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Al Festival Filosofia Massimo Cacciari ci introduce il lavoro dello spirito

Al Festival Filosofia Massimo Cacciari ci introduce il lavoro dello spiritoNonostante tutte le contingenze della situazione pandemica, anche quest’anno il “Festival Filosofia” di Modena, Carpi e Sassuolo ha aperto i lavori il 18-19-20 settembre. La tematica del Festival 2020 è stata “Macchine”, ovvero come la rivoluzione tecno-scientifica degli ultimi decenni ha influenzato e continua a influenzare la realtà sociale odierna. Questo tema però, nel corso dei i vari interventi, ha assunto declinazioni e pieghe differenti, talché sarebbero tutte da approfondire con una serie di discussioni con-filosofiche; tuttavia, a nostro parere, v’è stata una lezione magistrale che merita particolare attenzione, ossia quella di Massimo Cacciari a Sassuolo (con diretta streaming a Carpi – ciò per elogiare gli organizzatori del Festival che ne hanno permesso la fruizione in presenza e a distanza) sul “lavoro dello spirito”.

La lezione del professore ha mosso i primi passi dalla definizione di macchina: essa è una forma mentis e il nostro mondo, quello che ci circonda, è pura razionalizzazione tant’è che tutte le forme della nostra vita tendono a essere regolate per evitare il caso e la contingenza. La macchina è un’idea, è intellettualizzazione e regolamentazione. Cacciari continua che, se tutto è regolamentato, allora viene anche progettato: occorre un intelletto che progetti le macchine e che, però, non è legato all’idea umanistica di kultur, elemento passivo e non effettuale, ma, al contrario, è unito al sapere pratico, alla praxis che agisce.

 

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È dunque evidente come il sapere scientifico sia legato al sapere pratico e, se definiamo detto sapere “scienza”, la filosofia è la “co-scienza” di questa scienza, è il lavoro dello spirito che non può essere dipendente e asservito. Codesto lavoro è il modello e il paradigma di un lavoro libero che può permettere il raggiungimento della “eudamonia”, dello “eu zen”, ossia del vivere felicemente. Il concetto insito nel termine latino “labor”, prosegue Massimo Cacciari, è uno stato di caduta; al contrario, il lavoro dello spirito presenta una dinamica ascensionale verso lo Spirito che ci permette di comprendere le leggi dell’accadere umano. Alla base di tutto ciò vi è l’Idea: è essa a muovere tutto e questa è la personale interpretazione data dal professore circa l’idealismo. Esso è la corrente filosofica che pone alla base del movimento pratico l’idea: è la teoria che si lega alla praxis.

Al Festival Filosofia Massimo Cacciari ci introduce il lavoro dello spirito

La scienza moderna nasce dal concetto dell’incondizionato in quanto il sapere scientifico non può essere condizionato da qualcosa, deve essere “libero di” agire e realizzare. Nel sistema delle scienze moderne mancava però la dimensione politica poiché si ragionava, prosegue il professore, come se esso avesse dovuto produrre un sistema della “libertà da” ogni forma di lavoro alienato, condizionato e dipendente: la dimensione politica sarebbe discesa da questo sistema – si guardi, a titolo esemplificativo, alle monarchie illuminate. L’idea che la scienza liberi dal lavoro servile è soltanto un’illusione: la forte partecipazione politica al sistema delle scienze – ovvero l’insieme delle idee che progettano il lavoro pratico – pone in auge la necessità che la prima, per funzionare, avesse dovuto conciliare libertà e contraddizione della libertà, ossia scienza e sistema economico. Cacciari asserisce poi che, se il lavoro dello spirito diviene coatto, perisce ma perché possa agire l’entrata nel mondo economico risulta necessaria. Ivi nasce la contraddizione: l’incondizionatezza della scienza deve essere mantenuta ma inserita in un sistema che condiziona come quello economico. Nell’idealismo il sistema della scienza diventava sistema della libertà poiché era lo Spirito ad animare il mondo materiale; se si vuole che sia così, afferma Cacciari, vi deve essere un passaggio politico, un’altra forma di lavoro dello spirito che diciamo, appunto, Politica.

 

Al Festival Filosofia Massimo Cacciari ci introduce il lavoro dello spirito

 

La Politica deve essere Beruf, ossia professione calata in un preciso contesto, in un’organizzazione pianificata secondo i principi che informano scienza ed economia, affinché essa sia potente. La Politica deve condurre verso un fine attraverso un percorso che sia possibile, razionalmente orientato: senza la razionalità non vi è potenza e se la Politica è impotente di fronte alla scienza e all’economia che si co-integrano, allora essa viene inglobata, diviene semplice schiava e complice impotente delle altre due discipline. Nella co-integrazione tra economia e scienza è la prima a dominare e ad assorbire la seconda nella sua ottica: il sistema economico ha altri fini rispetto alla libertà degli uomini, sicché il sistema della scienza perde di vista il suo fine originario. La Politica potrebbe mettere a frutto il produttivo per eccellenza, ovvero la Scienza, per generare il sistema della libertà inteso come liberazione da ogni forma di coazione e di lavoro necessario; la libertà consiste nel tempo attivo, nel poter fare espressione della propria creatività ed è altra rispetto a quello cui siamo condotti grazie alla scienza moderna, ovvero una libertà coatta che dura due giorni ogni settimana e che viene intesa soltanto come non-lavoro piuttosto che vera libertà.

Il politico, conclude Cacciari, senza la scienza amministra soltanto i voleri dell’economia. L’obiettivo sarà quello di giungere a un Sapere che liberi, che affermi il nostro essere uomini affinché ciò che ciascuno compie attivamente lo senta come attività dello spirito e non coazione a ripetere un’attività pratica coatta.         La Politica, insieme con la Scienza, in questo modo riuscirà a dominare l’Economia che dovrà piegarsi al fine politico-scientifico della creazione di un Sistema della Libertà.

 

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La lezione del prof. Cacciari si è dimostrata, come si è potuto notare, particolarmente utopica ma, a un tempo, egli ha mostrato la sua forte credenza nella possibilità della realizzazione di un piano siffatto. A questo punto, però, vogliamo chiederci se effettivamente il demos sia pronto per una rivoluzione di questo tipo, se, forse, la pretesa di un lavoro dello spirito cui tutti possono attendere sia una pretesa troppo filosofico-intellettualistica che solo in pochi vorrebbero accettare. Al di là di questi limiti – se così si possono definire e se, lo ripetiamo, sono essi fattualmente presenti – il Festival Filosofia e, nello specifico, questa lezione sono risultati essere topoi di un dibattito fecondo su una tematica a noi sempre più cara: il ruolo della macchina e della scienza nel mondo contemporaneo ipertecnologizzato.


Per la prima foto, copyright: Jacek Dylag su Unsplash.

Per la seconda foto, la fonte è qui.

Per la terza foto, copyright: Photos Hobby su Unsplash.

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