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Alessia Gazzola: «Non mi ritengo una giallista, ma ogni nuovo libro alza la posta»

Alessia Gazzola, Una lunga estate crudelePer parlare dell’ultimo romanzo di Alessia Gazzola, Una lunga estate crudele, nuova puntata delle avventure di Alice Allevi, Longanesi ha invitato un piccolo gruppo di blogger a bere una cioccolata in compagnia dell’autrice in uno dei locali della movida milanese.

Alessia Gazzola, trentatreenne messinese che nella vita fa il medico legale, ha esordito nel 2011 con L’allieva, a cui hanno fatto seguito, a distanza di un anno uno dall’altro, Un segreto non è per sempre, Sindrome da cuore in sospeso (che è un prequel de L’allieva) e Le ossa della principessa, tutti pubblicati da Longanesi.

Di Alice Allevi si è detto che è la Kay Scarpetta italiana, ma in realtà, a parte la professione di medico legale, i due personaggi hanno ben poco in comune. La creatura di Patricia Cornwell è molto metodica e razionale, due qualità che mancano completamente ad Alice, istintiva, spesso disorganizzata e sempre alle prese con i problemi di una confusa vita sentimentale. Il lato “rosa” fa spesso dimenticare che ci troviamo in un istituto di medicina legale, luogo di per sé tutt’altro che allegro, ma non distrae il lettore dalla ricerca della soluzione del mistero su cui si sta indagando, e nella riuscita combinazione dei due elementi sta la bravura della Gazzola.

 

Lei lavora, scrive, ha una bambina di ventuno mesi e aspetta il secondo figlio. Riesce a conciliare tutto?

In realtà non tanto, perché ora mio marito ha ottenuto un posto di lavoro a Novara e dovremo vivere a distanza per chissà quanto tempo. Io sono rimasta a Messina con la bimba, le nonne mi aiutano un po’, ma è comunque difficile gestire tutto.

 

Quanto tempo impiega a scrivere un libro?

Circa sei mesi per la prima stesura, e poi due o tre mesi per la revisione. Per iniziare, devo trovare prima il “caso” da risolvere: dove ambientare la storia, decidere chi ha ucciso chi e perché. Tutto il resto viene dopo, durante la scrittura. Mi devo organizzare con gli aiuti che ho a disposizione, anche perché mia figlia è ancora molto piccola e ha bisogno di me, per cui non mi è possibile seguire orari precisi.

 

Che sensazioni le dona il successo dei suoi libri?

A dire la verità, non percepisco un cambiamento particolare nella mia vita. A volte mi trovo anche in imbarazzo quando mi riconoscono, per esempio. E a Messina, la mia città, non faccio mai presentazioni dei libri, preferisco tenere un basso profilo.

Alessia Gazzola con i blogger

 

Endemol ha acquistato i diritti per realizzare una fiction da L’allieva ad appena quattro mesi di distanza dall’uscita del romanzo, perciò la vedremo presto in tv. Che effetto le fa?

Naturalmente ne sono orgogliosa: ho seguito la sceneggiatura e non mi preoccupano i cambi che hanno fatto su alcuni personaggi per adattare la storia allo schermo. Penso che per la protagonista prenderanno una sconosciuta.

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Alessia GazzolaNon trova un po’ straniante l’idea di vedere il personaggio che ha creato incarnato da una persona reale?

Ma no, a me va bene, mi basta che l’attrice entri nella parte.

 

Quattro anni di attesa sono lunghi. Come li ha vissuti?

Io sono per natura pessimista, quindi ero sempre nella massima incertezza, ma mi hanno rassicurato sul fatto che siamo nella media, e che i tempi di adattamento di un’opera sono questi.

 

Riguardo agli sviluppi sentimentali della vita della protagonista, non pensa che nelle storie “rosa” ci siano un po’ di cliché che si potrebbe provare a modificare? Ad esempio, perché il maschio dev’essere per forza bellissimo, oppure perché in queste vicende si parla sempre di abiti firmati e scarpe costose, anche quando il tenore di vita della protagonista non è tale da permetterle certi acquisti?

Forse, ma devo dire che io cerco di essere il più possibile realista nelle mie storie. Gli uomini da cui Alice è attratta sono “bellissimi” solo ai suoi occhi, perché in realtà hanno comunque dei difetti. E penso che il fatto che lei non si decida mai a scegliere veramente un uomo vada davvero oltre il cliché della storia sentimentale a lieto fine.

 

Che rapporto ha con il suo personaggio? È un suo alter ego?

Assolutamente no. Casomai, una specie di sorella minore, tra l’altro molto immatura.

 

Ha mai pensato di scrivere altro che non siano i romanzi di Alice Allevi?

Certo, ma mi ci dovrei mettere con molto impegno e al momento non credo di farcela.

 

Ha già in mente sviluppi futuri?

Per quanto riguarda la vita di Alice sì, ma per scrivere un altro romanzo devo trovare l’idea thriller attorno a cui costruire la storia.

 

Prima ci ha detto che Messina è una città sonnolenta. Non ne avverte le limitazioni culturali? Ha mai pensato di trasferirsi?

Faccio il medico e scrivo, lavorando in media dieci ore al giorno, e adesso vivo da sola con una bimba piccola. Sinceramente, se anche Messina offrisse maggiori opportunità culturali, io non avrei la possibilità di approfittarne, per cui, almeno per ora, non avverto il problema!

 

La Sicilia le mancherebbe, se decidesse di andare a vivere altrove?

Certo, c’è sempre un rimpianto per quello che lasci, anche se questo non m’impedisce di vedere i difetti della mia terra.

 

Senza voler fare spoiler sulla storia del libro, possiamo dire che qui c’è un personaggio che la fa franca. Pensa che potrebbe riprenderlo in un libro successivo?

No, perché quando finisco una storia io la considero chiusa, compiuta. Non mi ritengo una giallista, ma ogni nuovo libro alza la posta, e deve portarmi a scrivere di più e meglio.

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