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Alla periferia degli anni Novanta. “Brother” di David Chariandy

Alla periferia degli anni Novanta. “Brother” di David ChariandyGli anni Novanta sono stati un decennio molto particolare. Alcuni sostengono che siano la diretta conseguenza degli anni Ottanta e altri che invece li giudicano come la risposta adeguata alla positività e all’edonismo che aveva portato il mondo verso il baratro.

Nella musica le tastiere vengono abbandonate in favore di chitarre distorte, i testi non parlano più di divertimento e bella vita, ora si canta di rabbia e di disillusione. Nel mondo la droga, l’eroina non fa più da padrone, si preferisce “sballarsi” con droghe sintetiche. Il cinema trova in Kevin Costner il tipico eroe che non sbaglia mai e che difende i più deboli. Bill Clinton infonde nuova fiducia che non è scalfita neanche durante il Sexgate. In Italia Berlusconi diventa Presidente del consiglio e sarà, nel bene e nel male, l’uomo simbolo di quegli anni.

C’è solo una cosa che non cambia. Nelle periferie delle grandi città, povertà ed emarginazione rimangono e resistono nonostante il passaggio da un decennio all’altro.

 

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David Chariandy è un insegnante e scrittore canadese e Brother (Chiarelettere Edizioni, traduzione di Federica Aceto) è la sua seconda opera dopo che il suo debutto Soucouyant (un’auto pubblicazione), avvenuto nel 2007, lo aveva visto vincitore di vari premi e protagonista di diverse critiche che lo acclamavano come una piacevole scoperta. Nonostante ciò, lo scrittore non si fa sopraffare dal successo e fa passare ben dodici anni prima di pubblicare un nuovo romanzo.

Come nel suo debutto, anche Brother è ambientato in Canada, e più precisamente in una periferia difficile, Scarborough, un sobborgo di Toronto.

Michael e Francis sono due fratelli completamente diversi, uno è sensibile e bisognoso di protezione, l’altro più duro e per tutti ha uno sguardo circospetto. La loro vita va avanti tutti i giorni uguali, un’esistenza trascorsa tra palazzi fatiscenti, musica hip hop e un continuo chiedersi cosa sarebbe successo se la loro vita fosse stata diversa, se fossero nati e cresciuti nei Caraibi (luogo originario della madre), se non fossero stati costretti a parlare un inglese impeccabile, un’educazione fatta di divieti e minacce dietro le quali si nasconde un monito a non sprecare le opportunità che la vita può offrire. E intanto il mondo intorno a loro sta cambiando.

Alla periferia degli anni Novanta. “Brother” di David Chariandy

La violenza, le guerre tra gang, sirene di ambulanze e polizia che irrompono sulla scena improvvisamente, mentre dei bambini stanno giocando, sono alcuni degli elementi che fanno crescere i due fratelli nella consapevolezza che il loro destino è inesorabilmente legato a quell’ambiente.

Anche questi luoghi, nonostante tutto, hanno i loro sogni. I ragazzi cresciuti su queste strade hanno delle aspettative, magari non uguali a quelle dei loro coetanei borghesi, ma sempre desideri che bruciano sotto le loro corazze. Sogni che hanno contorni meno precisi, meno sfumati, aspettative che sono condivise al barbershop dove si riuniscono tutti i ragazzi del quartiere.

Toccante e incisivo il passaggio in cui viene descritta, usando pochissime parole, Scarborough.

Un luogo dove il tempo sembra non passare mai, dove nulla è cambiato e dove nulla cambierà mai.

Alla periferia degli anni Novanta. “Brother” di David Chariandy

Un posto dove vivono persone ordinarie e incredibili, che affrontano la loro quotidianità, ma non per questo sono meno eroiche: la loro storia, le difficoltà quotidiane, e tutta la bellezza e la creatività che emanano nel cercare di superare le circostanze più difficili.

In alcuni passaggi, il romanzo può ricordare Guida per riconoscere i tuoi santi di Dito Montiel come anche le tematiche affrontate da Spike Lee nel film Fa la cosa giusta, ma a Chariandy gli viene perdonato in virtù alla sua prosa limpida, precisa e magnetica. La sua scrittura è vibrante grazie all’uso continuo dei flashback e all’utilizzo di dialoghi e monologhi interiori che danno alla storia un tocco intimo.

 

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David Chariandy si dimostra un autore dotato di una sensibilità fuori dal comune, capace di affrontare una storia di dolore e di perdita e dargli ugualmente bellezza, un autore che ci riporta indietro di trent’anni, dimostrandoci che alla fine non si esce vivi dagli anni Novanta.


Per la prima foto, copyright: Zia Syed su Unsplash.

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