Intervista ad Andrea Tomat, Presidente del Comitato di Gestione

Continua a scendere il numero dei lettori – Dati Istat aggiornati

Hai perso la voglia di leggere? 7 modi per farla tornare

Perché scrivere? Le ragioni di George Orwell

Alessia Gazzola e il successo de “L’allieva”, tra libri, tv e uncinetto

Alessia Gazzola e il successo de “L’allieva”, tra libri, tv e uncinettoUn po’ di follia a primavera e tanta emozione questo autunno per Alessia Gazzola, messinese, poco più che trentenne, medico legale per professione e scrittrice affermata per vocazione, una delle donne italiane più rappresentative della narrativa contemporanea di genere.

La sua Alice Allevi, ormai ex specializzanda in medicina legale e investigatrice involontaria ma speciale, è impegnata in questi giorni su due fronti, entrambi esaltanti: le librerie, dove è sbarcata con il suo ultimo caso ‒ Un po’ di follia a primavera (Longanesi) ‒, e in prima serata sugli schermi di Rai Uno con la serie L’allieva, tratta dai suoi precedenti romanzi(lunedì 31 andrà in onda l’ultima puntata), un vero exploit, con una media di circa il 30% di share a puntata, e dove le sue storie prendono vita e i personaggi si svestono di immaginazione per ricoprire i ruoli a loro assegnati nell’interpretazione di Alessandra Mastronardi, Lino Guanciale, Dario Aita, Giselda Volodi, oltre a Martina Stella, perfetta “Ape Regina”, più il “Supremo” Ray Lovelock.

Abbiamo colto l’occasione per chiacchierare un po’ con l’autrice del momento e dell’esperienza che sta vivendo:

 

Quanto è difficile mantenere coerente, progressiva e lineare la story line di un personaggio, allo stesso tempo conservando o addirittura accrescendo l’attenzione dei lettori?

Dal mio punto di vista è stato abbastanza difficile. Originariamente il personaggio di Alice era, pur non essendo autobiografico, molto simile a me: avevamo la stessa età ed entrambe eravamo specializzande in medicina legale. Quindi, sebbene non fosse il mio alter ego in senso stretto, lo sentivo comunque molto vicino, anche per via delle letture che facevo allora e che mi hanno, in un certo senso, influenzata (penso a Sophie Kinsella) e che Alice, almeno all’inizio, ha ereditato.

Crescendo ‒ di mezzo ci sono stati altri cinque libri ‒, io sono cambiata, è cambiata la mia vita, sono cambiati i miei gusti da lettrice. Mi sono distanziata molto dal personaggio. Continuare a darle una coerenza narrativa è stato perciò molto complicato, perché non potevo farla cambiare in modo innaturale. Volevo che continuasse a essere un personaggio molto fresco, ironico, maldestro, a suo modo riflessivo, ma volevo che questa maturazione fosse progressiva e non drastica, che l’accompagnasse con coerenza sia sul piano lavorativo che sentimentale. Perciò, per rispondere alla domanda: mantenere autentica la story line del personaggio di Alice nel tempo è stato certamente difficile ma ritengo, tutto sommato, di esserci riuscita: alcune cose di fondo le ho mantenute ‒ lei è sempre goffa, imprudente, intempestiva nelle sue scelte e nella condotta professionale ‒ però ha acquisito una certa maturità che si può definire naturale, visto che sono trascorsi otto anni nello svolgimento della storia, e che sono otto anni centrali nella vita di una persona.

 

LEGGI ANCHE – Alessia Gazzola: «Non mi ritengo una giallista, ma ogni nuovo libro alza la posta»

 

I suoi libri sono da poco sbarcati sul piccolo schermo: vorrei, a questo proposito, farle due domande. La prima è: vede questo passaggio da un mezzo di comunicazione all’altro come il coronamento della sua attività di scrittrice? Glielo chiedo perché, talvolta, parlando con alcuni giovani, aspiranti scrittori, ho l’impressione che in realtà tengano alle trasposizioni (televisive o cinematografiche) più che alla scrittura narrativa in quanto tale, confondendo anche stilisticamente i due codici. Lei che ne pensa?

Quando ho iniziato a scrivere a tutto pensavo fuorché a essere pubblicata. Figuriamoci poi ad avere addirittura una trasposizione televisiva! Sono sempre stata una persona fondamentalmente pessimista e con bassa autostima, ragion per cui, soprattutto nelle fasi iniziali, a quegli aspetti non pensavo proprio. Ma dopo la pubblicazione de L’allieva (quindi parliamo del gennaio 2011) la Endemol si è fatta subito viva. Solo allora mi sono resa conto del potenziale che ci poteva essere per la serie. A quel punto, è chiaro, ho iniziato a sognare. Non saprei dire, però, se è un coronamento, anche perché per ogni cosa esiste un pro e un contro; senz’altro la giudico una grandissima opportunità di vedere le proprie storie con un’altra chiave, un altro linguaggio, un altro punto di vista.

Alessia Gazzola e il successo de “L’allieva”, tra libri, tv e uncinetto

L’ultimo libro, invece, è stato scritto contestualmente alla lavorazione della serie tv, quando ormai i personaggi avevano già un volto, avevo visto alcune scene già girate, e questo sì… un po’ mi ha dato una prospettiva diversa, il linguaggio visivo è molto forte e quindi confesso che ormai per me Alice ha il volto di Alessandra Mastronardi e Claudio è Lino Guanciale. Quindi un condizionamento minimo c’è stato, anche perché ho partecipato in prima persona alla stesura delle sceneggiature, ovvero ho toccato con mano i meccanismi di un codice senz’altro diverso da quello della scrittura narrativa ma che è anche utile per arricchire la stessa, come la gestione del ritmo, la descrizione delle scene, la costruzione dei dialoghi…

 

Anche se in parte ha già risposto, la seconda domanda è questa: cosa pensa della scelta degli attori che impersonano i suoi personaggi? A che distanza (o vicinanza) li colloca rispetto al suo immaginario?

I due personaggi principali (Alessandra Mastronardi e Lino Guanciale nei ruoli, rispettivamente, di Alice e Claudio, n.d.r.) sono assolutamente perfetti. Sono stata felicissima quando ho visto i provini, li ho amati alla follia sin da subito. Onestamente non avrei potuto chiedere di meglio.

Gli altri, ognuno a proprio modo, sono stati capaci di cucirsi addosso il personaggio che interpretano nel miglior modo possibile. Tutti gli interpreti sono stati capaci di trasmettere credibilità ed emozione, al di là di quello che è il cosiddetto physique du rôle.

[I servizi di Sul Romanzo Agenzia Letteraria: Editoriali, Web ed Eventi.

Iscriviti alla nostra newsletter

Seguici su Facebook, Twitter, Google+, Pinterest e YouTube]

Come detto, però, non c’è solo la tv. I libri, per fortuna, ci sono ancora e l’ultimo, Un po’ di follia a primavera, mette alla prova la dottoressa Allevi con la morte di Ruggero D'Armento, acclamato psichiatra e, soprattutto, vecchia conoscenza di Alice, proprio nel bel mezzo di una primavera romana che sembra portare con sé piacevoli ventate di follia sentimentale, in virtù delle quali la nostra ha fatto, forse, finalmente la scelta da impresa impossibile tra Claudio Conforti e Arthur. Forse… Perché da Alice c’è da aspettarsi di tutto, sia nell’inseguire casi disseminati di trappole ed enigmi che nel seguire i palpiti del proprio cuore. Ma sempre con quel suo peculiare sense of humor, brillantezza, vivacità, e sì, anche con la sua goffaggine, che non solo fanno di Alice e della scrittura che la plasma un tutt’uno omogeneo, un amalgama fragrante cui è impossibile resistere, ma la rendono talmente vivida e naturale da far dimenticare al lettore che è un personaggio letterario, tanto simile è alla donna moderna: intelligente, frizzante, ma anche romantica.

Alessia Gazzola e il successo de “L’allieva”, tra libri, tv e uncinetto

Restiamo su Un po’ di follia a primavera… La trama fa ben sperare per la vita privata di Alice. È una svolta, un regalo dell’autrice alla sua eroina o un depistaggio?

Un regalo. Assolutamente. Nel senso che, per un po’ di tempo, in una sorta di furia iconoclastica, e dopo cinque anni dedicati ad Alice tra libri e serie televisiva, avevo deciso di abbandonare questo personaggio, e infatti ho scritto anche altro (Non è la fine del mondo, Feltrinelli, 2016, n.d.r). Poi mi sono imbattuta di nuovo in Alice, e dopo una prima fase in cui mi sentivo un po’ stranita, in realtà mi sono divertita da matti a scrivere ancora di lei, in modo molto libero, senza alcuna aspettativa, solo per me. Allora ho capito che la storia di Alice non era finita. Ho voluto dare però un finale aperto, con un’esca per un libro successivo, che non so se ci sarà. Anzi sì: un prossimo ci sarà, perché sto già iniziando a impostarlo anche se materialmente non ho ancora incominciato a scrivere…

 

LEGGI ANCHE – Alessia Gazzola ci spiega perché “Non è la fine del mondo”

 

Come sceglie, invece, i “casi” di cui si occupa Alice? Per esempio, che cosa può dirci dell’ultimo romanzo,Un po’ di follia a primavera?

Parto sempre da una suggestione che mi sembra, sotto il profilo narrativo, interessante. Ad esempio: in Un segreto non è per sempre, lo spunto era il plagio; in Le ossa della principessa c’era l’idea dell’archeologia; in Una lunga estate crudele l’idea di partenza era quella del mondo del teatro shakespeariano. In Un po’ di follia a primavera la folgorazione è venuta dalla psichiatria, in particolare dal rapporto ambivalente che può nascere tra terapeuta e paziente, e che può essere attraversato da momenti critici e zone d’ombra. Zone d’ombra che trovavo molto affascinanti da un punto di vista narrativo e che dunque offrivano dei margini per farne una storia avvincente. Intorno a questo spunto ho poi costruito tutta la trama. Un po’ come un lavoro all’uncinetto: si parte sempre dal primo punto e poi man mano se ne aggiungono altri fino a lavoro finito.

Alessia Gazzola e il successo de “L’allieva”, tra libri, tv e uncinetto

Come sceglie le citazioni che mette in apertura di ogni capitolo del libro?

A volte vengono scelte prima ancora di iniziare il capitolo, sapendo già di cosa tratterà. E quindi mi vengono in mente il verso di una canzone piuttosto che di una poesia o un modo di dire… Altre volte viene in seguito, e solo dopo aver scritto il capitolo collego la citazione. Devo dire che in molti casi me le appunto: citazioni, frasi, versi, intendo… soprattutto se non appartengono al repertorio di canzoni o poesie che amo e quindi conosco a memoria e di conseguenza possono venire istintive. Magari li trovo su Facebook o su Twitter, mi piacciono e le annoto; alla fine ho realizzato una sorta di database dal quale attingere, e spesso mi rendo conto che una citazione captata due anni fa torna utile per il capitolo che sto scrivendo.

 

E dunque anche noi vogliamo terminare con una citazione di Calvino: «Leggere è andare incontro a qualcosa che sta per essere e ancora nessuno sa cosa sarà». Ovvero ciò che sembra rappresentare il momento di Alessia Gazzola: un talento che ha superato la promessa, ma chi può dire cosa ci sarà ancora in serbo per lei, per Alice e per i lettori?


Leggi tutte le nostre interviste a scrittori.

Il tuo voto: Nessuno Media: 4.8 (4 voti)
Tag:

Commenti

Invia nuovo commento

Image CAPTCHA
Se il codice inserito non è corretto, viene segnalato un errore (box rosso). Se il codice inserito è corretto e il tuo commento viene segnalato lo stesso come spam non ti preoccupare, non riscriverlo; la redazione lo pubblicherà al più presto.

Il Blog

Il blog Sul Romanzo nasce nell’aprile del 2009 e nell’ottobre del medesimo anno diventa collettivo. Decine i collaboratori da tutta Italia. Numerose le iniziative e le partecipazioni a eventi culturali. Un progetto che crede nella forza delle parole e della letteratura. Uno sguardo continuo sul mondo contemporaneo dell’editoria e sulla qualità letteraria, la convinzione che la lettura sia un modo per sentirsi anzitutto cittadini liberi di scegliere con maggior consapevolezza.

La Webzine

La webzine Sul Romanzo nasce all’inizio del 2010, fra tante telefonate, mail e folli progetti, solo in parte finora realizzati. Scrivono oggi nella rivista alcune delle migliori penne del blog, donando una vista ampia e profonda a temi di letteratura, editoria e scrittura. Sono affrontati anche altri aspetti della cultura in generale, con un occhio critico verso la società contemporanea. Per ora la webzine rimane nei bit informatici, l’obiettivo è migliorarla prima di ulteriori sviluppi.

L’agenzia letteraria

L’agenzia letteraria Sul Romanzo nasce nel dicembre del 2010 per fornire a privati e aziende numerosi servizi, divisi in tre sezioni: editoria, web ed eventi. Un team di professionisti del settore che affianca studi ed esperienze strutturate nel tempo, in grado di garantire qualità e prezzi vantaggiosi nel mercato. Un ponte fra autori, case editrici e lettori, perché la strada del successo d’un libro si scrive in primo luogo con una strategia di percorso, come la scelta di affidarsi agli addetti ai lavori.