anzi mi spingerei altrettanto fino ai limiti della logica percorrendo il suo stesso cammino.

 

Gandhi sosteneva che bisogna ricordare la storia per non ripetere gli errori. Secondo lei, si può correggere la storia? Se sì, come? La lettura, per esempio, può aiutare?

Concordo con Gandhi, pienamente. Il problema della lettura è dovuto al fatto che i giovani leggono sempre meno, mentre hanno un ampio accesso alla rete. Lì trovano personaggi con idee razziste o aggressive che diventano forze d’attrazione per loro. I loro discorsi sono volti a fare colpo sui giovani e, spesso, funzionano. Serve contrastare questa tendenza, ma non è semplice. Per esempio, Il libro del destino è disponibile anche come ebook, appunto per incontrare il pubblico giovane e presto ne verrà tratto un film. Dimenticare la storia, effettivamente, ci condanna a riviverla di continuo.

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Alla ricerca del libro del destino con Grégory SamakColpisce, nel suo romanzo, la questione dello straniero, presentata in un’accezione estremamente restrittiva. Straniero è persino colui che arriva da un villaggio limitrofo. La questione dello straniero è tristemente attuale. Riuscirà mai la società ad arrivare a un punto di conciliazione per quanto riguarda la diffidenza nei confronti degli stranieri?

Steiner, nel libro Nel castello di Barbablù, ci offre un’ottima lezione riguardo la seconda guerra mondiale. I nazisti erano persone colte. Da qui si evince che la cultura non interviene sull’umanità. Non possiamo affidarci alla cultura, quindi. A peggiorare le cose è l’opinione di Freud, secondo cui l’uomo è istintivamente xenofobo. Non so se riusciremo a superare questo ostacolo e vedere solo esseri umani, senza distinzioni di provenienza geografica.

 

Quali sono le letture, i libri essenziali della vita?

Anzitutto, La metamorfosi di Kafka, che è un capolavoro, e 1984 di Orwell, una lettura sconvolgente. Queste per creare una coscienza politica. Poi, naturalmente, Il libro del destino (sorride).

 

Ha rituali per scrivere?

Scrivo di notte perché ho un lavoro che mi impegna molto, quindi dormo poco per creare gli spazi per la scrittura. Non ho rituali perché non ne ho il tempo. Mi piacerebbe averli, però. Ho un amico, invece, l’autore del libro Formiche, Bernard Werber, lui scrive in una caffetteria, tutti i giorni allo stesso orario.

 

Come si pone di fronte alla scrittura?

Quando scrivo sono come un lettore molto esigente: la storia non deve annoiarmi. Se io non mi annoio quando scrivo e rileggo, non annoierò nemmeno i miei lettori.


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