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Agenzie letterarie: sei uno scrittore e vuoi un agente letterario? Pensaci bene prima di…

Agenzie letterarie: sei uno scrittore e vuoi un agente letterario? Pensaci bene prima di… Come trovare un agente letterario? L’universo dei contratti editoriali delle case editrici si è frammentato negli anni, i miei colleghi agenti letterari che operano nel settore dagli anni Novanta, o prima, mi hanno spesso raccontato di come le tavole della passerella contrattuale sono diventate sempre più imporrate negli ultimi tempi. I cavilli aumentano al pari delle insidie.

Affidarsi ai servizi di un agente letterario supplisce alla mancanza di preparazione sui diritti d’autore e sui rapporti fra scrittore e casa editrice. Non è meramente una questione economica, bensì una strategia cosciente che permette di non preoccuparsi troppo di argomenti che potrebbero un giorno portare problemi non irrilevanti confidando soltanto sulle proprie forze. Se cresce il numero degli scrittori che cerca le tutele di un agente letterario è soprattutto per tali motivi.

 

Oggi vorrei tentare di spiegare che cosa accade in un’agenzia letteraria e quale clima si respira nell’editoria da qualche tempo. È vero che esistono 10 modi per farsi odiare dalle agenzie letterarie, ma è anche vero che ci sono molti modi per odiare gli editor delle case editrici. E fra case editrici e autori vi sono gli agenti letterari che si trovano a dover motivare momenti di stallo, mezze frasi che non risolvono le situazioni, fasi critiche che vanno filtrate. Mi sembra già di sentire qualcuno dire: «Un agente mi deve dire tutto, tutto alla lettera, tutto ciò che l’editor ha detto!» Abbandoniamo per qualche minuto l’ingenuità, se così fosse, se così l’agente facesse, inizierebbe nella stragrande maggioranza dei casi una serie di mail e telefonate fra agente letterario e autore che impegnerebbe tempo senza sovente giungere a una soluzione costruttiva.

 

Esempio.  

Editor: «Morgan, guarda il file, sono d’accordo con te sulle parti colorate di verde, ma quelle gialle fanno schifo, e quando dico schifo sono gentile, e infatti ho visto che le hai segnate come dubbie, ma vanno tolte e basta!»

Agente: «Lo immaginavo, va bene».

Qualche minuto dopo.

Agente: «L’editor mi ha detto che quelle parti gialle fanno schifo, vanno tolte e basta…»

Aspirante scrittore: «Perché?»

Agente: «Non perdiamo tempo sui perché, non serve a far cambiare idea all’editor, è così, punto, andiamo avanti.»

Aspirante scrittore: «No, Morgan, io voglio che tu mi dica il perché!»

 

E iniziano minuti, tanti minuti, nei quali si perde un sacco di tempo quando va bene, a volte si rischiano incomprensioni e discussioni, perché tu che stai leggendo, se scrivi, se hai un inedito in corso d’opera con un agente o una casa editrice, forse pensi che ragioni diversamente, forse ti dici con una certa sicurezza che se ti capitasse una situazione simile non saresti un rompiscatole, non reagiresti male, e invece ti garantisco che la probabilità che un dialogo possa degenerare è alta, perché tu credi di avere scritto un’opera che va un po’ modificata, ma di certo non sopporti che vi siano tagli, i tagli ti innervosiscono (“su questa parte ci ho lavorato mesi”, “eh no, qui c’è la chiave per capire poi la ragione…”, “ma cavolo, qui c’è il mio stile, la mia anima…”)

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Diciamocelo con chiarezza: l’ego di un aspirante scrittore è sconfinato, ha fame di successo, vuole firmare le copie nelle librerie, vuole riempire i teatri leggendo parti della sua opera, desidera vincere lo Strega o il Campiello. Questa è la realtà nel 99% dei casi e a ciò un agente letterario deve pensare prima di rivelare tutte le informazioni ricevute da un editor d’una casa editrice. Fomentare quei desideri dell’ego può essere catastrofico nel rapporto fra aspirante scrittore e agenzia letteraria.

 

Un tempo avevo adottato una modalità bonaria che ritenevo costruttiva, raccontare all’aspirante scrittore gli eventi nel dettaglio, motivare ogni scelta nei particolari. Ho imparato che non funziona, anzi il più delle volte è deleterio. Così si diventa più taciturni, più silenziosi, che, a ragion veduta, è un’ottima lezione di umiltà per l’aspirante scrittore. C’è chi sbotta, chi si innervosisce, chi mi definisce latitante, chi mi insulta, chi chiude il rapporto professionale. Ora forse ti sembrerà strano quanto ti sto per dire: persone così è meglio perderle, meglio capire con chi si ha a che fare, meglio educare subito l’ansia e l’impazienza altrui, perché?

 

Perché verranno momenti non facili, quando non ci saranno pubblicità al libro in televisione (l’autore pensa che vi sia sempre un lancio mondiale del suo libro con le breaking news sulla CNN), quando ci saranno pochi o nessun articolo sui giornali (l’autore pensa di finire il giorno dopo la pubblicazione sul Corriere della Sera con paginone dedicato al suo libro), quando la distribuzione del libro sarà lenta (l’autore pensa di andare subito alla libreria Feltrinelli della sua città e trovare la vetrina colma con il suo nome e cognome), quando non sarà invitato al Salone del Libro di Torino o al Festivaletteratura di Mantova (l’autore pensa di viaggiare su aerei di prima classe per andare a parlare con il pubblico francese al Salon du Livre a Parigi e con il pubblico tedesco alla fiera internazionale del libro di Francoforte). E le reazioni potrebbero essere esplosive, con gravi conseguenze per tutti gli attori coinvolti.

 

Ho fatto negli ultimi mesi una piccola indagine con alcuni colleghi agenti letterari stranieri, premessa: da un lato, c’è il numero consistente di titoli pubblicati ogni anno in molte nazioni, ed è in crescita, dall’altro lato, c’è il numero di persone che mandano inediti agli agenti letterari e alle case editrici. Concentrati sul secondo aspetto. L’Italia è uno dei Paesi nei quali l’invio è massiccio, un popolo di aspiranti scrittori come spesso si dice. Una piccola agenzia letteraria come la mia in Gran Bretagna o in Francia riceve due tre inediti alla settimana, Sul Romanzo Agenzia Letteraria li riceve in un giorno. Un dato significativo. Un dato che deve fare riflettere su come un agente letterario è tenuto a comportarsi per non trovarsi problemi con narcisi della letteratura e per evitare di perdere di continuo tempo con chi non vorrebbe mai eseguire tagli su un inedito.

 

Mi ha fatto molto piacere un incontro alcune settimane fa con una scrittrice che rappresento. Ci siamo presi un caffè.

«Sono contenta oggi, lo sai?»

«Perché?»

«Perché credo di avere capito la lezione che mi stai dando dal febbraio 2011…»

«A cosa ti riferisci? Due anni e mezzo per capire una lezione non è male…», e sorrido.

«Mi hai fatto capire che mi devo dare una calmata, che era meglio incazzarmi con te che rischiare di fare una figuraccia di fronte ai miei lettori, sono una cazzara, e anche una che può risultare molto strafottente, tu me lo hai fatto capire e ti ringrazio!»

«Se ho aspettato a stringere i tempi con la casa editrice, è per questo motivo e mi piace che tu l’abbia finalmente capito, perché, mettitelo bene nella testa, non sono responsabile del tuo quoziente intellettivo, ma se là fuori fai figure di merda con i lettori e con la casa editrice, non ci rimetti solo tu, ma anche la mia agenzia come puoi intuire».

 

Quando interagisco con un aspirante scrittore o con uno scrittore con qualche pubblicazione alle spalle, ho capito che contano due cose: il lato umano e il lato professionale. Devono andare di pari passo perché nei momenti critici bisognerà capirsi senza drammi, senza tensioni che potevano essere previste molto tempo prima. E mi sono promesso da tempo che non bisogna avere fretta nell’editoria. Ci sono scrittori che si sono bruciati dopo un solo libro pubblicato, perché l’agente ha tentato il colpaccio con una persona ancora immatura sui temi editoriali oppure perché lo scrittore non è stato educato dal suo agente all’umiltà. Sono certo che vi sono agenti in questo momento che stanno sorridendo, perché esistono colleghi molto disinteressati al lato umano, che considerano le mie affermazioni ridicole, eppure io sono sempre più convinto che questa sia la strada giusta per costruire nel lungo periodo un progetto di collaborazione proficuo fra le parti interessate.

 

Vorrei prendermi ancora in futuro del tempo per raccontarvi i rapporti fra scrittori, agenti letterari e case editrici. Credo che possa essere utile a chi sta cercando un’agenzia letteraria. Perché il nodo è sempre: come trovare l'agente letterario giusto?

 

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Commenti

Solitamente l'agente non riporta dialoghi sull'editing. Quello è diretto fra autore ed editore, altrimenti sarebbe impossibile lavorare. L'agente si occupa della parte burocratica, legale, contrattuale.

Irene, dipende dalla casa editrice. Ci sono editor che vogliono un rapporto diretto con l'autore ed editor che non vogliono assolutamente relazionarsi con lo scrittore, se non per poche e calibrate cose.

Un articolo molto interessante che affronta un tema complesso e difficile.

Mi sono convinto in ogni caso che la questione posta da Irene e la relativa considerazione di Morgan siano cruciali.

Morgan, anche se può essere chiaro per molti, sarebbe bello se potessi parlarci delle funzioni e dei compiti dell'editor...

Buongiorno,
davvero interessante l'articolo e riporta fatti che credo accadano con frequenza. Ho avuto modo di parlare con persone come me che sono sconosciute nel panorama letterario, che si sono appena affacciate o che ci stanno provando e che credono che il loro libro sia stato incompreso. Non che magari é un'emerita schifezza. Ma che semplicemente le case editrici pubblicano solo tramite conoscenze e così fanno pure le agenzie letterarie. Seppur credo che in parte ci sia un fondo di verità un buon libro rimane tale. Ma sta anche all'autore credere in se stesso, promuoversi ma sopprattutto accettare critiche e decidere di cambiare parti della propria opera, effettuare tagli.
Insomma sono fermamente convinta che un buon lavoro merita un'occasione da persone serie ma l'impegno deve essere reciproco.
Emanuela
[www.emanuelabertello.it]

Sto cercando a chi e come mandare un manoscritto e ho trovato l'articolo interessante. Detto questo, credo di essere uno strano animale d'autore esordiente visto che ho già fatto correggere il testo (cosa che non esclude l'ovvio lavoro di un editor), sono allergica ai concorsi e alle convention e non ho alcun piacere a leggere a voce alta i miei scritti

Consiglio vivamente Ali Agenzia Lett fra le più importanti.
E per informarsi sull'argomento dare un'occhiata al sito di veronicatommasini.wordpress.com
Quello che è "Narrato" qui è narrato appunto, non ha alcun fondamento. E' la presa di posizione di qualcuno che a mio parere ha sbagliato mestiere.

Grazie per il commento.
Quanto scrivo non ha alcun fondamento? Bene. Ci racconti lei quali sono allora i fondamenti. Grazie.

Il brano appena letto mi ha dato l'impressione di avere a che fare con una persona seria e comèpetente. Non sono un aspirante scrittore, ho pubblicato con un'importante C.E. e ho scritto diversi saggi uno dei quali per una delle più importanti C.E. che pubblica solo saggi. Mi sono però convinto che la figura dell'Agente Letterario sia oggi una figura indispensabile per vari motivi, almeno tutti quelli illustrati nel brano.. Tutti i miei lavori sono stati richiesti da 11 delle 13 Università americane dell''Ivy league senza che né io né l'editore avessimo fatto qualcosa per renderli noti in America. A dire la verità l'Editore ha fatto pochissimo per renderli noti anche in Italia. Ho ricevuto comunque molti premi letterari. Ciò che io cerco da un Agente oltre ciò che ho detto sarebbe una mediazione per una fattiva collaborazione tra C.E. e autore. Sono anche perfettamente consapevole di non saper e volere scrivere best sellers, ma di volere essere più letto.

Per me l'agente letterario dovrebbe favorire il rapporto tra autore ed editore e promuoverlo, sostituire l'autore nelle fasi burocratiche del rapporto stesso, rappresentarlo nella contrattazione. Che poi l'editore introduca in tale rapporto la figura dell'editor - che per giustificare la sua presenza debba "correggere" a ogni costo- mi lascia perplesso.
Se scrivo una cazzata, dimmi subito di no e non suggerirmi tagli, aggiunte e modifiche, caro editor, altrimenti gli autori diventiamo due. Penso che l'agente letterario, prima di proporre un lavoro all'editore, debba leggerlo, valutarlo e se è il caso rifiutarlo senza delegare terzi alla dolorosa mansione; può pure suggerire delle piccole modifiche nel rispetto assoluto del contenuto. Se un editor è chiamato a intervenire, limiti il suo intervento e rapporto con l'editore nella cui struttura opera, nell'anonimato più assoluto, non diventi il quarto uomo nella partita, che va giocata tra agente ed editore.

E' stato divertente leggere ciò che scrive un Agente Letterario dei suoi autori, dei futuri suoi autori e di quelli che non saranno mai suoi autori. Io sono una di quelle scrittrici che ha alle spalle diverse pubblicazioni con case editrici importanti. Dopo aver finito un romanzo (per i saggi ho tutto un altro procedimento) lo chiudo in un mobile del mio studio e non lo rileggo per molto tempo, mesi o anni. Lo rileggo e lo riscrivo di nuovo. Dopo averlo riletto mi domando: - Come? Io ho scritto tutto questo? A parte qualche pagina fa schifo. Eppure ho firmato tante copie e ho una ottima rassegna stampa oltre all'amicizia di imponenti personaggi della letteratura. Ma non scrivo best seller e credo ( con una sola eccezione) che i miei libri non saranno mai best seller. Comunque proprio in questo momento mi rendo conto che un Agente Letterario oggi, è indispensabile. Che fare? Spero in una risposta, cordiali saluti,
Giovanna Querci Favini

buon giorno e scusa la miaignoranza.hò scritto libro su vita nei boschi vissuta veramente per 15 anni il libro è pronto ma come e a chi devo farlo vedere .sono uno scultore e scrivo da 17 anni tutti i giorni,ho bisogno che qualche umano legga e mi aiuti per lanciarlo buon giorno e grazie mio cell 333 2113494 buona vita sotto puttin franco scultore articoli giornali

ma alla fine della fiera si può avere un riferimento certo? mi riferisco a dei nominativi o blog di agenti letterari a cui potersi rivolgere. Sono una scrittrice (forse ) esordiente. Grazie

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